Guggenheim Bilbao: vent’anni tra stupore e contemporaneità

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Guggenheim Bilbao: vent’anni tra stupore e contemporaneità

Era l’ottobre del 1997 quando veniva inaugurato il Museo Guggenheim Bilbao, realizzato dall’archistar canadese Frank O. Gehry. Questo edificio ha avuto il merito di essere una novità nel panorama museale, essendo un museo la cui fama e meraviglia quasi superano le opere in esso contenute.

La sua storia è molto interessante, infatti il suo scopo primario non fu solo quello di ospitare opere d’arte contemporanea, bensì quello di risollevare l’economia di un’intera città, ovvero Bilbao, e perché no, anche degli interi Paesi Baschi. Osteggiato fin dall’inizio per gli eccessivi costi di costruzione ed attaccato perfino dall’ETA, il Guggenheim si è poi rivelato una scommessa vincente, attirando moltissimo turismo con conseguente incasso da parte del governo come dell’indotto, rilanciando con le sue sole forze la città di Bilbao, all’epoca travolta da una crisi identitaria forte.

Mi auguro che continui a distinguersi, ma sono certo anche che molte cose cambieranno. Sono sicuro che nei prossimi anni sarà uno spazio ibrido, nel quale la presenza digitale sarà molto più percettibile, pur continuando a essere un luogo di contemplazione. La tecnologia ci aiuterà a rendere l’esperienza dei visitatori molto più intensa, facile e profonda.

Così ha parlato Juan Ignacio Vidarte, direttore del museo fin dalla sua inaugurazione, consapevole dei mutamenti della nostra epoca e quindi della gestione del patrimonio artistico. Di certo c’è che visitare il Guggenheim Bilbao deve sempre più essere un’esperienza più che un’attività cultura, una tappa obbligata per chiunque voglia conoscere la città di Bilbao nonché provare qualcosa di sublime.

Ma se molti amano questo museo, così imponente e separato dal resto della città, c’è chi negli anni l’ha criticato per la troppa “violenza” con cui deturpa il paesaggio della città e chi ne sottolinea i costi esagerati e forse inutili. Fatto sta che solo questo museo è in grado di generare ed alimentare un dibattito internazionale: tutti hanno un’opinione su questo luogo.

Operazione di marketing? Spreco di soldi? Occasione di rilancio di una città? In ogni caso, la cultura è stata capace di divenire un caso economico, nel bene e nel male, di uscire dalla stretta cerchia di appassionati e di contagiare chiunque gli passasse vicino. Sulla cultura si è puntato per far uscire una città dalla crisi e per donarle un nuovo volto, per ripensare una rinascita collettiva. Quello del Guggenheim Bilbao è un grande insegnamento sulla gestione della cultura e sulla sua creazione: in vent’anni è divenuto un punto di riferimento per l’arte contemporanea europea, riuscendo poi a cambiare il concetto di museo, che qui è passato da semplice contenitore di opere ad opera d’arte stessa, attiva e partecipante al processo di fruizione della cultura.

Carlotta Tosoni per MIfacciodiCultura

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