#Irish – “Gulliver’s Travels”: un testo antico, ma vivo, molto vivo

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#Irish – Gulliver’s Travels: un testo antico, ma vivo, molto vivo

Gulliver's TravelsGulliver’s Travels (1726-1735, “I viaggi di Gulliver”) è l’indiscusso capolavoro di Jonathan Swift (Dublino, 30 novembre 1667 – ivi, 19 ottobre 1745), pastore della Chiesa d’Irlanda e celeberrimo scrittore satirico. Tutti noi, prima o poi, abbiamo sentito parlare di lillipuziani o di Yahoo (no, non è soltanto il motore di ricerca) ed essi sono soltanto alcuni dei personaggi che affollano il capolavoro di Swift, troppo superficialmente derubricato a “romanzo per l’infanzia”, dove per l’infanzia c’è poco, ma c’è una fortissima critica nei confronti della società del celebre scrittore irlandese. Che in Gulliver’s Travels  ci sia poco o niente di puerile e giocoso lo si evince da un giudizio espresso dall’autore sul suo lavoro:

To vex the world than divert it.

Angosciare il mondo invece di allietarlo.

Da un punto di vista del genere, come è possibile classificare Gulliver’s Travels? Pubblicato il 28 ottobre 1726, si configura come una satira a tutto tondo di un’epoca e della sua weltanschauungIl testo di cui Swift si fa beffe è il capolavoro di Daniel Defoe, cioè Robinson Crusoe (1719), di cui l’autore rifiuta l’ottimismo e si fa portavoce di una posizione filosofica molto vicina al materialismo e al pessimismo metodico di Thomas Hobbes. Più in generale Gulliver’s Travels si pone come satira della letteratura odeporica (diari o racconti di viaggio), un genere molto frequentato nel Settecento.

Il protagonista del romanzo è l’eponimo Lemuel Gulliver, un medico che si mette in viaggio alla conoscenza del mondo. Nella prima parte di Gulliver’s Travels il protagonista fa naufragio sull’isola di Lilliput, terra dei celebri lillipuziani, esseri umani alti poco più 15 centimetri, in guerra tra loro sul modo di rompere le uova (allegoria degli scontri tra protestanti e cattolici e, soprattutto, satira del Robinson di Defoe). Ben presto Gulliver viene fastosamente accolto alla corte del re di Lilliput ed è testimone degli scontri tra i tacchi alti e i tacchi bassi (satira della corte di Giorgio I e delle dinamiche politiche dell’epoca).

Jonathan Swift

Tuttavia la parte più interessante e intellettualmente stimolante del testo è la permanenza di Gulliver sull’isola di Laputa, in quanto essa mi consente di svolgere alcune riflessioni sulla conoscenza, la cultura e la scienza nel mondo contemporaneo. Gli abitanti di Laputa si dedicano alla musica e alla matematica, ma senza fini pratici. L’applicazione sterile del sapere diventa evidente nelle città di Balnirabi e Lagado: la prima è una satira della Royal Society e dei suoi triti esperimenti, la seconda dimostra come la scienza sia inutile se non usata per scopi pratici (gli abitanti di Lagado si servono della scienza per estrarre raggi solari dai cetrioli). Il sapere e la conoscenza, sembra dire Swift, non devono avere essere utilizzati per riempirsi la bocca, ma per dimostrare fattivamente che essi servono al progresso dell’umanità. In un’epoca come quella odierna, dove tutti hanno ragione anche se non hanno studiato, la lezione di Gulliver’s Travels  è fondamentale e dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, di quanto il dottor Roberto Burioni abbia ragione: la scienza e il sapere non sono democratici.

Gli Houyhnhm e gli Yahoo offrono ulteriori spunti di riflessione: i primi sono dei cavalli parlanti, satira del razionalismo, mentre i secondi rappresentano l’abbrutimento peggiore dell’essere umano. I cavalli sono dunque una caricatura feroce dell’Impero britannico e gli Yahoo, a pensarci bene, sono le vittime dello sfruttamento coloniale e, ponendo la questione in termini contemporanei, le vittime dei rigurgiti nazifascisti che stanno sconvolgendo il mondo occidentale. 

Il dottor Burioni

Gulliver’s Travels non è palesemente un testo per l’infanzia. Sarebbe importante ripensare il modo con cui abbiamo categorizzato e classificato dei testi che andrebbero letti e ben meditati soltanto in età adulta, in quanto essi offrono un significativo numero di sfide intellettuali che solo una mente matura può comprendere. Allo stesso tempo, Swift ci consegna un capolavoro: il suo pessimismo hobbesiano è più che condivisibile di fronte a una società e a una civiltà che non sa di cosa farsene della scienza e della cultura.

L’autore irlandese sembra aver anticipato di diversi secoli l’atteggiamento odierno del mondo occidentale nei confronti della cultura e del sapere: tutti ormai possono parlare perché, come ammonisce giustamente Umberto Eco, Internet ha dato la parola a tutti, anche a coloro che dovrebbero tacere.

Nietzsche avrebbe definito Gulliver’s Travel e Swift degli “inattuali”, non perché siano démodé, ma perché la loro influenza e importanza travalica ogni epoca. Sarebbe opportuno riconsiderare lo scrittore dublinese e il suo capolavoro.

Andrea Di Carlo per MIfacciodiCultura

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