“Bauen”, la personale di Alessio Barchitta nella sua Sicilia

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Bauen, la personale di Alessio Barchitta nella sua Sicilia

Il 15 ottobre 2017 si è tenuto il vernissage di Bauen, la mostra personale dell’artista Alessio Barchitta. La location d’eccezione è quella che fu la Chiesa di San Vito di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina, e divenuta oggi un Auditorium.

La mostra, resa possibile grazie alla collaborazione e al patrocinio del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto e del Progetto CRAMUM per l’arte contemporanea, si presenta come la conclusione di una profonda ricerca incentrata sul significato di “abitare” e di “casa” oggi. Bauen, infatti, è una parola tedesca che significa costruire e deriva dall’ormai desueto “buan”, abitare. Abitare non è, quindi, un semplice comportamento, o stile di vita, simile a mille altri, ma è una condizione necessaria, derivante da “bin”, ovvero “essere”. Si potrebbe pensare che l’uomo è in quanto abita. Ma Bauen significa anche custodire, curare e si configura con l’essere umano che abitando, custodisce sé stesso e i frammenti che lo identificano, catalogando spazi ed oggetti secondo ordini e significati attribuiti da lui stesso o dalla collettività. 

Bauen inaugura con una performance di danza, realizzata e pensata da Oltre Danza ed è impreziosita dai testi critici di Vincenzo Argentieri, Sabino Maria Frassà, Maria Cristina Galli e Giulia Vasso Menestrina. Ed è lo stesso Sabino Maria Frassà, Direttore Artistico del Premio Cramum, ad introdurre il progetto:

La storia che Alessio racconta è quella di un giovane che va a cercare fortuna lontano da casa, nella grande città, lottando per crescere senza perdere il forte legame con le proprie origini e con le peculiarità della propria terra. Con Bauen cerca di tornare a casa e cominciare a ricomporre la frattura della crescita. Non a caso la mostra racconta della perdita e ricomposizione di una casa. Una casa distrutta dal tempo, testimone della stratificazione del tempo e delle storie di chi l’ha abitata, viene smembrate, ricomposta e raccontata in modo diacronico. Alessio Barchitta rappresenta così in modo esemplare l’inquietudine delle nuove generazioni: la reinterpretazione della fragilità umana e della ricerca/assenza della casa manifestano un diffuso senso di sradicamento e di difficoltà di crescere in un mondo che non offre (più) alcuna certezza riguardo al futuro. Da questa inquietudine non scaturisce alcuna forma di nichilismo, ma anzi emerge uno sprone a rinascere ad affermarsi nonostante tutto. L’inquietudine propositiva è del resto una delle peculiarità della cultura barocca siciliana, in cui l’artista è cresciuto. Se per secoli la parola barocco ha assunto una connotazione anche spregiativa per la presunta assenza di regole e il senso di sovraccarico, nelle opere di Alessio prevale la dimensione barocca del ricostruire ciò che si è rotto e di farlo in modo grandioso, con un forte senso di illusionismo scenografico.

Conosciamo meglio Alessio: giovane, talentuoso, ultimamente tra i finalisti dell’ultima edizione del premio Cramum. Classe 1991, nasce a Barcellona Pozzo di Gotto. Nel 2010 si diploma presso l’Istituto Statale d’Arte di Milazzo con indirizzo di grafica pubblicitaria e fotografia e, lo stesso anno, si trasferisce a Milano dove si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Brera al corso di diploma accademico di primo livello in pittura. Consegue il titolo nel luglio del 2014, con voto 110 e lode, per poi specializzarsi, sempre in pittura, nel 2017. Nonostante i numerosi progetti avviati a Milano e le mostre in giro per l’Italia, il legame tra Alessio Barchitta e la sua terra è indissolubile. A Barcellona Pozzo di Gotto fonda, infatti, il Collettivo Flock che si fa portavoce di Pozzo dei goti in arte, evento, e appuntamento atteso di anno in anno, che coniuga storia, tradizioni e arte contemporanea nei suggestivi vicoli siciliani.

La performance durante il Vernissage

L’artista è da sempre interessato agli aspetti antropologici e sociali dell’arte contemporanea. La sua ricerca si riflette sull’uomo e sulla sua capacità di mutare, trasformarsi e adattarsi al tempo. Così come le sue opere che godono di vita propria, si slegano dalla creazione e dal creatore stesso per evolversi, cambiare forma e deteriorarsi con il lento scorrere delle ore. L’arte è libera di vivere e tramontare, di divenire essenziale e superflua tanto che lo spettatore diventa l’assoluto protagonista dei mutamenti.

Bauen è una mostra che invita alla riflessione critica sul tema contemporaneo della casa come bisogno primario per la definizione di un’identità.

Bauen
A cura di Vincenzo Argentieri, Sabino Maria Frassà, Maria Cristina Galli, Giulia Vasso Menestrina
Auditorium S. Vito Barcellona, Pozzo di Gotto (ME)
Dal 15 al 29 ottobre 2017

Valentina Certo per MIfacciodiCultura

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