Il capolavoro di Raffaello “Ritratto di Papa Leone X de’ Medici” in restauro fino al 2020

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Il capolavoro di Raffaello Ritratto di Papa Leone X de’ Medici in restauro fino al 2020

Particolare mani, Bibbia, Campanella

Tanto lodata ed apprezzata dal Vasari, l’opera Ritratto di Papa Leone X de’ Medici con i cardinali Giulio de’ Medici e Luigi de’ Rossi del grande Raffaello Sanzio necessita di un tempestivo restauro. Complice il peso degli anni che passano, sta infatti perdendo i suoi colori e la lucentezza che ne esaltava i minuziosi particolari, risultando ora molto più spenta. A tal proposito ed in previsione delle celebrazioni del 2020 per il cinquecentenario della morte dell’artista urbinate, l’opera verrà sottoposta ad una serie di analisi sofisticate non invasive sui pigmenti della pittura prima di procedere al vero e proprio restauro della stessa che avverrà nei laboratori dell’Opificio delle Pietre Dure a Firenze. Inoltre, grazie a scansioni digitali e analisi 2D e 3D sarà possibile acquisire una documentazione aggiuntiva riguardante il capolavoro che consentirà un ampliamento delle conoscenze della pittura e delle tecniche utilizzate da Raffaello.

Ritratto di Papa Leone X de’ Medici con i cardinali Giulio de’ Medici e Luigi de’ Rossi

Il dipinto, custodito alle Gallerie degli Uffizi è tra i più famosi ed iconici del Rinascimento: fu realizzato nel 1518 ed inviato a Firenze per rappresentare Papa Leone X impossibilitato a recarsi di persona alle nozze del nipote Lorenzo de’ Medici, Duca d’Urbino. L’opera ebbe subito un notevole successo, tanto da essere successivamente copiata da numerosi artisti tra cui Andrea del Sarto (opera conservata al Museo di Capodimonte di Napoli). Giorgio Vasari ne esaltava la ricchissima e raffinatissima gamma cromatica di tessuti ed incarnati e l’attenzione per il dettaglio che purtroppo è andata in parte compromessa a seguito dell’alterazione subita dal tempo:

Fece in Roma un quadro di buona grandezza, nel quale ritrasse papa Leone, il cardinale Giulio de’ Medici e il cardinale de’ Rossi, nel quale si veggono non finte ma di rilievo tonde le figure: quivi è il veluto che ha il pelo, il domasco adosso a quel Papa che suona e lustra, le pelli della fodera morbide e vive. 

Le finalità di natura politica del dipinto sono sottolineate dalla sontuosità della figura del Papa, raffigurato al centro, nel lusso di cui era solito compiacersi simboleggiato dal colore rosso dominante nel dipinto in tutte le sue sfumature possibili e dagli emblemi del suo potere: il camauro in testa e la mozzetta sulle spalle. La figura di Leone X è ingentilita dalle mani femminee e affusolate; la mano destra tiene una lente d’ingrandimento poggiata su una Bibbia finemente decorata aperta sulla prima pagina del Vangelo di Giovanni, simboli che alludono all’interesse per l’arte e alle sue attività di mecenate e difensore degli artisti. Sul drappo rosso è poggiata una campanella d’argento con cui il Pontefice era solito chiamare domestici e cortigiani.

Pomello con finestra riflessa

Raffaello con un’abilità propria solo del genio dei grandi artisti riesce a rendere vero quello che in verità è finzione: il velluto, la seta, l’argento, la pergamena, i capelli, ogni cosa non sembra dipinta ma reale. Raffaello riesce abilmente ad ingannarci ed ecco che ci sembra quasi di poter toccare con mano la morbidezza della pelliccia indossata da Leone X. Ma non è finita qui: il pomello della sedia su cui siede il pontefice riflette il resto della stanza, compresa la finestra che per lo spettatore sarebbe altrimenti invisibile. Gli altri due soggetti del dipinto sono Giulio de’ Medici (a sinistra) e Luigi de’ Rossi (a destra), cugini cardinali di Leone X. Secondo recenti studi sembrerebbe che le due figure fossero state aggiunte successivamente, probabilmente nemmeno dallo stesso Raffaello ma dal suo aiutante Giulio Romano. Le tre figure sono connesse tra loro mediante la gestualità mentre i loro sguardi sono rivolti in tre direzioni diverse. Il grande capolavoro è dunque in attesa di rifarsi il look e tornare più meraviglioso che mai. Nuova sarà anche la sua collocazione, come annunciato dal direttore degli Uffizi, Eike Schmidt, il dipinto verrà esposto in una sala dedicata a Raffaello insieme alla Madonna del Cardellino e al Tondo Doni di Michelangelo.

Maria Cristina Merlo per MIfacciodiCultura

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