“Delitto e castigo” di Fëdor Dostoevskij: la sofferenza come fonte di salvezza

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Scrittore e filosofo russo, Fëdor Dostoevskij (Mosca, 11 novembre 1821 – San Pietroburgo, 9 febbraio 1881) è considerato uno dei più grandi autori di tutti i tempi. Tra i suoi tanti capolavori, una delle opere più famose e più lette è sicuramente Delitto e castigo, un romanzo pubblicato nel 1866 e ambientato a San Pietroburgo. Una storia complessa, caotica e tormentata, in cui il processo psicologico dei protagonisti delinea con estrema precisione il concetto di senso di colpa e redenzione.

È però un furfante quel Raskòl’nikov. S’è caricato di un bel peso! Col tempo, quando gli usciranno di testa le ubbìe, potrà diventare un gran furfante, ma adesso ha troppa voglia di vivere! Riguardo a questo punto qui quella gente è vigliacca

Delitto e castigo, prima edizione

Protagonista del romanzo è Rodiòn Romànovič Raskòl’nikov, un giovane studente di legge che ha abbandonato gli studi a causa dei suoi problemi economici. A corto di rubli, vive in un piccolo appartamento nei bassifondi di San Pietroburgo e trascorre le sue giornate immerso nella solitudine, senza troppe emozioni, fino a quando, un giorno, decide di uccidere e di derubare una vecchia usuraia Alëna Ivanovna e in seguito la sorella di quest’ultima, Lizaveta Ivanovna, testimone involontaria del delitto. Combattuto tra un’incontrollabile onnipotenza e dai sensi di colpa, Raskòl’nikov troverà un piccolo barlume di speranza grazie all’aiuto di una giovane donna: Sof’ja Semënovna Marmeladova, figlia di Semën Zacharovič Marmeladov, ex impiegato e ubriacone disperato. Questo incontro porterà il protagonista ad interrogarsi e a scavare nelle zone più buie della sua anima.

Ambientato in una città cupa e tetra, questo racconto lungo e complesso, focalizza la sua attenzione sulle ansie e le angosce dei protagonisti. Delitto e castigo può essere tranquillamente definito un romanzo psicologico, in cui la condizione interiore dell’uomo entra in conflitto con la realtà di quel tempo. Con dialoghi serrati e una forma raffinata e aggressiva, Dostoevskij ci racconta le contraddizioni, la depravazione e la coscienza di un’umanità confusa.

Eccoli gli uomini: vanno avanti e indietro per la strada: ognuno è un mascalzone e un delinquente per natura, un idiota. Ma se sapessero che io sono un omicida e ora cercassi di evitare la prigione, si infiammerebbero tutti di nobile sdegno

Raskolnikov e Marmeladov

La cronaca di un delitto, la sofferenza, il pentimento. Delitto e castigo non è di certo una storia leggera, ma allo stesso tempo ha un ritmo così incalzante che a tratti lascia il lettore quasi senza fiato.

Dostoevskij ci racconta di sentimenti reali e tangibili, di identità nude, di maschere consumate e pesanti, stufe di dover sopportare l’ignobile spettacolo della quotidianità. Questo racconto, oltre ad essere una pietra miliare della letteratura russa e internazionale, è una storia universale, una storia che non conosce spazio e tempo.

«Eroe o pidocchio?» questo si chiedeva il giovane Raskòl’nikov. Questo era il dubbio che lo tormentava. Terminata la lettura, troverete la risposta sospesa tra abisso e salvezza, luce e oscurità. Dopotutto l’uomo è «straordinariamente, appassionatamente innamorato della sofferenza». Sofferenza che non sempre rappresenta una feroce punizione, ma che delle volte può riscoprirsi come una tenera e generosa rinascita.

Luigi Affabile per MIfacciodiCultura

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