Festival dei Popoli 2017: i docufilm espressione dell’incubo contemporaneo

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Festival dei Popoli 2017: i docufilm espressione dell’incubo contemporaneo

Festival dei PopoliSi è da pochi giorni conclusa la 58° edizione del Festival dei Popoli, rassegna cinematografica fiorentina dedicata al mondo dei docufilm. Quest’anno il premio di miglior documentario è stato assegnato a Also Known as Jihadi, pellicola del francese Eric Baudelaire.

Il festival, fondato nel 1959 (da una cerchia di antropologi, sociologi, etnologi e mass-mediologi), è ormai un evento di portata mondiale. Registi e creativi di tutto il mondo giungono a Firenze ogni anno per raccontare, attraverso la voce della loro camera, le storie, le emozioni, gli umori e i ritratti delle loro terre. Un patrimonio immenso, che unisce alla pellicola anche la produzione letteraria e fotografica: nel corso del tempo è stata creata una vera e propria biblioteca che conta più di 1.700 titoli, oltre a riviste, interviste, report fotografici, recensioni e tanto altro. Materiale che ad oggi ha dato vita a un’intensa attività culturale attorno al festival, che durante l’anno organizza diverse iniziative correlative, nazionali e internazionali.

Il Festival dei Popoli del 2017 è stato tutto dedicato  ai sogni e agli incubi del potere contemporaneo. Non poteva esserci dunque altro vincitore: Also Known as Jihadi è un documentario che racconta la nascita di un jihadista, un percorso che ha inizio tra gli atti di un lungo processo. Il focus tematico di questa edizione è stata Effetto Domino, e non è difficile capire il perché: in tempi di guerra e terrorismo come i nostri, la kermesse fiorentina ha cercato di andare alla radice di quella che è la relazione complessa del potere con il suo popolo. Un potere che si traduce nella figura di un leader, un leader politico che diventa quasi un prototipo standard sul quale ogni Paese cuce addosso i suoi bisogni. Bisogni che necessitano di un personaggio carismatico,popolare (con il conseguente dilagare di populismo), bisogni diffusi anche dalla voce dei mass media, complici di creare un immaginario collettivo che si diffonde a macchia d’olio nel mondo (effetto domino, appunto). Il premio è stato assegnato dalla giuria all’opera di Baudelaire perché:

Intelligente e concettualmente ricco, il film ha una struttura formale che sfuma abilmente i limiti del discorso usando immagini, suoni e documenti testuali. Opera straordinaria che si inserisce in una tradizione non solo cinematografica, ma anche di attivismo, questo film dimostra l’ambiguità del pregiudizio con strumenti complessi, appellandosi all’immaginazione, alla conoscenza (e alle sue lacune), e all’assurdità che spesso caratterizza la gestione sociale della giustizia – provocando così una meditazione quanto mai necessaria sulla paura e sulla xenofobia.

Festival dei PopoliAnche gli altri film premiati testimoniano storie di sopravvivenza e incertezza della nostra contemporaneità, come On The Edge of Life, di Yaser Kassaba (Siria, 2017), vincitore della sezione miglior mediometraggio. Tra i vincitori italiani, invece, L’ultima popstar, di Claudio Casazza, Stefano Zoja e Carlo Prevosti. Una figura leader diversa da quella dei dittatori del Medio Oriente, ma comunque influente. L’ultima pop star è Papa Francesco, atteso dalla folla brulicante a Monza. Mentre la telecamera si insinua tra i volti trepidanti, sembra di assistere all’inizio di un concerto rock, dovei fan possono mostrare tutta la loro morbosa venerazione nei confronti di un uomo.

Il Festival dei Popoli è un’occasione non solo per assistere a opere che difficilmente giungono nelle nostre sale cinematografiche, ma anche per confrontarsi, riflettere, partecipare alle migliaia di conferenze e tavole rotonde su attualità, politica, società e arte. Il classico esempio di come la figura dell’intellettuale impegnato si trasforma e reinventa sé stesso senza mai rinunciare alla propria missione.

Carmen Palma per MIfacciodiCultura

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