#COGITOERGOSUM – Violenza sulle donne: quando la notizia soffoca la sostanza

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#COGITOERGOSUM – Violenza sulle donne: quando la notizia soffoca la sostanza

Donne e amore è stato il fortunato binomia della letteratura cortese e delle stagioni fiorenti dell’umanità. Donne e violenza è invece il paradigma del decadentismo che affligge il nostro tempo.

Questa triste realtà vive una vera e propria sclerotizzazione tra sommerso e mediatico: migliaia, forse milioni, di episodi tetri che si perdono sotto il bagliore di pochi casi celebri illuminati dall’opinione pubblica e dall’azione dei media. Ultima in ordine temporale è la rivelazione di Asia Argento che lamenta violenze lontane nei confronti ti un avvezzo alla pratica come Harvey Wenstein, produttore hollywoodiano già noto alle cronache femministe per una nomea non proprio limpida.

La star italiana è stata letteralmente coperta di critiche per aver denunciato l’accaduto solo a molti anni di distanza dall’episodio: per molti l’arrivismo a suo tempo seppe far mandar giù un rospo piuttosto grosso all’attrice italiana, costretta dal proprio carnefice a subire molestie sessuali, e oggi tutta intenta a promuovere campagne contro la violenza di genere. Il tema è complesso e controverso: prendere le parti rapidamente significherebbe essere faziosi… non prenderle essere ignavi su una questione di interesse etico comune. Come fare? Essere onesti e spostare l’angolo d’osservazione è una buona idea: al di là del singolo episodio, con tutta probabilità, rendere pubblici in maniera esageratamente mediatica alcuni singoli casi di violenza subita è controproducente.

Gli idoli come sempre prima abbagliano poi stancano: si avverte col passare del tempo una distanza, come se anche da vittime essi sapessero trovare una via positiva di luce negata a chi prima li ha emulati, ascoltati e amati e poi li ha detestati e spodestati. È dalle denunce quotidiane che questa storia della violenza femminile deve trovare il proprio blocco di partenza verso la soluzione.

Il mediatico amplifica fino al punto che a volte schiaccia l’oggetto che si era prefissato di portare agli occhi del mondo. È prima una rivoluzione interiore, personale, educativa in una parola, quella che deve sorreggere la nuova era della cancellazione della folle pratica della violenza di genere.

Francesco Girolimetto per MIfacciodiCultura

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