Charles Robert Maturin: istruzioni per il romanzo gotico irlandese

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Charles Robert Maturin: istruzioni per il romanzo gotico irlandese

Charles Robert Maturin

Charles Robert Maturin (Dublino, 25 settembre 1782 – ivi, 30 ottobre 1824) è il capostipite del romanzo gotico irlandese, che sarà definitivamente consacrato nella seconda metà dell’Ottocento da Joseph Sheridan Le Fanu e Bram Stoker. Maturin nasce a Dublino in una famiglia ugonotta (passano i secoli, ma non le persecuzioni religiose). Egli diventa pastore nella Chiesa d’Irlanda (la versione irlandese della Chiesa anglicana), ma le gerarchie ecclesiastiche gli impediscono di far carriera a causa della sua professione di drammaturgo (sotto il patrocinio di Walter Scott). È a questo punto che Maturin, costretto da necessità economiche, scrive il suo capolavoro, cioè Melmoth the Wanderer (1820, “Melmoth l’Errante”).

Prima di tracciare la trama e le tematiche del testo, è opportuno esaminare cosa contraddistingue il genere gotico. Si tratta di un tipo di letteratura caldeggiata da scrittori di fede riformata, in quanto essa si configura come un violento attacco alle pratiche e alla dottrine della Chiesa cattolica romana; ne consegue che questi romanzi si svolgano in paesi dal forte ethos cattolico, cioè Italia e Spagna. Nel caso del capolavoro di Maturin, l’azione si svolge tra l’Irlanda, l’Inghilterra e (immancabilmente) la Spagna. Il testo dello scrittore irlandese si configura come una variazione dell’archetipo dell’Ebreo errante, unito a racconti nel racconti e, conseguentemente, all’instabilità e all’inaffidabilità della voce narrante (si tratta di un altro topos della letteratura gotica, in quanto essa si sviluppa in un periodo di grandi rivoluzioni e sconvolgimenti, cosa che si riverbera a livello intratestuale). Descriviamo adesso la complessa trama.

John Melmoth è un giovane studente dublinese che, inaspettatamente, scopre di essere l’unico benificiario delle ultime volontà di uno zio taccagno e burbero. Come postilla al lascito, il defunto invita il nipote a distruggere un quadro e un manoscritto. Come di solito accade con simili caveat, egli si immerge nella lettura del testo. La vicenda inizia a complicarsi perché interviene il primo narratore intradiegetico omodiegetico (cioè un narratore in prima persona all’interno della storia), l’inglese Stanton. Egli racconta di come abbia fatto conoscenza del terribile Melmoth, un archetipo faustiano che è venuto a patti per allungare di 150 anni la propria vita. Nonostante Stanton sia disgustato da Melmoth, non riesce a dimenticarlo. La prima parte, dunque, si configura come una variazione sul tema del personaggio faustiano desideroso, usualmente, di una conoscenza non convenzionale e della durata altrettanto non convenzionale della propria esistenza.

La seconda e la terza parte vedono per protagonisti il giovane Alonzo Monçada e Immalì/Isidora. Maturin racconta di come Monçada sia riuscito a sfuggire alla crudeltà dell’Inquisizione spagnola grazie all’aiuto di Melmoth e la bella Isidora, nata in una paradisiaca isola dell’arcipelago indiano, viene unita in sposa con Melmoth dallo spettro di un prete (!!). Il romanzo si conclude con la sparizione nel nulla di Melmoth, rendendo ancora più misterioso e affascinante il romanzo di Maturin.

Sarebbe troppo semplice liquidare il testo come l’ennesimo romanzo gotico: bisogna trarre conclusioni operative di tutt’altro tipo. Maturin mette in scena l’intellettuale desideroso di vivere per sempre: siamo diversi dal Frankenstein di Mary Shelley oppure dal Faust goethiano. La particolarità di Melmoth è l’intrecciarsi di punti di vista e, allo stesso tempo, la violenta critica alla Chiesa romana, assente in Mary Shelley e presente, tuttavia, in Goethe.

Il romanzo di Maturin solleticò la fantasia di Balzac, tanto da scriverne un sequel in chiave ironica, Melmoth riconciliato. Tuttavia lo scrittore irlandese era l’antenato di un altro grandissimo autore di patti col diavolo, cioè Oscar Wilde , il quale, al momento del suo esilio francese, non esitò a chiamarsi Sebastian Melmoth. Maturin, sebbene non noto quanto Wilde, Stoker o Le Fanu, ha tracciato il percorso per lo sviluppo del romanzo gotico in terra irlandese, ha lasciato, a futura memoria, delle vere e proprie istruzioni per l’uso, che, i suoi successori, non hanno non potuto seguire. Mi piacerebbe che egli fosse riscoperto e gli fosse tributata la fama che merita. Ancora una volta l’Irlanda può vantare di aver dato i natali a un importantissimo rappresentante della letteratura mondiale.

Andrea Di Carlo per MIfacciodiCultura

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