Il mistero della Natività di Caravaggio trafugata a Palermo

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Il mistero della Natività di Caravaggio trafugata a Palermo

Natività con i santi Lorenzo e Francesco d’Assisi

Nella notte tra il 17 ed il 18 ottobre del 1969, La Natività con i santi Francesco e Lorenzo di Michelangelo Merisi da Caravaggio (1571-1610) fu trafugata dall’oratorio di Palermo in cui si trovava e non è stata mai più recuperata. Tante le supposizioni, ma sono tutt’oggi poche le speranze di ritrovare l’opera.

Caravaggio dipinse per Palermo soltanto questa bellissima e suggestiva tela. La commissione era importante, l’opera era infatti destinata all’oratorio di San Lorenzo, allora occupato dai confratelli della compagnia di San Francesco d’Assisi. L’oratorio, edificato intorno al 1570 e attualmente piccolo gioiello grazie anche ai lavori di Giacomo Serpotta del ‘700, era stato concesso ai frati tempo dopo la costruzione del vicino noviziato annesso alla chiesa di San Francesco d’Assisi. Si tratterebbe quindi della seconda commissione per i francescani sull’isola, dopo quella di Messina, e questo giustificherebbe la presenza dei due santi. Nel dipinto palermitano si riscontra l’idea, simile all’Adorazione messinese, della Madonna dell’Umiltà, con alcune variazioni: la giovane Madre si solleva da terra e si appoggia ad un ripiano per guardare il Bambino nudo, sdraiato sul poverissimo giaciglio di paglia, con uno sguardo dolce quanto malinconico. La drammaticità esaltata dai colori è sublimata dalla presenza del divino, un angelo in gloria che sembra planare sul bambino. I personaggi sono tutti avvolti da un’atmosfera astratta, immobile, quasi impenetrabile, fatta di povertà e desolazione resa da una tavolozza di base sobria con tocchi di luce su Giuseppe, l’Angelo, Maria ed il lenzuolino del bimbo che uniformano la narrazione.

Stilisticamente il dipinto appare diverso rispetto a quelli realizzati da Caravaggio in Sicilia: non è toccato della fretta febbrile che è voglia di salvezza, tramutata in spazi completamente vuoti e neri al di sopra dei personaggi, anzi, l’impaginazione è molto tradizionale, quasi ravvicinata, così come le caratteristiche tecniche. È innegabile una maggiore cura per i dettagli, una stesura pittorica più accurata ed una tavolozza di colori diversa, quasi più accesa. Dalle radiografie realizzate nel 1951, dopo la grande mostra milanese di Longhi, emerge che anche il supporto, costituito da una porzione unica di tela piuttosto ampia e rada, si discosta da quelle più fitte e giuntate, formate da fasce di tessuto cucite assieme, quasi di fortuna e precarie, che Caravaggio aveva trovato tra il 1608 ed il 1609 sull’isola.

Michelangelo Merisi da Caravaggio

Il soggiorno palermitano non è in alcun modo documentato ed il mistero è sempre più fitto, specie per quanto riguarda la durata ed i mesi della sua permanenza in città, tanto che negli ultimi anni, alcuni studiosi, affermano che il Caravaggio a Palermo non ci sia mai stato e che l’opera sia arrivata nell’oratorio di San Lorenzo da Roma. Si daterebbe, quindi, intorno al 1600, durante il soggiorno romano dell’artista. Ad avvalorare questa tesi i numerosi lavori eseguiti nell’oratorio tra il 28 luglio ed il 6–9 agosto del 1600 per le “guarnicioni” dell’altare maggiore, dove si trovava il quadro e, soprattutto, un documento romano del 5 aprile del 1600 in cui un mercante senese, Fabio Nuti, commissionava al Caravaggio per un compenso di 200 scudi, un quadro “cum figuris” non meglio specificato. Nel contratto si precisa che l’opera doveva essere consegnata entro metà giugno dello stesso anno, forse per essere collocata entro il 10 agosto, il giorno della festa di San Lorenzo. Vengono menzionate soltanto le dimensioni, 12 per 7 o 8 palmi ovvero 268,68 x 156,38 / 178,72 cm. Notiamo che, mentre l’altezza del quadro “cum figuris” coincide perfettamente con quella della perduta Natività, la larghezza si discosta leggermente poiché misurava 197 cm. L’opera del documento fu saldata il 20 novembre del 1600. Le altre notizie riguardano, non solo interventi di ristrutturazione nell’oratorio forse per l’arrivo imminente del quadro, ma anche di strette relazioni tra Nuti ed un Confrate dell’Oratorio.

Un’importante testimonianza dunque, andata persa forse per sempre in quel 1969. Nell’Oratorio non erano presenti sistemi d’allarme ed il furto venne scoperto verso le tre del pomeriggio del 18 ottobre da una custode. Subito scattò l’allarme e l’inizio delle ricerche. Secondo le prime ipotesi fu la mafia stessa a commissionare il grave reato che, dopo alcuni tentativi di vendita andati a vuoto, forse per le precarie condizioni della tela, l’avrebbe seppellita nelle campagne di Palermo. La tesi fu subito seguita: il pentito Vincenzo La Piana indicò anche un luogo preciso ma, purtroppo, la tela non fu trovata.

Altre notizie arrivarono nel 1980 dallo storico e giornalista Peter Watson che dichiarò che a Laviano, in provincia di Salerno, aveva avuto un contatto con un mercante d’arte che aveva proposto di vendere proprio la Natività. L’incontro era fissato per il 23 novembre, giorno del tragico terremoto che devastò la regione, e così, per assurde coincidenze, si concluse con un nulla di fatto. In tempi recenti, nel 1996, il collaboratore di giustizia Francesco Marino Mannoia, si accusò dichiarando di essere uno degli autori del furto e raccontando dettagliatamente cosa accadde quella notte. Mannoia disse che la tela quando fu staccata dal supporto e arrotolata subì alcuni danni e, proprio per questo, fu distrutta. Ma il Nucleo tutela del patrimonio artistico dei Carabinieri, da sempre impegnato nelle indagini di ritrovamento delle opere, accertò che il racconto si riferiva ad un altro quadro, attribuito al pittore Vincenzo da Pavia e collocato in una chiesa attigua. L’ennesimo tentativo di ritrovare l’opera finito male.

La copia

Il 9 dicembre 2009, anche Gaspare Spatuzza, durante la sua deposizione, disse che la Natività sarebbe stata affidata alla famiglia Pullarà che la nascose in una stalla. Viste le precarie condizioni di conservazione ed il totale abbandono, fu rosicchiata da topi e maiali e quindi distrutta. Tutte queste ipotesi non sono mai state avvalorate, ma una cosa è certa, la Natività era divenuta simbolo di potere, passata da famiglia in famiglia ed esposta, come confermato da un altro pentito, Salvatore Cancemi, durante le riunioni come segno di magnificenza.

Oggi la Natività è tra le prime dieci opere più ricercate al mondo e vale sul mercato venti milioni di euro.

Il dipinto, purtroppo, oggi non è ancora tornato nel suo legittimo luogo ed al suo posto c’è una fedelissima riproduzione. Ma una cosa è certa: l’importanza di Caravaggio a Palermo non sta tanto nell’attestazione della presenza fisica del pittore o della tela ma nella rivoluzione artistica che l’opera ha portato e nelle emozioni che continua a suscitare, in una città così travagliata ed aperta, da sempre, a vari stili e linguaggi culturali.

Valentina Certo per MIfacciodiCultura

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