“Contro le mostre”: l’intolleranza di Montanari e Trione verso le “mostre blockbuster”

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Contro le mostre: l’intolleranza di Montanari e Trione verso le “mostre blockbuster”

Tomaso Montanari

Cosa fanno insieme Tomaso Montanari e Vincenzo Trione sulla copertina del pamphlet ad alto contenuto polemico ed edito da Einaudi dal titolo Contro le mostre? Vogliono lanciare un segnale d’allarme, una denuncia verso quel mondo che negli ultimi anni ha deciso di svendere un immenso patrimonio culturale e artistico in nome del massimo profitto economico.

Due figure apparentemente diverse e distanti, Trione e Montanari, ma certamente accomunate da un grande amore per la bellezza e per l’arte. Il primo è infatti critico d’arte per il Corriere e preside della Facoltà di Arti, turismo e mercati alla Iulm, mentre il secondo scrive per Repubblica ed è docente di Storia dell’Arte Moderna presso l’Università degli Studi di Napoli. Due vite interamente dedicate alla cultura e al patrimonio artistico, che ben conoscono il sistema contro cui si scagliano. I due critici infatti, si dichiarano intolleranti verso quelle mostre «brutte, mal fatte, furbe, sciatte, approssimative, raccogliticce, imposte da società di produzione private e subíte da amministrazioni pubbliche allo sbando». Perché non solo rischiano di tralasciare il loro scopo didattico per una spettacolarizzazione delle opere fine a se stessa, ma corrono il pericolo di trasformarsi in show ambulanti che trasportano capolavori di inestimabile valore da un luogo all’altro, come semplici oggetti utili solamente a far soldi.

Sono circa diecimila ogni anno in Italia le cosiddette mostre blockbuster, che fondono quasi sempre il mero intrattenimento a pagamento con una scarsa qualità degli allestimenti e dei messaggi proposti. I temi di queste esposizioni tendono a riguardare spesso artisti popolarissimi, come gli Impressionisti, Van Gogh, Caravaggio, Warhol, capaci di attirare cospicui numeri di visitatori ma che rischiano di trasformarsi in brand muniti di veri e propri tariffari. È un successo di facciata quindi quello di queste mostre, il cui fine ultimo è sicuramente quello dei facili guadagni. Trione e Montanari, all’interno della loro denuncia, fanno anche i nomi dei responsabili di queste manifestazioni “acchiappa turisti mordi e fuggi”. Prima fra tutte è l’organizzazione Linea d’Ombra, fondata nel ’96 da Marco Goldin, inventore di questo fortunato format che negli anni ha preso sempre più piede in Italia. Sono mostre dalle tematiche facili, che non costringono il visitatore a meditare e a elaborare ciò che vede, ma che vengono vissute come un momento di svago, al pari di un pomeriggio al cinema. È questa la semplicissima chiave del loro successo.

Vincenzo Trione

È l’osservazione disinteressata, quindi, quella condannata all’interno del volume Contro le Mostre, la cui responsabilità è però additata a organizzatori che non badano più agli aspetti didattici degli eventi culturali. Invece di individuare come finalità principali dell’arte quelle di elevare lo spirito umano, di trasmettere valori e storie e di innescare una crescita intellettuale e morale all’interno società, questi “imprenditori della cultura” si pongono infatti come obiettivo quello di ottenere il maggiore profitto economico. Si tratta di meccanismi perfettamente allineati a quelli dettati dalla postmodernità: poco importa della qualità di ciò che si osserva, la massa desidera svago, divertimento. La cultura assume la forma di un grande magazzino e l’uomo ne diventa un consumatore. Forse è arrivato il momento di invertire la rotta e di riattribuire il valore che spetta a quel patrimonio artistico e culturale che ha reso l’Italia grande nel mondo.

Beatrice Obertini per MIfacciodiCultura

2 Commenti
  1. Arianna Capirossi dice

    Davvero interessante! Grazie!

  2. Helene dice

    Fantastico articolo! Fantastica pubblicazione! Esattamente quello che ho sempre pensato di Linea d’ Ombra ed altri, essendo io di Genova, ho subito una serie infinita di mostre fasulle, imbastite soltanto per far cassa su un pubblico sprovveduto, attirato da nomi importanti e locandine ben studiate con opere che a volte non erano neanche presenti in mostra, insomma il classico fumo e niente arrosto! Il visitatore va educato non turlupinato.

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