“Iraq: una ferita aperta”: gli scatti di Giles Duley raccontano il conflitto

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Iraq: una ferita aperta: gli scatti di Giles Duley raccontano il conflitto

A Mosul la situazione è terribile: seppur distratti dai fatti nazionali più o meno rilevanti, in Iraq continuano a consumarsi le conseguenze di in conflitto armato che ormai flagella il Medio Oriente da anni, con conseguenze gravi sulla popolazione civile. Per provare a ricordarci tutto questo, Emergency ha organizzato la mostra Iraq: una ferita aperta che espone le fotografie di Giles Duley. Una selezione degli scatti sarà visibile fino al 12 novembre alla Triennale di Milano mentre la totalità di questi sarà esposta presso la nuova sede di Emergency a partire dal 28.

A Mosul diciannove anni or sono l’associazione umanitaria di Gino Strada aveva costruito un ospedale poi ceduto alle autorità locali nel 2005: quest’anno però ha deciso di tornare a gestirlo data l’emergenza ed in circa sette mesi di attività sono state contate circa 1500 vittime di guerra. Un intervento che era necessario, purtroppo, per cercare di arginare la disperazione, la paura e la mancanza di cure.

In passato ho parlato di come, anche in queste situazioni, io abbia sempre cercato di trovare un barlume di speranza da fotografare, come una risata o l’amore di una famiglia. Ma quello che ho visto a Mosul mi ha spiazzato. Ho capito che a volte un’immagine simile è impossibile da trovare.

Giles Duley in maniera sincera e senza filtri racconta una realtà durissima, fatta di storie e di ingiustizie. Difficile non girare il volto dall’altra parte, sconvolti da ciò che vediamo, ma altrettanto difficile è rimanere indifferenti davanti a tutto questo. Aiutare Emergency è sempre un’ottima idea, oggi più che mai. Anche perché l’organizzazione cerca di dare aiuto anche a tutti i profughi siriani che scappano in Iraq: si lasciano alle spalle miseria e devastazione per trovarne altrettanta varcato il confine.

Quelle che vediamo esposte in Iraq: una ferita aperta sono testimonianze spietate di cosa sia lo scontro, il conflitto, la guerra, non c’è speranza, non c’è un barlume di vita, niente. Non basta più cercare di contenere le drammatiche conseguenze di una bomba, un’epidemia, un agguato, uno stupro, non deve più essere l’obiettivo pensare esclusivamente al dopo, l’obiettivo deve essere trovare una soluzione per far sì che tutto questo finisca, che un’intera area geografica traumatizzata e violata possa avere gli strumenti per riprendersi seppur con fatica.

Possono scatti ben fatti colpire le coscienze? Possono e ci riesco: come un cartello stradale piantato nei pressi di un’autostrada che ormai non esiste più, la cultura può indicarci la direzione verso cui andare: quella della solidarietà ma non solo, anche quella del non accettare mai la violenza, le ingiustizie, la guerra.

Iraq: una ferita aperta
A cura di
La Triennale: dal 24 ottobre al 12 novembre 2017
Casa Emergency: dal 28 ottobre al 6 novembre – dal 14 al 23 novembre 2017

Carlotta Tosoni per MIfacciodiCultura

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