“Studio dal ritratto di Innocenzo X”: l’orrore firmato Francis Bacon

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Studio dal ritratto di Innocenzo X è uno dei quadri più inquietanti della storia dell’arte. Realizzato da Francis Bacon (Dublino, 28 ottobre 1909 – Madrid, 28 aprile 1992) nel 1953, è la deformazione di un’opera di Diego Velázquez del 1650, per l’appunto il ritratto di papa Innocenzo X. Il quadro è oggi conservato presso il Des Moines Art Center di Des Moines negli Stati Uniti, ma ne esistono diverse versioni (ben quarantacinque) poiché Bacon, essendone ossessionato, lo riprodusse più volte.

Cosa vediamo? Vediamo un papa posto in posa istituzionale venire completamente stravolto. Ora non più la dovizia di particolari, ma poche linee definiscono i contorni del pontefice del quale ci colpisce l’espressione: un urlo di paura, orrore, stupore, un urlo straziante che sembra quasi di udire.

Cosa ci vuole rappresentare? Tutto il disagio dell’artista: Bacon nelle sue opere sempre racconto la deformità della mente umana, il nascosto, l’oscuro, il malvagio il negativo, nella sua arte sfogava la frustrazione di non poter vivere la sua omosessualità liberamente, in una società incapace di accettare, ora come allora si potrebbe osare. Studio dal ritratto di Innocenzo X è un concentrato di sentimenti bui e vergognosi ma lo è anche di tutto ciò che compone il mondo del suo autore: se c’è la sua vita tormentata, ci sono anche alcuni rimandi cinematografici cari a Bacon. C’è una citazione de La Corazzata Potëmkin e dei suoi volti carichi di dolore, ma c’è una vera e propria presa in prestito tecnica, in particolare per quanto riguarda la scelta delle linee verticali come elemento chiave della composizione.

Sadismo, frustrazione, paura ma anche ribellione: l’artista irlandese “fa a pezzi” il ritratto di un’istituzione religiosa che gli impedisce di essere libero e la fa marcire, ne prende le carni, i tessuti e lì da in pasto al mondo, intaccandone la struttura che ora è grigia e rarefatta. Poco importa se il quadro è di secoli precedenti, la pace dell’originale deve essere squarciata dall’inquietudine dello Studio.

Oggi è una giornata dove, con la scusa di una festa d’importazione, si medita sulla paura, non più dei demoni che tornano sulla Terra disturbando la nostra quiete, ma dei demoni personali di ciascuno di noi, quei demoni che si risvegliano e vengono colpiti alla vista di questo quadro che ci mostra come il più quieto dei volti umani possa essere completamente divorato e modificato se calato nelle tenebre del proprio animo: nessuno è immune.

Carlotta Tosoni per MIfacciodiCultura

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