Carlo Collodi, il papà del burattino più conformista della letteratura

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Carlo Collodi, il papà del burattino più conformista della letteratura

0c1f699475b959f6f97a0da688fa1252L’interiorità di un bambino costretto a crescere da solo, con relazioni immaginarie; la paura di crescere, della morte e della separazione; l’immaginario di una bambina che fronteggia le proprie pulsioni interiori rispetto ad un mondo difficilissimo da decodificare.
Chiamiamo le persone col loro giusto nome, come dice il Vecchio Deuteronomio, e vedremo che abbiamo a che fare con Christopher Robin, con Peter Pan, con Alice in Wonderland. Ed i loro rispettivi padri, naturalmente: A.A. Milne, Matthew Barrie, Lewis Carroll.

Per essere esaustivo, il ristretto elenco manca di almeno un nome – ma dobbiamo chiarire che anche così la letteratura “per l’infanzia” è lungi dall’essere esaurita, mancando ad esempio di Mark Twain e Roald Dahl; ma qui vogliamo tener conto soltanto dei capolavori il cui protagonista è entrato nell’immaginario collettivo mondiale nel contesto di un impianto narrativo assolutamente fantastico.
Ergo, il nome che manca non può che essere quello di un’eccellenza italiana: ovviamente, Carlo Collodi, al secolo Carlo Lorenzini (Firenze, 24 novembre 1826 – Firenze, 26 ottobre 1890), autore di Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino, e meglio ancora noto come il papà, semplicemente, di Pinocchio.

Semplicemente si fa per dire, perché in opere come quelle citate all’incipit e per Pinocchio, di semplice non c’è nulla: dall’impianto narrativo alle tematiche sottese, dal successo planetario alle riduzioni/trasposizioni, dall’immaginario messo in campo alle biografie degli autori, tutto concorre a determinare l’eventualità che una storia “per bambini” in realtà sia un romanzo tout court senza possibilità alcuna di uscire da una virtuale classifica dei best seller di tutti i tempi, con sufficienti piani di lettura da coprire tutte le età dell’uomo e tutte le latitudini.

collodi-picL’uomo Collodi, va detto, ebbe una preparazione parziale: interruppe infatti gli  studi superiori per venire assunto come commesso in una libreria. Siccome secondo il costume dell’epoca queste attività commerciali svolgevano anche un ruolo editoriale, ben presto egli iniziò anche a scrivere: in ordine sparso, per la Rivista di Firenze, L’Opinione, il Nazionale, la Scaramuccia la Gazzetta d’Italia, L’Italia musicale e l’Arte, fonda una rivista satirica, Il Lampione, e si occupa un po’ di tutti i campi della creatività umana: musica, teatro, letteratura. Nel 1856 collabora con la rivista umoristica La Lente e compare per la prima volta lo pseudonimo di Collodi. Nello stesso anno scrive e pubblica Gli amici di casa e Un romanzo in vapore. Da Firenze a Livorno. Guida storico-umoristica, che sono le sue prime opere importanti e che oggi sono, sostanzialmente, dimenticate, come pure il Novo vocabolario della lingua italiana secondo l’uso di Firenze, la partecipazione alla Seconda guerra d’indipendenza, il ruolo di censore teatrale, l’iscrizione alla massoneria, le traduzioni delle più famose fiabe francesi (tra gli altri, traduce anche Perrault).

Nessuno, in fondo, è conosciuto né conoscibile: per personaggi che hanno avuto la bravura e la ventura di divenire padri di un’icona letteraria mondiale questo è ancora più vero, perché le onde del tempo finiscono per spazzare via la persona e lasciare solo il personaggio. Nel caso di Collodi, ciò avviene il 7 luglio del 1881, quando sul Giornale per bambini esce il primo capitolo di Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino, sostanzialmente a puntate come avveniva per molte opere dell’epoca.

743214506523_fIl resto, è storia nota: allo stato attuale delle cose, è inutile elencare le lingue in cui è stato tradotto Pinocchio ed è praticamente impossibile calcolare il numero delle copie vendute nel mondo – alcune fonti riportano 35 milioni, altre 80, ma è soltanto un modo, anche abbastanza ozioso, di quantificare un successo inquantificabile. Ovviamente, conseguenza e cagione al tempo stesso della diffusione capillare del romanzo di Collodi sono le varie versioni e riduzioni, su tutte quella della Disney; a livello italico, noi over –anta ricordiamo anche e forse più la versione sotto forma di sceneggiato televisivo del 1972, diretto da Luigi Comencini, con Nino Manfredi nella parte di Geppetto. La colonna sonora dello sceneggiato, inoltre, rimase nell’orecchio per più di una generazione di fanciulli italiani. Più ancora rimane e rimarrà l’album (ed il musical) Burattino senza fili del grande Edoardo Bennato, almeno per chi ama la musica d’autore e cantautore. Non va dimenticato, inoltre, il magnifico musical dedicato al burattino di legno, un magnifico Pinocchio come musica e testi dei Pooh in gran spolvero. Non è un caso, se proprio Bennato ha dedicato la sua attenzione e sensibilità anche a Peter Pan, che abbiamo citato all’inizio: Alice, Christopher Robin, Peter Pan, Pinocchio sono tutte sfaccettature dell’animo umano, soprattutto considerato nell’età evolutiva (ma non solo). Pinocchio, diversamente dagli altri,  ha un rapporto più stretto con l’autorità, con la costrizione e con la perdita dell’innocenza, come pure un più pragmatico cedere alla fine dell’infanzia per l’accesso, attraverso una serie di riti di passaggio, all’età adulta. Laddove Christopher Robin manterrà sempre un rapporto privilegiato col suo migliore amico di pezza Pooh, Dorothy non si farà mai intimorire dal Mago di Oz, Peter non crescerà mai e Alice non si sogna neppure di cedere alla Regina di Cuori, Pinocchio alla fine si integra – vuoi per la naturale tendenza alla sottomissione ad un’autorità superiore da parte di un massone, vuoi perché il personaggio è nato sul suolo italico e quindi risente dell’influenza cattolica oppressiva e spersonalizzante.

pinocchio-1Keith Haring che inizia a disegnare dentro i margini: Pinocchio è didascalico e anti-reazionario e la sua ricerca, ancorché universale, è quella dell’accettazione della collettività a costo della rinuncia all’individualità, contrabbandata come negativa in contrapposizione al piattume dell’incasellamento negli schemi (la Fata Turchina è uno dei personaggi più negativi della storia della letteratura, opprimente e ricattatoria; ma ovviamente anche i carabinieri non scherzano)

Sarà per quello che a noi Pinocchio è sempre sembrato interessante ma non simpatico, preferendo tutti gli altri personaggi sin qui citati (e ce ne sarebbero anche altri): in direzione ostinata e contraria, noi saremmo senza tema rimasti burattini.

Senza fili, ovviamente.

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

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