Altrove − Se la schizofrenia ha la forma di un gatto: l’arte di Louis Wain

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Altrove − Se la schizofrenia ha la forma di un gatto: l’arte di Louis Wain

The bachelor party (1939 circa)

Quello che riguarda Louis Wain, bizzarro personaggio nato a Londra nel 1860 e deceduto nel 1939, è tra gli esempi più classici della letteratura inerente i processi psicopatologici analizzati attraverso i cambiamenti dello stile grafico. Più conosciuto in ambito psichiatrico che artistico, Louis Wain, nonostante la sua eccentricità e numerosi ricoveri per calmare le sue crisi psichiche, come illustratore di libri per bambini, riviste e cartoline riscosse grande successo in epoca vittoriana.

Probabilmente Louis Wain soffrì di schizofrenia. Nato con il labbro leporino, visse per questo motivo un’infanzia ovattata, circondato da una madre apprensiva e cinque sorelle nubili. Frequentò la scuola d’arte e diventò insegnante, ma la morte del padre lo costrinse a darsi da fare in altro modo per sostenere economicamente la numerosa famiglia, di cui alcuni membri erano afflitti da malattie psichiche. Il giovane artista, con una prospettiva stravagante e sognante sul mondo, si specializzò nell’illustrazione di animali. Quando si sposò il gatto divenne il suo soggetto prediletto: è proprio attraverso la rappresentazione dei gatti che è possibile, secondo gli psichiatri, ricostruire l’evolversi della malattia dell’artista e il suo progressivo distaccamento dalla realtà.

Peter, un gattino bianco e nero, rallegrava le giornate della moglie di Louis Wain, malata di cancro. Con quel gattino, definito dall’artista «un pezzo di merda» per i suoi agguati improvvisi e immotivati, e con tutti i gatti con i quali nel corso del tempo convisse, l’illustratore entrò in un rapporto di simbiosi, sondando il loro carattere magnetico e sfuggente, le loro pose aggraziate. Il gatto divenne per Louis Wain emblema della realtà. Amò i gatti a tal punto da indebitarsi per sostenere le associazioni di volontariato, ma questo amore incondizionato, allo stesso tempo, gli permise probabilmente di distaccarsi dall’ossessione per la sua schizofrenia.

Paranoico, a tratti violento, Wain nel 1924 venne ricoverato una prima volta, per l’aggravarsi dei disturbi, in un ospedale psichiatrico. Oscillanti tra il fantastico e il kitsch, i suoi disegni più antichi raffigurano animali umanizzati, intenti in faccende umane quotidiane. Erano gli animali a travestirsi da uomini o viceversa?

I gatti raffigurati come nobili impettiti divennero via via sempre meno realistici, gli occhi sbarrati, lo sfondo caleidoscopico. Se assumiamo il gatto come indicatore della percezione che Louis Wain aveva della realtà, disintegrare l’identità del gatto in simboli geometrici e colori vivaci è testimonianza di una visione confusa della realtà. L’artista perse di vista la realtà, o forse la rifiutò. Gli elementi caratterizzanti del gatto diventano segni di paura e stupore, visioni concentriche in cui figura e sfondo non si distinguono: la realtà è stato assorbita, inghiottita, in una realtà parallela. Non possiamo sapere quale realtà fosse quella più spaventosa.

La simmetria presente nei disegni e nei dipinti indica il tentativo dell’artista di dare un ordine alla percezione della realtà. Dalla simmetria emergono ad un certo punto unicamente i grandi occhi dell’animale, sproporzionati in rapporto alla dimensione del supporto. I grandi occhi rappresentano un ulteriore stratagemma di controllo sulla percezione, un focalizzarsi su un particolare, determinante nella visione dell’autore, per dominare il caos.

Nonostante i disegni di Wain siano riportati in letteratura per illustrare il mutamento di stile in relazione al peggioramento clinico, non è tuttavia noto il loro l’ordine, poiché l’artista non li datava.

La realtà di una persona schizofrenica può oscillare da una dimensione di meraviglia ad uno stato di orrore e paralizzante paura. Le allucinazioni, i deliri e le alterazioni del pensiero e del comportamento spesso portano lo schizofrenico ad isolarsi e abbandonare la vita sociale, a trascurarsi, ad immaginare cospirazioni contro la propria persona o ad interagire con le proprie allucinazioni, che molte volte vengono sentite come benevole, amiche, rassicuranti.

They sang with sweetness (1932 circa)

Una persona schizofrenica crea un suo personale Altrove, una dimensione fragile e allo stesso tempo solida che chiede empatia, delicatezza e anche senso dell’umorismo. Una persona schizofrenica non merita di essere scaraventata in un Altrove che non gli appartiene: non perché è schizofrenica, ma perché è una persona. Nessuno merita un Altrove che non desidera.

Nonostante la stramberia, le reazioni bizzarre, incomprensibili e violente – proprio come un gatto – Louis Wain fu un individuo capace di grande amore e comprensione per i più incomprensibili aspetti della vita, come gli scherzi che la schizofrenia compie sulla mente umana. Continua ad essere un artista affascinante, per gattofili e non.

Annalisa La Porta per MIfacciodiCultura

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