Omosessualità studiata all’università: oggetto di una discussione critica o spot propagandistico?

0 962

Omosessualità studiata all’università: oggetto di una discussione critica o spot propagandistico?

Articolo 3 della Costituzione italiana

L’omosessualità è da sempre un tema divisivo: dai cattolici (e non solo) più intransigenti che la reputano una perversione demoniaca, ai più laici (e non solo) aperti ad una realtà dove è accettata totalmente, al punto da professarla come un nuovo verbo sacro. Dov’è la verità? Se ve ne è una, probabilmente si trova nel mezzo. Da un lato la libertà, in quanto sacrosanto diritto fondamentale di ogni essere umano, si declina in una serie di ambiti, tra cui anche quello sessuale in quanto pacificamente acquisito ad oggi, dall’altro sorge in ogni caso l’esigenza di evitare storture che potrebbero darsi da una discussione che si imposti sulla contrapposizione retrogradi Vs avanzati, volendo conferire necessariamente accezioni negative e positive ai due termini. L’essere omosessuale e il dichiararsi tale liberamente è un diritto, ma la riflessione non dovrebbe fermarsi qui.

Dipartimento DAMS di Torino

Non vi è dubbio che gli omosessuali siano stati oggetto di soprusi, abusi e immondi attacchi alla loro dignità di persone. Da tale presupposto si è sviluppato nel tempo una corrente di pensiero, paradossalmente soprattutto tra gli eterosessuali, che si pone a supporto della promozione di valori propri della comunità LGBT (si pensi soltanto alla nuova accezione di famiglia fatta propria da tale movimento). Un filone di pensiero che si è ingrossato e rafforzato nel corso del tempo e che ha acquistato una centralità nel dibattito pubblico tale da far assurgere la “tesi pro LGBT senza se e senza ma” come nuovo paradigma delle odierne società. Una “supremazia culturale” che ha il suo volto negativo nelle accuse di omofobia da parte di chi ritiene che il tema dell’omosessualità debba essere ridiscusso sotto una diversa luce: come interfacciarci a livello dialettico col fenomeno dell’omosessualità una volta accettato. Ci sono dei limiti? Ed eventualmente dove sarebbero? Si può ammettere una parità di diritti assoluta, su tutti i livelli? Quali sarebbero gli effetti? Domande dalle risposte difficilissime, ma ciò non cambia la rilevanza del problema fondamentale dell’assenza di una vera discussione che consentirebbe di trovare una sintesi che permetta una reale convivenza pacifica, spogliata da dogmi aprioristici, spesso utilizzati da chi non ne avrebbe titolo e non vi crede davvero, ma soltanto per tornaconti personali.

Punti di vista, incontri al DAMS in occasione del TGLFF – Torino Gay & Lesbian Film Festival 2016

Il luogo per antonomasia del dibattito è l’università. Questo, però, pare essere il luogo dove il fenomeno negativo dell’uso propagandistico ed utilitaristico di tale tema, nei fatti, sembra più radicato. Da ultimo ha fatto notizia l’ateneo di Torino, dove il prossimo aprile sarà inaugurato un nuovo insegnamento (denominato Storia dell’omosessualità) che ha ad oggetto la narrazione dell’evoluzione del pensiero LGBT da fine Settecento ad oggi e di come la società si è interfacciato con esso. Un’iniziativa sicuramente innovativa ed ambiziosa. A questo punto ci si dovrebbe chiedere di come verranno trattati tematiche così delicate. Mi spiego meglio. Sarà un’opportunità per approfondire criticamente il tema o sarà l’ennesimo spot di un modus pensandi repellente da ogni approfondimento critico? Sarà un’opportunità di confronto o una pantomima che cercherà di rafforzare una posizione di egemonia culturale? Una supremazia spesso solo superficiale ed apparente e che nasconde una sommersa intolleranza, diffusa e sottaciuta, ma negata per logiche personali, spesso da parte di chi si fregia di esserne il paladino. Una incoerenza tra atto e pensiero che finisce per tradire ciò per cui il movimento LGBT ha lottato per centinaia d’anni: un riconoscimento sociale che consenta di uscire dall’ombra della repressione. Ci riserviamo il beneficio del dubbio.

In una società dove l’onestà intellettuale latita, mettere al centro della discussione pubblica il modo in cui si affrontano tematiche giustamente accettate e tutelate ma ritenute immutabili nel modo in cui sono state recepite, sarebbe un atto rivoluzionario.

Pierfrancesco De Felice per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.