Una circolare scolastica controversa fra tutela e sviluppo dei minori

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Una circolare scolastica controversa fra tutela e sviluppo dei minori

La Cassazione condanna scuola e Miur per la morte di un quindicenne investito mentre tornava a casa e la classe docente corre ai ripari: una recente circolare obbliga i genitori ad andare a prendere i figli all’uscita da scuola fino all’età di quattordici anni. Questo perché il nostro ordinamento penale prevede che chiunque abbandona una persona minore di anni 14 della quale abbia la custodia o debba avere cura, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni. Di conseguenza, fino al periodo di conclusione delle medie, gli insegnanti sono responsabili, insieme ai genitori, del minore e della sua tutela. I genitori, però, sono subito insorti lamentando l’eccessivo rigore del provvedimento che li costringe ad andare a prendere il figlio a scuola anche quando questa dista poche centinaia di metri da casa.

Le vicende che hanno coinvolto diversi istituti scolastici da Roma a Bergamo, sono il prodotto di una cultura che tende a proteggere i minori prima che a renderli indipendenti e autonomi. Eppure, se ci spostiamo dall’altra parte del mondo, ad esempio in Giappone, non è affatto strano vedere bambini di 8/9 anni salire, in gruppo o da soli, sulla metropolitana e tornare a casa o andare a scuola, in totale autonomia. La differenza nasce dall’impostazione stessa della società: «in realtà non si tratta di autonomia, ma di “dipendenza dal gruppo”» così afferma l’antropologo culturale Dwayne Dixon, che ha incentrato i propri studi sui giovani giapponesi «i bambini giapponesi imparano presto che, in teoria, ci si può rivolgere a qualsiasi persona della comunità per chiedere aiuto» ed è un’etica che nasce all’interno delle famiglie, viene coltivata nelle scuole e conservata nella società, anche in quelle delle metropoli più grandi. Ovviamente vi sono anche altri elementi che incidono sulla decisione dei genitori di mandare i propri figli da soli: il Giappone è un paese a bassissimo tasso di criminalità, gli spazi urbani sono costruiti a misura d’uomo e la gente è abituata ad andare a piedi o ad utilizzare i mezzi pubblici. Questo non significa che non possano accadere episodi spiacevoli (tanto che in molte metropolitane sono state inserite carrozze per sole donne), ma essi non incidono sul livello di fiducia riposto nella società.

In Italia, una situazione simile non è possibile, e non solo a causa dei più alti tassi di criminalità, ma ciò che ci distingue, in positivo ed in negativo, è proprio il particolare rapporto che lega i genitori ai figli. Se da piccoli la tendenza è quella di proteggerli, crescendo, i figli vengono definiti mammoni. Le statistiche mostrano come si sta diffondendo sempre più la tendenza a mantenere lo stato di convivenza coi genitori, anche da adulti. Il motivo principale è quello economico, ma vi è anche una forte componente culturale che tende a rafforzare il legame tra il genitore ed il figlio che diviene sempre più difficile da spezzare. La questione sollevata dall’episodio della circolare nelle scuole mette in luce proprio le conseguenze di questa tendenza. Sebbene l’obiettivo fosse quello di “alleggerire” la responsabilità penale di presidi e docenti, il risultato ultimo sarà quello di contribuire a rendere ancora meno indipendenti i bambini, alimentando il sentimento di sfiducia e paura che già è ampiamente diffuso nella società. I bambini, in seguito al provvedimento scolastico, si vedranno preclusa una delle possibilità di assumere maggiori responsabilità, e questo proprio nell’età della crescita

La risposta dei genitori, quella di scagliarsi contro la fonte della circolare scolastica, dimostra di non aver compreso pienamente la questione: la soluzione potrebbe essere, invece, quella di valutare una nuova forma di educazione, un sistema che permetta ai bambini di comprendere realmente la portata delle proprie azioni ed imparando a soppesare le conseguenze delle stesse. Per crescere, bisogna che il minore impari cosa siano le responsabilità e come rapportarsi in maniera idonea nelle diverse situazioni che gli si prospettano, sapendo che non sempre si può fare affidamento sul genitore o sull’insegnante. Ciò significa anche insegnare al proprio figlio cosa siano i pericoli e quali possono essere i rischi che si corrono in città, senza spaventarli ma insegnando loro come reagire e comportarsi in ogni situazione. Sviluppo dell’autonomia e responsabilizzazione possono convivere ed integrarsi in un processo di crescita, all’interno del quale i genitori svolgono il ruolo principale ma anche le scuole possono influenzarlo. Ad esempio, insegnando ai bambini, fin dalla più tenera età, come ci si deve comportare in strada, in modo da abituarli all’idea di tornare a casa da soli senza correre pericoli.

Non è facile per un genitore italiano convivere con l’idea che il proprio figlio debba crescere ed imparare a “cavarsela da solo“, ma è un passaggio importante del percorso verso l’età adulta ed è importante che si inizi già dalla più tenera età a sviluppare quel senso di autonomia e indipendenza che ci rende degli adulti responsabili.

Veronica Morgagni per MIfacciodiCultura

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