Smartphone e tempo libero: anche in vacanza il padrone è il cellulare

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Smartphone e tempo libero: anche in vacanza il padrone è il cellulare

Eric Pickersgill, Remove, 2014

Hanno cambiato la nostra quotidianità, il nostro modo di percepire il mondo, di vedere le cose, di informarci, studiare e chi più ne ha più ne metta: sono gli smartphone. Parte integrante del nostro codice, popolare o aulico che sia, tutti pronunciamo questo termine in maniera perfetta perché in fondo è anche perfetta la sua funzione: scandisce la nostra vita per riflesso condizionatoLo utilizziamo ormai in maniera quasi meccanica e anche se proviamo a farne a meno, per un motivo o per un altro ce lo ritroviamo sempre tra le mani impegnati in una chat, una telefonata, un social o magari per una ricerca. Sì, magari per cercare un posto carino dove passare le tanto desiderate ferie d’agosto.

Agosto, mese di relax per eccellenza, in cui gli italiani si concedono quei tanto sognati e sudati quindici giorni da passare in compagnia di amici, parenti, persone care e… smartphone. Secondo i dati forniti dall’Ansa, pare che agosto sia stato il mese dove la connessione mobile abbia avuto il numero più alto di utilizzo: in poche parole quella lo smartphone o il tablet, oltre ad accompagnarci sul luogo di lavoro e nei momenti di svago, ci seguono anche in vacanza e il loro utilizzo paradossalmente, nel periodo in cui tutti vogliono staccare aumenta.

Ben 32,2 milioni di utenti unici hanno navigato sul web e nel giorno medio lo hanno fatto 24,4 milioni di italiani, dei quali quasi due terzi, il 65,5%, esclusivamente da dispositivi mobili. La maggior parte delle persone connesse erano ovviamente giovani ma anche bambini e adulti si difendono con numeri valorosi.

Chattare, scattare foto, postare, commentare, spiare altri utenti e tanto altro sono ormai le nostre attività preferite, perché in fondo nell’era dello smarthpone e dei social, che senso ha fare delle vacanze se nessuno poi può saperlo o vederlo? E così, via con carrellate di aperitivi che spuntano su ogni homepage, foto di bambini che giocano, del mare o della montagna e di ogni singolo instante che si sta vivendo, tutto on line, tutto a disposizione di tutti, come se a qualcuno poi fregasse qualcosa.

Dopotutto come ha detto anche Aldo Cazzullo nel suo ultimo libro Metti via quel cellulare, si scrive sui social perché siamo soli, perché è uno specchio. La rete ha dato la possibilità a tutti di esprimere la propria opinione, di conseguenza tutti si sentono in diritto di parlare (e troppe volte anche di giudicare) e nessuno si prende la briga di ascoltare. Così i post diventano delle deliranti manie di protagonismo, dove tutti sono unici e fanno qualcosa di unico; chi li guarda mette un like di sfuggita o commenta con una simpatica emoji dimenticando il tutto dopo pochi minuti.

Eric Pickersgill, Remove, 2014

È una realtà di plastica e forse i primi a caderci sono quelli che si considerano immuni allo smartphone ma che appunto, per riflesso condizionato, ne fanno uso quotidianamente senza più darci peso. Sia chiaro, non è un finto moralismo: tutti utilizzano lo smartphone, chi più chi meno ma forse dovremmo utilizzarlo con la consapevolezza dei suoi limiti. È bello fotografare il tramonto a Portofino ma è ancor più bello guardarlo, assaporarlo e perché no, condividerlo solo con chi era in quel momento con te, custodirlo gelosamente: questo rende un’azione normale qualcosa di unico.

Essere collegati alla rete significa essere collegati al mondo e su questo non ci piove. Talvolta però rinunciare ad essere collegati anche solo per un po’ ci fa riscoprire il piacere di essere umani, di essere vivi e non dei semplici individui aggrappati ad un aggeggio che ci catapulta in un’altra realtà in cui spesso spicca il peggio di noi. Stare al passo con i tempi è importante, a tratti fondamentale ma il piacere che può dare un cammino normale, più umano è imparagonabile.

Giammarco Rossi per MIfacciodiCultura

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