“I tesori nascosti” di Vittorio Sgarbi in mostra a Catania

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I tesori nascosti di Vittorio Sgarbi in mostra a Catania

SgarbiIl Castello Ursino di Catania è la splendida cornice della mostra Da Giotto a De Chirico. I tesori nascosti curata da Vittorio Sgarbi, che sarà visitabile fino al 20 maggio del 2018.

La particolare esposizione è un progetto di Contemplazioni, con il patrocinio del Comune di Catania, promossa da Fenice Company Ideas e dalla Fondazione Cavallini Sgarbi, con il sostegno di SAC e di Confcommercio Catania, SNAG (Sindacato Nazionale Autonomo Giornalai), FIT (Federazione Italiana Tabaccai) e Sostare, e nasce dal desiderio di illustrare il Tesoro d’Italia “nascosto e protetto” nelle più importanti raccolte private italiane. Nello scenario del castello, voluto da Federico II di Svevia e costruito fra il 1239 ed il 1250, si racconta la storia dell’arte italiana attraverso un viaggio di oltre sette secoli, che dal Medioevo ci porta all’era contemporanea: da Giotto il rinnovatore a Giorgio De Chirico il principale esponente della pittura metafisica, attraverso la quale tentò di svelare gli aspetti più misteriosi della realtà.

Tra sacro, profano, antico e moderno, I tesori nascosti mette in luce l’importante pratica del collezionismo, infatti è lo stesso Sgarbi a dichiarare che «La caccia ai quadri non ha regole, non ha obiettivi, non ha approdi, è imprevedibile. Non si trova quello che si cerca, si cerca quello che si trova. Talvolta molto oltre il desiderio e le aspettative».

Vittorio Sgarbi all’inaugurazione

Sono 150 le opere in mostre. Ad aprire la collezione la Madonna di Giotto e due teste muliebri marmoree, riferite a un maestro federiciano della metà del Duecento. L’epoca moderna è ben rappresentata da opere come la Madonna in trono con il Bambino di Antonello de Saliba (1497), la Madonna in gloria con i santi Antonio da Padova e Michele Arcangelo di Severo Ierace (1528 circa), la Vergine Maria di Paolo Veronese (1565-1570), l’Ercole e Onfale di Giovanni Francesco Guerrieri (1617-1618), la Santa Caterina da Siena adora il Crocifisso di Giovanni Battista Caracciolo detto Battistello (1622), il Profeta di Jusepe Ribera (1613 circa), il Il ritorno del figliol prodigo di Mattia Preti (1640-1645), l’Allegoria della pittura di Guido Cagnacci (1650- 1655) e l’Allegoriadell’Inverno di Giusto Le Court (1660-1670). Tanti i capolavori della pittura del Settecento e dell’Ottocento come la Natività di Cristo di Ignaz Stern detto Ignazio Stella (1728), Oro di Pompei (o Oro di Napoli) di Domenico Morelli (1863-1866 circa) e il Piccolo cantiere di Francesco Lojacono (1880-1890 circa). Si arriva al Novecento, con opere di celebri maestri, tra le quali, Il vecchio padre (1906) di Antonio Mancini, Il vaso giapponese (1923) di Camillo Innocenti, Interno con vaso di fiori (1949) di Filippo de Pisis, I Bagni misteriosi (1937-1960) di Giorgio de Chirico, Il tavolo del maresciallo (1957) di Pippo Rizzo e Damigiana e bottacino (Natura morta nordica) del 1959 di Renato Guttuso. Tra le tante opere, spicca anche la Maddalena addolorata riferita al maestro della luce, Michelangelo Merisi da Caravaggio (1605-1606).

Una mostra sicuramente da non perdere, con opere autentiche che, oltre ad offrire uno spaccato importante della storia dell’arte italiana, portano alla luce un vero e proprio tesoro nascosto, raramente fruibile. Suggestivo l’allestimento fatto di luci e ombre che, sapientemente e strategicamente, si stagliano verso le opere, trasportando il fruitore in un viaggio totale nell’arte.

Secondo Sgarbi:

La bellezza è qualcosa di forte, di eloquente, con una straordinaria capacità di catturare e comunicare e che è propria dei quadri. La mostra si pone come naturale estensione della straordinaria esposizione Il Tesoro d’Italia svoltasi all’Esposizione Universale di Milano del 2015, nella quale si è documentato, dal Piemonte alla Sicilia, la varietà genetica di grandi capolavori concepiti da intelligenze, stati d’animo, emozioni che rimandano ai luoghi, alle terre, alle acque, ai venti che li hanno generati. L’Italia, del resto, è il luogo della felicità compiuta: di questo è stato pienamente consapevole, da Stendhal a Bernard Berenson, qualunque straniero abbia eletto il nostro paese a sua patria, non potendo immaginare un luogo di maggiore beatitudine sulla terra. La grandezza dell’arte italiana è infatti nel tessuto inestricabile, radicato in un territorio unico al mondo per cui le opere maggiori e i contesti minori si illuminano a vicenda.

Da Giotto a De Chirico. I tesori nascosti
A cura di Vittorio Sgarbi
Castello Ursino, Catania
Dal 26 ottobre 2017 al 20 maggio 2018

Valentina Certo per MIfacciodiCultura

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