#1W1W – Confine e limite: impedimenti oppure nuove opportunità?

0 1.486

#1W1W – Confine e limite: impedimenti oppure nuove opportunità?

Dopo aver parlato, nella nostra rubrica #1W1Wuna parola a settimana – di concetti come identità, empatia e migrazione, nasce spontanea la voglia e l’interesse per un altro concetto molto importante che ad essi si ricollega ovvero quello di confine.

Le due principali accezioni della parola confine si riferiscono all’ambito geo-politico e a quello personale, quest’ultimo declinato  maggiormente nella definizione di limite. La parola confine deriva dal latino cum-finis e, nella sua stessa etimologia, indica qualcosa che separa ma allo stesso tempo che unisce; qualcosa che ha una fine ma che crea il presupposto per la nascita di qualcos’altro.

Riflettere sul concetto di confine non è semplice perché il confine in sé è qualcosa di effimero, di immaginario, qualcosa di creato dall’uomo sulla carta: come facciamo a riconoscere dal vivo le linee di demarcazione che abbiamo osservato sugli atlanti? Come facciamo a definire esattamente il punto in cui una montagna o un corso d’acqua finiscono di appartenere a uno Stato e attraversano il confine per entrare in un altro? Queste linee artificiali, tuttavia, hanno prodotto e producono ancora oggi degli effetti nell’agire e nel modo di intendere il mondo che, se pur derivante da qualcosa di invisibile detengono una forma di indubbia efficacia nella mente umana.

L’uomo è stato abituato a vivere l’esistenza all’ombra delle invasioni, delle ideologie politiche o religiose esclusive che hanno fatto leva sulla propria identità per marcare la differenza ed erigere quei muri che hanno portato la nostra mente a percepire il confine come una zona sicura nella quale l’io è a proprio agio. Per questo motivo, ogni superamento del confine, ogni contaminazione dell’equilibrio e dello status quo è percepito come una minaccia.

In una società liquida e in continuo cambiamento quale quella odierna bisognerebbe piuttosto imparare a riconoscere quel vero significato nascosto del confine, quello positivo di due entità che condividono uno stesso tratto di terra e in cui può avvenire realmente il cambiamento. È bene avere in mente una categorizzazione delle cose che ci porta a conoscere chi siamo veramente e in quali valori o idee ci riconosciamo, ma è bene anche considerare che non possediamo l’assolutezza della verità, per cui è importante mettere  in discussione questi valori confrontandosi con l’alterità, utilizzando quel confine non come muro bensì come ponte oltre il quale esiste qualcosa che non conosco e che può raccontarmi di me stesso.

Oltre il confine non c’è necessariamente un cambiamento, ma piuttosto un’esperienza. Fare esperienza di se stessi nell’alterità è il modo perfetto per conoscersi e migliorare o capire, forse, che andiamo bene così come siamo. In altre parole, la differenza che vive nel confine è indispensabile per la crescita personale e oltrepassare il confine è proprio quel passo necessario per renderci consapevoli  che nulla è scontato, immutabile e che tutto può sorprenderci ed essere in cambiamento.

La famosa frase di Socrate so di non sapere racchiude proprio questa dicotomia del limite-confine: da un lato chiusura perché riconosco una mia mancanza, ma dall’altra apertura per partire proprio da essa. Riconoscendo i nostri limiti ci impegniamo a superarli spostando i confini sempre più in là.
Per utilizzare degli esempi della vita quotidiana, conoscere un immigrato, un disabile o una qualsiasi persona che in un certo modo porta un’alterità in sé mette ciascuno davanti alla consapevolezza di un limite e di una differenza reciproca, di un confine che, al momento della relazione e della conoscenza, viene automaticamente allargato e sostituito da un qualcosa che non è più differenza ma inclusione, un nuovo confine che è a  un passo più in là ma che, analogamente, può essere nuova apertura.

Il confine-limite non è mai una cosa facile, richiede coraggio e fatica per superarlo e anche una dose di sofferenza, ma è nell’uscita dalla propria confort zone che avvengono i miracoli ed è proprio lì, al confine tra il noto e l’ignoto che ogni convenzionalità viene ripensata e riarticolata.

Lisa di Iasio per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.