Nobel, l’Alfred dinamitardo che diede il nome al premio

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Nobel, l’Alfred dinamitardo che diede il nome al premio

Nobel ha assunto il significato di prestigio e virtù in campo scientifico. Ma da dove nasce l’idea di conferire un premio alle menti che abbiano raggiunti notevoli traguardi nelle rispettive aree? Sicuramente questa non è una idee che brilla per originalità, ma molto più interessante è la storia che si cela all’origine dell’ambito riconoscimento.

Alfred Nobel nasce a Stoccolma il 21 ottobre 1833 (città in cui l’Accademia conferisce i premi), da brillante studente di chimica gira per l’Europa per affinare le sue conoscenze. La sua vita professionale ricalcherà in un certo senso quella del padre: Immanuel Nobel. Nobel senior fu un famoso inventore e costruttore di armi in un’epoca in cui gli affari fiorivano alla luce delle prime corse agli armamenti, che hanno segnato le prime guerre “moderne”, a partire da quella in Crimea del 1853-1856. Fece le fortune dell’Impero Russo. Alfred è infatti incuriosito dagli studi dell’italiano Ascanio Sobrero, lo scopritore della nitroglicerina. Il giovane Nobel ne intuì l’applicazione in ambito bellico sotto forma di esplosivo. All’inizio ci furono diversi inconvenienti che si tramutarono in improvvise e inaspettate esplosioni, con conseguenze spesso tragiche e disastrose. Allora il caparbio Nobel escogitò una soluzione che innovò la storia delle armi: scoprì che la nitroglicerina poteva essere stabilizzata e controllata più facilmente se unita a farina fossile, poiché si tramutava in una sostanza pastosa meno rischiosa, oggi ai più nota come dinamite. Tra le altre invenzioni “esplosive” si annovera la balistite (sempre a base di nitroglicerina), o meglio conosciuta come polvere senza fumo, una polvere che evitava l’inconveniente del fumo che produceva un colpo di fucile.

Insomma Alfred Nobel aveva uno speciale dono: il saper come far esplodere qualsiasi cosa. Purtroppo queste ricerche, per quanto importanti anche in ambito non bellico, non diedero al signor Nobel grande fama: fu infatti soprannominato “il mercante di morte“. Alfred a quel punto iniziò a domandarsi di come sarebbe stato ricordato dopo la sua morte e dunque iniziò la sua seconda vita da filantropo. Da magnate dell’epoca ebbe diverse residenze, tra cui una in Italia, a Sanremo, dove morì il 10 dicembre 1896, per poi essere seppellito nel cimitero do Stoccolma. La morte gli diede la possibilità di evitare di assistere a uno dei più grandi massacri della storia quale fu la Prima Guerra Mondiale, anche grazie alle sue scoperte.

Alla luce di tutto ciò possiamo affermare che Nobel è riuscito nell’intento di far rivalutare il suo nome grazie al prestigio sociale che nel corso di più di un secolo si è costruito intorno al premio omonimo. Senza dubbio questa esigenza nacque da un forte senso di rimorso e vergogna per ciò che creò in vita: armi capaci di sterminare migliaia di persone nel corso dei decenni. Esigenza di una persona riflessiva e calcolatrice, ma anche empatica e fragile da come si può desumere dalla sua non mirabile produzione letteraria. Un animo schiacciato tra genialità scientifica e sensibilità umana.

Questo è solo uno degli esempi di come l’eccitazione per il progresso scientifico può tramutarsi in tragedia se non assistito da una riflessione profonda sulle conseguenze, soprattutto se negative, di un avanzamento scientifico brutalmente neutro nella sua essenza. Il progresso non ha connotazione valoriale, è semplicemente approfondimento della conoscenza umana rispetto alla realtà che lo circonda. È il suo uso a determinarne un giudizio sul bene o sul male prodotto. Accadde lo stesso per la progettazione della bomba atomica e la successiva opposizione al suo utilizzo da parte dei suoi inventori, tra cui l’italiano Enrico Fermi, alla luce delle possibili conseguenze devastanti, come fu provato successivamente dagli eventi in Giappone.

L’attività filantropica di Nobel fu una risposta, ovviamente ed inevitabilmente insufficiente, a ciò che la sua genialità riuscì a concepire. L’istituzione del premio Nobel fu soltanto l’estrinsecazione materiale di un malessere che il genio spregiudicato si portò dentro per gran parte della sua vita. Particolarmente significativo fu l’idea di istituirne una prima di tutto per premiare chi si fosse prodigato per la pace, quella continuamente negata dalla guerra condotta anche con le sue armi. Senza dubbio nel corso del tempo si è fatto anche un uso “politico” dell’assegnazione del Nobel per la pace: Obama, l’Unione Europea, il presidente colombiano Juan Manuel Santos, sono tutte scelte che non possono che lasciare dei dubbi alla luce del forte attivismo militare dell’Occidente e dell’intento di sollecitare il dialogo tra Colombia e le FARC (gruppo guerrigliero colombiano). Ma al di là di ciò alla base del Nobel c’è una storia di perdono verso se stessi ed il mondo, uno sforzo di cui molti non sono stati capaci di compiere alla luce di crimini orrendi, spesso nascosti e giustificati da ideologie mistificatorie.

Pierfrancesco De Felice per MIfacciodiCultura

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