“La ragazza nella nebbia” di Carrisi, ovvero la cronaca come spettacolo

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La ragazza nella nebbia di Carrisi, ovvero la cronaca come spettacolo

Una vicenda verosimile e paradossale al tempo stesso, tanto difficile da sbrogliare quanto universale: non c’è da sorprendersi che uno dei casi editoriali del 2015 veda protagonista La ragazza nella nebbia. D’altronde non avrebbe potuto essere diversamente visto che si parla di Donato Carrisi: considerato oggi il principale autore italiano nell’ambito del noir, i suoi romanzi sono stati tradotti in ventiquattro lingue e hanno venduto più di due milioni e mezzo di copie nel mondo. E adesso, a distanza di due anni, lo scrittore s’inventa anche regista occupandosi proprio della trasposizione del romanzo sopracitato. Il cinema ha avuto un peso non indifferente nella gioventù di Carrisi, il quale ricorda come già allora si divertisse a ricostruire le trame che vedeva proiettate, allenando quell’attitudine a creare strutture narrative che l’ha reso famoso oggi.

La ragazza nella nebbia
Donato Carrisi

A mettere in moto l’intera storia della Ragazza nella nebbia è la scomparsa della giovane Anna Lou, uscita di casa pochi giorni prima di Natale per andare in Chiesa e mai più tornata. Su questo spunto va ad innestarsi una vicenda via via più torbida e intricata, spinta in avanti da personaggi che non sono ovviamente ciò che dicono di essere. Il caso viene affidato all’ispettore Vogel (qui con il volto di Toni Servillo), un uomo ambiguo che non attira certo le simpatie del lettore/spettatore. Abituato com’è a condurre le sue indagini facendo leva sul potere mediatico, in quattro e quattr’otto Vogel monta su un teatrino per far ricadere la colpa su un insegnante, tale Loris Martini (Alessio Boni). La ricerca in sé finisce ben presto per perdere importanza: il thiller di Carrisi è insolito perché dà maggiore spazio al sensazionalismo. Non esistono prove sufficienti ad incastrare il principale accusato, ma il tempo scorre e l’ispettore ha bisogno di trovare in fretta un personaggio da mettere alla pubblica gogna se non vuole perdere l’appoggio della Televisione.

L’indagine si rivela solo uno strumento attraverso cui introdurre i due temi portanti della storia: da una parte quella che viene definita come bulimia da notizie di cronaca, soprattutto nera; dall’altra il Male. 

La copertura che i media danno quotidianamente a scomparse e omicidi è smisurata, persino soffocante: ha un che di morboso e perverso. Carrisi è attentissimo a sottolineare una dinamica che si fa più concreta e subdola, e vi riesce egregiamente. In La ragazza della nebbia la denuncia è scagliata contro una tendenza che ha travolto la carta stampata prima e la televisione dopo, senza rispetto per le vittime – e in misura minore anche per gli spettatori, sempre maggiormente ed emotivamente coinvolti.

La radicale trasformazione delle regole di base del giornalismo ha una data precisa, quella del 10 giugno 1981, quando Alfredino Rampi cadde in un pozzo artesiano. I media seguirono l’infelice sorte del bambino senza battere ciglio, le reti televisive continuarono a proporre lunghissime dirette. L’evento intaccò rovinosamente le famose cinque W per fare largo alle tre S, quelle di Sangue, Soldi e Sesso, che al giorno d’oggi assicurano il successo di una notizia. La spirale nata allora crebbe silenziosa, per poi riversarsi con furia su un altro caso: lo spietato delitto di Avetrana nell’agosto 2010. La cronaca è diventata così parte integrante dello Spettacolo, viene presentata alla stregua di una serie tv; ha perso serietà ed è ridotta ad un macabro trucchetto per aumentare lo share dei programmi di infotainment. I conduttori televisivi sono i nuovi detective, o forse sarebbe meglio definirli come maghi che si affannano a tirare fuori dal cilindro notizie vuote e inesistenti per tenere gli spettatori incollati allo schermo.

La copertina del romanzo La ragazza nella nebbia (Ed. Tea, 2015)

Non si scappa dal bombardamento mediatico così come non si scappa dal male, altro cardine della storia. Nell’immaginario paesino di montagna che è Avechot, dove la vicenda è ambientata, nessuno sembra poter vantare una coscienza perfettamente pulita; nemmeno Vogel o il Dottor Flores, lo psichiatra interpretato da Jean Reno con cui l’ispettore cerca di risolvere il mistero della scomparsa di Anna Lou.

Nella realizzazione del suo primo lungometraggio Carrisi tiene conto di esempi illustri: Il silenzio degli innocentiSe7en I soliti sospetti ma anche Fargo Twin PeaksIl risultato è un prodotto italianissimo che ammicca al thriller tanto caro agli Stati Uniti, anche nelle soluzioni tecniche. Cura dei dettagli, chiaroscuro e musica incalzante si uniscono in un crescendo di suspense ed inquietudine. Di tanto in tanto solo la sceneggiatura sembra perdersi e risultare un po’ eccessiva, così come l’interpretazione di Servillo; buono ma non al meglio, viene eclissato da un Boni che invece è perfetto. Accanto agli interpreti già citati, nel cast figurano anche Lorenzo Richelmy, Galatea Ranzi, Michela Cescon e Greta Scacchi.

La ragazza nella nebbia è arrivato nelle nostre lo scorso 26 ottobre, distribuito da Medusa e Colorado Film: una piacevolissima sorpresa nel panorama cinematografico italiano di questo autunno.

Anna Maugeri per MIfacciodiCultura

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