“Cose” che fanno innamorare: il Greco antico e la Vita

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“Cose” che fanno innamorare: il Greco antico e la Vita

Sì, avete letto bene. Ho scritto “cose”, non “persone”. La mia esperienza di vita, ancora assai breve, non mi ha ancora fornito abbastanza materiale per scrivere una pappardella sull’amore per una persona, ma mi ha dato molti altri doni che oggi mi sento di condividere per un motivo particolare.

Questa notte ho dormito 3 ore per colpa di una cimice, ho perso il treno e ho dimenticato gli occhiali a casa, ma sono felice. Non sono pazza. Il fatto è che ho visto molta gente innamorata in questi giorni e, mi sono detta, perché non scrivere di questo e aiutare altri pendolari ingrigiti dai primi freschi a vedere un treno in ritardo come un’opportunità per riflettere sull’amore? Amore per le cose, per la vita. L’amore passionale può attendere per adesso.

INNAMORARSI DEL GRECO. E qua molti storceranno il naso, soprattutto quelli che non lo conoscono. Io non ho paura a dire che con il greco ho un buon rapporto, per ora nulla di serio, ma, dato che a lui dedicherò parte della mia vita, imparerò sicuramente a volergli tanto bene. Ad ogni modo, la mia cotterella per il greco questa settimana è impallidita a fronte dello straordinario amore che ho colto negli occhi della mia professoressa di Filologia classica. Molti si immaginano i filologi come dei topini occhialuti che siedono tutto il giorno, tutta la vita di fronte a libri impolverati, cercando risposte impossibili da trovare. In parte è vero. In parte non importa, se ami davvero quello che fai. E, credetemi, la mia prof ama con la A maiuscola. Se aveste visto i suoi occhi, quelli che per tradizione sono il varco dell’amore (Dante e Petrarca docent), sareste d’accordo con me. Ed è inevitabile che quando ami così tanto qualcosa, riesci a trasmettere pezzettini del tuo amore anche a chi ti guarda o ascolta, in modo assolutamente disinteressato.

Questo tipo di amore per il sapere e in particolare per il greco, l’ho colto anche in un libretto diventato da poco arcifamoso, La lingua geniale: 9 ragioni per amare il greco. L’autrice è Andrea Marcolongo, una giovanissima prof, scrittrice e fangirl della lingua più temuta dai liceali classicisti. Come lei ha trovato geniale la lingua in questione, io ho trovato geniale il modo immediato e divulgativo con cui ha parlato di un argomento che i più considerano astruso rispetto alla realtà. Senza celare i sacri timori di chi vi si approccia «per spazzar via ogni paura trasformandola forse in passione». In un mondo sempre più competitivo e tecnologico, è bello trovare qualcuno che rallenti un momento per apprezzare il bello. E il greco è bello (come già sostenuto in questo articolo). Ma non siete costretti ad amare il greco: potete amare anche la poesia, l’arte, la musica. Ma se è bello amare qualcosa che apparentemente non serve (o non serve più), è straordinario dedicarci la vita. Quello che hanno fatto la mia prof di Filologia e Andrea Marcolongo e che intendo fare anch’io.

INNAMORARSI DELLA VITA. Se siete un pendolare ingrigito, non c’è niente di meglio di Ed Sheeran per tirarvi su di morale. Insomma, la sua voce è in grado di farti innamorare anche di un albero o di un binario. Di tutte le cose della vita, piccole e grandi. Se nemmeno il buon Ed ne è in grado, allora leggete qui. Al centro pastorale della mia università ho incontrato un frate. Sembra l’inizio di una barzelletta, ma in realtà è il principio di una storia d’amore. O meglio, una storia d’amore in medias res nella quale mi sono casualmente imbattuta. Questo frate era al telefono e, nel salutare l’interlocutore, continuava a ripetere ridendo: «Pace! Pace!». Poi si è alzato – con la mole imponente che tutti ci immaginiamo in un frate buono – e mi ha chiesto se avessi bisogno di aiuto. Sempre sorridendo. A quel punto l’ho guardato negli occhi e ho visto anche lì un amore straordinario. Tuttavia, se quello della mia prof era una fiamma vivace, quello del frate era un sole, o qualcosa di più grande del sole. Talmente forte e caldo che mi ha accompagnata per tutta la giornata, e che sento anche adesso. Non so se esista una qualche teoria scientifica sull’amore, ma penso che più l’oggetto del tuo amore sia grande, più tu riesca a irradiarlo. In pratica, se qualcuno ama il greco, la poesia, l’arte, qualcun altro ama semplicemente la Vita, l’Amore in sé stesso e indipendente dal nome religioso che gli si voglia dare. E se è fortunato ama tutto questo.

Locandina del film Le cronache di Narnia

Curiosamente ho ritrovato lo stesso tipo di infatuazione per l’esistenza in un libretto che mi sono messa a leggere per diletto. Le Cronache di Narnia Vol. 2: la strega, il leone, l’armadio di C.S. Lewis. Non l’avevo mai letto da bambina e forse è anche un bene perché certe sottigliezze non avrei potuto capirle. In questa favola il personaggio più importante è il leone Aslan, come sanno tutti quelli che hanno visto il film della Disney (o quei pochi che hanno letto il libro). Aslan rappresenta proprio l’Amore di cui stavo parlando, la Vita che ritorna in un paese, Narnia appunto, congelato e morto, la Cosa che fa innamorare per eccellenza. L’autore era un fervente cristiano e non è difficile cogliere le somiglianze con il Gesù della tradizione biblica. Sono rimasta colpita dalla forza e dal potere del leone, io che per prima riconosco di non essere una persona particolarmente spirituale, e nient’affatto religiosa. Eppure, come dice Lewis in uno dei suoi diari:

Neanche per un istante metterei mai in discussione che è all’amore che siamo debitori dei nove decimi della felicità salda e duratura di cui ci è dato godere nell’arco della nostra esistenza terrena.

Senza dare nomi troppo specifici a questo Amore, è indubbio affermare che tutti lo cerchiamo. C’è chi lo trova spezzettato nelle piccole cose, come un sorriso. Chi non lo trova mai. E poi chi, come il frate, lo trova nella sua forma più pura. E io, da pendolare ingrigita che ha colto un po’ d’amore in piccole dosi qua e là, mi auguro un giorno di trovarlo. E – chissà – magari anche di innamorarmi di qualcuno oltre che della Vita. Ma per questo c’è ancora tempo.

Giulia Fusè per MIfacciodiCultura

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