Geoffrey Chaucer: vate di un’epoca in continua evoluzione

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Geoffrey Chaucer: vate di un’epoca in continua evoluzione

Geoffrey Chaucer: vate di un'epoca in continua evoluzioneGeoffrey Chaucer (Londra, 1343 – ivi, 25 ottobre 1400): qualsiasi studente d’inglese avrà sentito ripetere (ad nauseam) che egli è il padre della lingua inglese. Affermazione in parte vera (come vedremo), ma non sarebbe intellettualmente onesto ridurre Geoffrey Chaucer a un mero stilista: egli è il testimone più prestigioso di un’epoca in continua evoluzione, contraddistinta da eventi capitali per la storia inglese basso medioevale/premoderna. Vediamo in dettaglio.

Geoffrey Chaucer è, assieme a John Gower e a William Langland, il maggior esponente di quella fase storica, culturale e letteraria che passa sotto il nome di Middle English (“medio inglese”). Questa inizia nel 1066, quando Harold, l’ultimo re anglosassone d’Inghilterra, viene sconfitto a Hastings da Guglielmo il Conquistatore, il leader dei normanni. L’inglese inizia a subire influenze romanze, diventando un idioma fortemente instabile (specchio dell’epoca, d’altro canto) e la società stessa si feudalizza. In questo contesto si muove Chaucer, giudice di pace, deputato, sovrintendente delle foreste e, soprattutto, poeta alla corte di Edoardo III, Riccardo II ed Enrico IV. Grazie ai contatti tra l’Inghilterra e il continente per mezzo della mediazione francese, Geoffrey Chaucer rimane influenzato dal modello essenziale per la sua opera, Giovanni Boccaccio.

Geoffrey Chaucer: vate di un'epoca in continua evoluzioneInghilterra, Francia e Italia: ai tre paesi corrispondono le tre fasi della produzione, cioè la fase francese, la fase italiana e infine quella inglese, che culmina col suo capolavoroThe Caunterbury Tales (1380, “I racconti di Canterbury”).

L’opera più significativa della fase francese è senza ombra di dubbio The Book of the Duchess (1368, “Il libro della duchessa”). Geoffrey Chaucer scrisse quest’opera per alleviare il dolore di John of Gaunt (Giovanni di Gand), zio di re Riccardo II, a seguito della morte della moglie Blanche (a cui l’autore si riferisce col nome di White, “bianca”). L’escamotage letterario utilizzato dall’autore è quello del dream-poem, il poema-sogno, grazie al quale Chaucer riesce a mitigare il dolore dell’importante uomo di corte.

La fase italiana si contraddistingue in modo particolare per The Parlament of Foulis (“Il parlamento degli uccelli”) è un’opera molto particolare, in quanto contiene la prima allusione a san Valentino come festa degli innamorati. L’opera, appartenente al genere del poema-sogno, prende le mosse quando il narratore si addormenta sul Somnium Scipionis ciceroniano. Sarà proprio lo stesso Scipione ad accompagnare il protagonista a una versione molto particolare di san Valentino. Gli amanti non sono umani, ma bensì uccelli, i quali si riuniscono come se fossero un’assemblea parlamentare. È opportuno, a questo punto, notare un elemento fondamentale nel macrotesto di Geoffrey Chaucer: nonostante il Medioevo si contraddistingui per la fedeltà al dogma cattolico romano, nell’opera dello scrittore inglese si respira una certa aria di laicità e di libertà. La scolastica e i suoi sillogismi non sembrano aver attecchito nell’opera del poeta britannico.

Geoffrey Chaucer: vate di un'epoca in continua evoluzione
Pasolini

Il capolavoro di Geoffrey Chaucer è senza ombra di dubbio The Caunterbury Tales (1380, “I racconti di Canterbury”). I racconti chauceriani sono espressione del dialetto londinese, in quanto la vita pubblica e culturale inglese si era spostata dall’ovest (dove la letteratura antico inglese aveva avuto la maggiore fioritura sotto Alfredo il Grande) verso est (dove i normanni avevano spostato la corte e dove William Caxton, il primo stampatore sul suolo britannico, aveva dato inizio alla sua attività). L’ipotesto del capolavoro dell’autore londinese è senza ombra di dubbio il Decameron boccacciano. Tuttavia, a mio giudizio, è necessario evidenziare delle sostanziali differenze tra Boccaccio e il suo epigono inglese: se lo scrittore certaldese fa della cornice del suo capolavoro un’epidemia di peste, lo sfondo dei racconti chauceriani è un pellegrinaggio verso la tomba di Thomas Beckett, le cui spoglie sono conservate nella cattedrale di Canterbury. Il piano narrativo prevede che i pellegrini raccontino quattro storie: due all’andata e due al ritorno. È proprio la varietà dei personaggi a esser fondamentale: il tessuto polifonico bachtiniano si accompagna alla classica divisione della società medievale europea di ascendenza duméziliana, cioè coloro che pregano, che faticano e che combattono. 

Il testo chauceriano si contraddistingue per la varietà di racconti: l’esordio è un romance, un testo fantastico, raccontato dal cavaliere, a cui segue la parodia (fabliau) nella vicenda narrata dal mugnaio. Geoffrey Chaucer non esita a mostrare le sfaccettatura della società inglese dell’epoca, la quale si avvia verso una decisa trasformazione tra Quattro e Cinquecento.

Geoffrey Chaucer: vate di un'epoca in continua evoluzione
TS Eliot

L’autore inglese è veramente il nume tutelare di un’epoca in continua trasformazione: un sentimento più laico e secolare si sostituisce, nella sua opera, al grigio mondo della scolastica. In un momento in cui si ergono barriere e si impedisce in ogni modo il riconoscimento e la circolazione di idee, il background intellettuale e culturale di Geoffrey Chaucer dovrebbe ricordare che senza circolazione di idee siamo destinati a morire e a non rinnovarci mai. Sarebbe opportuno riscoprire la lezione di un grande scrittore medioevale, periodo che nella mente comune è associato ai “secoli bui”. Non a caso TS Eliot ha pensato proprio al prologo chauceriano per The Waste Land e il dissacrante Pasolini ha messo in scena la sua personale versione dei racconti dello scrittore londinese.

Andrea Di Carlo per MIfaccioDiCultura

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