“La corazzata Potëmkin”: aveva ragione Fantozzi?

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La corazzata Potëmkin: aveva ragione Fantozzi?

«La corazzata Kotiomkin è una cagata pazzesca!»: il secondo film della saga del ragionier Fantozzi è ricordato anche per l’esternazione di Paolo Villaggio in una delle scene più comiche del cinema italiano. Con tali parole, però, veniva anche apostrofata una delle opere cinematografiche più influenti del secolo scorso, ovvero La corazzata Potëmkin, il cui titolo nel film fantozziano viene parodiato. Dal 6 novembre, in versione integrale, il film di Sergej Ėjzenštejn del 1925 con le musiche originali di Edmund Meisel, torna nelle sale e in DVD in occasione del centesimo anniversario della Rivoluzione russa. La pellicola è stata restaurata dalla Deutsche Kinemathek, un importante archivio cinematografico con sede a Berlino. A Bologna la proiezione del lungometraggio è stata inserita nella rassegna Cinema Ritrovato insieme ad altre iniziative che contemplano il film d’autore.

Non è facile biasimare gli impiegati che Villaggio ha rappresentato come una classe borghese sottomessa a quella padronale tanto da subire le più bizzarre ingiustizie. Essi sono costretti a rinunciare ad una serata in «calze, mutande, vestaglione di flanella, tavolino in fondo al televisore, frittatone di cipolle, familiare di peroni gelata e rutto libero!»: chi non preferirebbe stare a casa in poltrona, magari dopo una giornata di lavoro, anziché assistere ad un film muto di difficile comprensione? A quanti di noi, in ambiente lavorativo, non è capitato di dover acconsentire a delle richieste scoccianti da parte del proprio superiore? Francamente, anche per gli amanti più accesi della filmografia, verrebbe da declinare gentilmente l’invito! Ma del resto, l’italiano medio ha bisogno di pronunciare le classiche parole «non togliermi il pallone e non ti disturbo più» come dicevano gli Articolo 31.

Ma aveva ragione Fantozzi? La corazzata Potëmkin è davvero così improponibile? In verità, con un semplice sondaggio fra i propri conoscenti, si scoprirà che agli occhi della gente comune il nome del celebre film è noto più per la citazione del ragioniere che per altro. Ma di cosa tratta?

I cinque atti del film sono ambientati nel 1905 e hanno come protagonisti i membri dell’equipaggio della nave da battaglia russa che dà il titolo all’opera, e i fatti proposti sono in parte reali e in parte fittizi. La scena più conosciuta è la strage eseguita sulla scalinata di Odessa dal popolo che solidarizzava con i marinai della nave. La sequenza si chiude con la caduta della carrozzina lungo i gradini, simbolo della mancanza di tatto proposta da questi individui anche davanti alla gente inerme e impotente. Lo scopo della pellicola è quello di fotografare la situazione nazionale in quel determinato periodo storico: la Russia era condizionata dagli squilibri derivanti dalla pessima gestione delle risorse agrarie. La gente viveva di stenti e lo zar e la sua corte non si occupavano di provvedere al benessere del proprio popolo e tutto ciò portò alla rivoluzione.

Un’immagine cruenta e a noi lontana, ma probabilmente era in quel modo che la società impiegatizia italiana sembrava sentire l’oppressione dei capi a metà anni ’70, quando Paolo Villaggio scelse di utilizzare il buon nome della pellicola russa. È un proposito apprezzabile il tentativo di instillare la cultura e la conoscenza grazie alla riproposizione di fatti storici sul grande schermo, l’unica opposizione che si potrebbe muovere risiede nel fatto che queste iniziative devono essere accompagnate da un rinnovamento culturale, perché rischiano di diventare un prodotto per pochi. Per carità, andando al cinema adesso è difficile trovare materiale di livello, soprattutto perché i gestori devono accontentare la massa e i gusti discutibili di quest’ultima. Bisogna constatare, al contempo, che passare dal cinepanettone a La corazzata Potëmkin è un passo coraggioso!

Mino Guarini per MIfacciodiCultura

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