“IT”: l’amicizia contro l’horror del mondo degli adulti

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IT: l’amicizia contro l’horror del mondo degli adulti

Chi non muore si rivede. E IT non ha mancato il suo risveglio nemmeno questa volta! Un ritorno da record: il box office italiano ha segnato 1 milione e 200 mila euro il primo giorno! Cifra a cui si aggiunge l’incasso del primo weekend di uscita in sala: in totale, IT ha incassato 651, 6 milioni di dollari a livello globale e in Italia è il miglior esordio horror di sempre.

IT si è presentato al mondo per la prima volta sotto forma di romanzo. Èil 1986 quando Stephen King pubblica il capolavoro che lo consacrerà come il Romanziere del Brivido. Non passano molti anni che subito, nel 1990, il network ABC produce un adattamento dell’opera: si tratta di una miniserie televisiva in due puntate. Comprensibile, dato che in quegli anni i telefilm sono sulla cresta dell’onda e i network iniziano a pensare nuovi format seriali. Gli stessi che hanno portato a Netflix, Trono di Spade & company. L’IT del 2017 è dunque la prima versione cinematografica del romanzo di King. Si può dire: era ora, finalmente!

Bill Skarsgard

La sceneggiatura reca la firma di Cary Fukunaga, già regista della prima stagione di True Detective. Fukunaga avrebbe dovuto anche dirigere IT, ma delle divergenze artistiche con la produzione lo hanno spinto a rinunciare all’incarico. La sua versione della storia, a detta dei produttori, sarebbe dovuta essere molto più dark e infida. La regia è passata all’argentino Andrés “Andy” Muschietti (La madre, 2013). Ma l’attesa più ansiosa riguarda LUI, il clow ballerino più terrificante dell’universo horror: Pennywise. Nel 1990, l’attore britannico Tim Curry (The Rocky Horror Picture Show, 1975) ha prestato volto e voce a IT/Pennywise. Irriconoscibile e inquietante, dentro vestiti colorati e sotto chili di trucco, Curry ha terrorizzato un’intera generazione nei panni del mostro di Derry. Un’interpretazione indimenticabile per i nostalgici, che proprio sul ruolo di Pennywise nutrono molte perplessità.

Dopo 27 anni, è l’attore svedese Bill Skarsgård a raccogliere con rispetto l’eredità di Curry. Bill è figlio e fratello d’arte: suo padre è Stellan Skarsgård (Will Hunting – Genio ribelle, L’ultimo inquisitore, Melancholia) e i suoi fratelli maggiori, Alexander (True Blood) e Gustaf (Vikings), sono anch’essi attori celebri a Hollywood. Il ventisettenne Bill ha appena aperto la porta del successo grazie a IT. La sua versione di Pennywise è assolutamente convincente: occhi muta-colore che vorticano senza bisogno di CGI, un sorriso infantile che nasconde denti affilati… Per rendere ancora più spontanea la reazione dei ragazzi, Skarsgård non si è fatto vedere in costume fino alla prima scena girata insieme ai giovani attori: quella del proiettore. E qui mi fermo!

Il Club dei Perdenti

E quindi si torna a Derry, nel Maine. Si torna nella provincia americana in cui King ambienta le sue storie: una comunità all’apparenza tranquilla, ma i cui abitanti nascondono inquietanti segreti. IT è un’entità ultraterrena che controlla le menti degli abitanti di Derry, arrivando perfino a cibarsi di loro. Per rendere la carne delle sue vittime più saporita, IT muta-forma e assume le sembianze delle paure archetipiche di ognuno.

Torna il Club dei Perdenti, i cui componenti saranno gli unici ad affrontare il mostro, ma soprattutto, per vincere, i ragazzi dovranno sconfiggere le proprie paure. In primis, la paura di diventare adulti, perché sono proprio gli adulti i veri mostri di Derry. Sono mostri i genitori che picchiano i figli, li molestano e scaricano su di essi le proprie frustrazioni. Sono gli adulti, ipocriti e indifferenti, a incutere terrore più di Pennywise. E proprio perché così soli, i bambini sono le vittime predilette di IT. L’ultima difesa è l’amicizia: essere uniti e proteggersi a vicenda, farsi forza l’un l’altro prima di calarsi nelle tenebre per affrontare il Male. E se stessi.

IT sotto le sembianze del clown ballerino Pennywise

IT di Andy Muschietti riesce in una missione davvero difficile: non è affatto semplice girare il remake di due ore nel rispetto dello spirito di un’opera letteraria di più di mille pagine, di cui settecento circa raccontano la prima parte, il primo capitolo appunto. Le scene horror fanno omaggi e citazioni a elementi canonici del genere, come la casa infestata e gli zombi. Il tutto accompagnato da dialoghi anche comici e sopra le righe, come a scuola, che spezzano la tensione altissima che si crea durante l’intero film. Gli spettatori ringraziano, anche per far rilassare un poco i nervi tesissimi a fior di pelle. Magari non urleremo al capolavoro, ma al cult sì. E qualcosa mi dice che questo Halloween galleggeranno tanti palloncini!

Margherita Montali per MifacciodiCultura

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