Antonio Meucci, da Firenze agli USA l’inventore del telettrofono

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Antonio Meucci, da Firenze agli USA l’inventore del telettrofono

Antonio Meucci

Antonio Santi Giuseppe Meucci, conosciuto ai giorni nostri come l’inventore del telefono, nacque a Firenze il 13 aprile 1808 e morì a New York il 18 ottobre 1889.

Primo di nove figli, studiò all’Accademia di Belle Arti, dove imparò ad amare le materie tecniche e chimiche. Tra i vari lavori che svolse in giovane età a causa delle nuomerose spese che la sua famiglia era costretta ad affrontare, ricoprì la mansione di aiuto portiere, dapprima presso la Porta di San Nicolò, e successivamente presso quella di San Gallo. Qui venne denunciato dal suo collega Gaetano del Nibbio di abbandono dal posto di lavoro a causa di un diverbio tra i due. Per via di questa denuncia Meucci venne arrestato e incarcerato per diversi giorni. Non fu, però, l’unico episodio che vide l’inventore rinchiuso in galera. Tra il 1831 e il 1833, infatti, aderì alla Carboneria e prese parte ai moti di quegli anni. Questo lo portò nel 1833 ad essere incarcerato nuovamente per tre mesi. Nonostante i suoi numerosi problemi con la giustizia, Meucci riuscì comunque a sviluppare le sue capacità tecniche. La mansione che più di tutte lo aiutò in questo, fu quella di attrezzista presso il Teatro della Pergola. Qui non solo conobbe Maria Matilde Ester Mochi, che in seguito diventerà sua moglie, ma ebbe anche la possibilità di essere scritturato come ingegnere, macchinista e disegnatore scenico da Don Francisco Marty y Torrens, per il più importante Teatro dell’Avana.

Proprio qui, lui ed Ester vi rimasero per quindici anni: periodo durante il quale la sua fama d’inventore crebbe, grazie alle sue numerose innovazioni attuate nel suo laboratorio presso i locali del Gran Teatro.

Firenze, casa di Meucci,

Trasferitosi con la moglie a New York nel 1850, Meucci aprì dapprima una fabbrica di candele steariche e successivamente una fabbrica per la produzione di birra lager. Entrambe le attività si rivelarono fallimentari, ma è proprio qui, che Meucci terminò di brevettare l’invenzione che ha inciso il suo nome nella storia: il telefono.  Nel 1854 la moglie, infatti, fu costretta a letto da una grave forma di artrite rematoide, e Meucci, per poter comunicare con lei che si trovava al secondo piano del loro cottage, rispolverò una vecchia scoperta che risaliva al periodo dell’Avana e riuscì a realizzare un collegamento telefonico permanente tra la camera da letto e la cantina. Fu solo tra il 1864 e il 1865 che Meucci ottenne un telefono quasi perfetto, e cioè dopo aver effettuato diverse modifiche che permisero la migliorazione del progetto. Il prototipo finale aveva tutte le caratteristiche di un apparecchio moderno, ma ci vollero molti anni prima che a Meucci venisse davvero riconosciuto il merito e la genialità della sua invenzione.

Quando morì nel 1889 a New York, fu deposto nel giardino del suo cottage con una lapide che recitava: «Antonio Meucci – The inventor of the Telephone». Uno strumento che, senza ombra di dubbio, avrebbe cambiato completamente la comunicazione a livello globale, e che ha permesso di accorciare le distanze.

Quello che siamo abituati ad usare noi oggi, è sicuramente uno strumento profondamente diverso dal telettrofono creato da Meucci, ma è solo grazie a lui se oggi abbiamo il mondo intero a portata di mano.

Lucia Giannini per MIfacciodiCultura

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