Federculture

Rapporto Federculture: si spende di più in cultura ma si legge ancora troppo poco

È stato presentato ieri a Roma il tredicesimo Rapporto Federculture, che ci mostra lo stato del settore cultura in Italia di anno in anno. Dopo tre anni di cattive notizie che ci restituivano un paese in piena crisi economica e quindi costretto a compiere drastiche scelte, finalmente buone nuove: gli italiani spendono in cultura e il settore sembra proprio essere in crescita. Certo, le differenze tra aree geografiche, livello di istruzione e fasce d’età ancora ci sono, ma il quadro generale è decisamente positivo.

Ma non solo: Federculture quest’anno ha voluto mandare chiari messaggi anche alla classe politica, invitandola innanzi tutto a creare una legislazione puntuale e precisa per quanto riguarda il settore economico della cultura, che quindi permetta di definire in maniera univoca musei, gallerie, imprese; ma Andrea Cancellato, presidente di Federculture ha voluto anche ricordare le tante piccole realtà sparse sul territorio dimenticate o non a dovere valorizzate, e l’importanza della cultura come mezzo di dialogo ed integrazione, in linea con uno dei temi caldi degli ultimi mesi, ovvero lo Ius Soli.

Ma torniamo al Rapporto: quali dati riporta? Cosa vogliono dirci? Il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini ha così scritto nella prefazione del Rapporto:

Il Rapporto fotografa il deciso cambio di rotta conosciuto negli ultimi tre anni dall’intero settore. Alla decisa ripresa dei consumi culturali, ormai stabilizzata, si associa un aumento significativo delle risorse pubbliche e una maggiore efficienza dei fondi europei

45,5 milioni sono stati i visitatori dei musei nel 2016, 7 milioni in più rispetto al 2013, anno dove c’è stato il più basso “consumo culturale” degli ultimi anni. Complice il turismo e le ormai tradizionali domeniche al museo, il dato rimane comunque interessante. La spesa in attività culturali da parte dei nuclei famigliari italiani è stata di 68,4 miliardi di euro, più quattro milioni rispetto sempre al 2013 (equivalente ad un +7%), +2,9% sul 2015, per una spesa media che supera di poco i 130 euro mensili per concerti (+7,8%), visite a siti e musei (+5,5%), spettacoli dal vivo, (+4,3%). Aumenta dunque il bisogno di vivere un’esperienza culturale più che accrescere la cultura personale, per esempio acquistando e leggendo libri.

Come dicevamo, vi sono alcuni elementi che portano un determinato gruppo di italiani a spendere di più o meno in cultura: al Nord all’interno del triangolo Torino, Milano e Genova la spesa media è di 160 euro, che sale esponenzialmente in Trentino Alto Adige con 209 e che crolla nel Nord Ovest con 80, cifra pari alle Isole. Al Centro si spende mediamente 129 euro mentre al Sud 90. Ma il vero dato sul quale c’è da riflettere è quello legato alle famiglie a basso reddito di origine straniera: il 55% non spende in cultura, rimanendone automaticamente escluso, in un processo sociale che risulta quindi fallito. Se solo il 9% degli appartenenti alle classi più ricche non spende in alcun modo in cultura, si dimostra come il reddito sia un importante discrimine.

C’è un altro dato infine che Federculture che ci dà ed è quello legato alla lettura: nel 2016 solo il 40,5% degli italiani ha letto un libro non per motivi professionali o di studio.

Gli italiani amano la cultura, la respirano e ne sono circondati, per questo vogliono viverla: vogliono entrarvi e farne un’esperienza in prima persona, a discapito di un arricchimento più complesso e lento come quello della lettura. Ecco quindi spiegato il successo delle tanto criticate mostre experience o blockbuster: si vuole spendere in cultura senza pensarci troppo su. Un ossimoro che però porta linfa vitale all’industria culturale (nome terribile e riduttivo) e dimostra l’amore sincero per la cultura, anche se non di cultura reale, difficile, ragionata e sfaccettata si vuole godere.

Carlotta Tosoni per MIfacciodiCultura

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By on novembre 8th, 2017 in Articoli Recenti, Carlotta Tosoni, L'Editoriale

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