“Sassoferrato dal Louvre a San Pietro: la collezione riunita”: prorogata la mostra

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Sassoferrato dal Louvre a San Pietro: la collezione riunita: prorogata la mostra

Immacolata concezione

L’evento espositivo nella Galleria Tesori d’Arte di San Pietro in Perugia (recentemente prorogato fino al 5 novembre per il grande successo di pubblico e di critica) riunisce, a distanza di oltre due secoli, le opere di Giovan Battista Salvi detto il Sassoferrato (Sassoferrato, 25 agosto 1609 – Roma, 8 agosto 1685) originariamente nel complesso benedettino. I sedici dipinti del pittore marchigiano presenti nel Complesso, infatti, vengono finalmente raccolti intorno alla straordinaria concessione del Museo del Louvre, che ha riportato a Perugia l’Immacolata Concezione requisita nel 1812 dall'”Occhio di Napoleone”, il rapace e competente Dominique Vivant, barone di Denon.

Questa mostra restituisce un pittore del Seicento italiano a lungo (e ingiustamente) relegato ai margini dell’attenzione degli studiosi e dei collezionisti e che negli ultimi anni ha meritato una vera e propria riscoperta. Definito a ragione da Adolfo Venturi un «quattrocentista smarrito nel Seicento», Sassoferrato è un pittore che persegue l’ideale di un’arte incorruttibile, ispirata soprattutto (ma non solo) ai modelli nobili del Rinascimento.

La sua memoria di autore talentuoso si è perduta per secoli e il Sassoferrato è stato considerato un imitatore o semplicemente il pittore delle belle Madonne. La mostra a cura di Cristina Galassi e Vittorio Sgarbi, invece, riporta l’attenzione sul Salvi come geniale interprete dei modelli classici e, se vogliamo, sviluppa un discorso sulla copia in sé: non un mero esercizio di riproposizione dell’originale, ma un tentativo di ripristinare, nel caso del Salvi attraverso i mezzi espressivi della pittura seicentesca, l’originalità a il linguaggio pittorico dei grandi maestri. Già Federico Zeri, del resto, in un saggio pubblicato nel 1999 che riprende una conferenza tenuta a metà degli anni Ottanta, scardinava questa riduzione a copista del Salvi, riabilitando il nome del Sassoferrato e restituendolo al novero dei grandi artisti. In un libro del 2006 poi, Il copista come autore, Luciano Canfora si dedicava proprio al concetto di copia nell’arte: il copista conosce così profondamente l’opera, lo stile e le intenzioni dell’autore da diventare autore egli stesso. L’esposizione di San Pietro lo dimostra esemplarmente, proponendo il confronto, laddove è stato possibile, delle opere del Sassoferrato con i loro prototipi.

Il clima nel quale opera Sassoferrato merita attenzione anche dal punto di vista religioso. Siamo, infatti, in epoca controriformista, un’epoca in cui la produzione degli artisti è stata spesso “normata” anche a partire dal dettame della “regolata mescolanza” che prevedeva il guardare agli antichi traducendoli in stile contemporaneo. Ed è proprio questo principio che anima il Sassoferrato, che si potrebbe quasi definire un traduttore dello stile e della pittura dei classici e di alcune istanze contemporanee. La mostra perugina lo chiarisce anche ai non addetti ai lavori in un trionfo di colori: il rosso geranio, il lapislazzuli, l’ocra, il bianco perla che richiamano alla memoria la tavolozza dei grandi del Quattrocento.

Santa Caterina e Gesù

All’epoca i committenti del Sassoferrato erano numerosi, principalmente la middle-class romana e gli ecclesiastici. Sono stati proprio gli abati di San Pietro in Perugia i primi grandi e munifici ammiratori delle opere del Salvi, in particolare gli abati Leone Pavoni, in carica negli anni 1632-1634 e poi nuovamente negli anni 1642-1644, e Marco Antonio Crispignano. Di straordinaria bellezza sono le Madonne del Giglio commissionate dal primo ed eccezionalmente riunite in mostra.

Attraversare i corridoi del Complesso Monumentale di San Pietro permette di ammirare il dialogo – non in parole, ma in pennellate! – intrattenuto dal Sassoferrato con i grandi: accanto a Perugino e Raffaello, troviamo Tintoretto la cui splendida Maddalena, prestata dai Musei Capitolini, è in esposizione. E, permettendoci di riflettere sull’arte della copia per valutarla come un linguaggio pittorico a sé stante, riporta Sassoferrato sotto nuova luce, sottraendolo all’ombra nella quale era stato dimenticato.

Sassoferrato dal Louvre a San Pietro: la collezione riunita
A cura di Cristina Galassi e Vittorio Sgarbi
Complesso Monumentale di San Pietro, Perugia
Dall’8 aprile al 5 novembre 2017
Catalogo pubblicato per i tipi di Aguaplano, Perugia

Si ringrazia Raffaele Marciano, editore del catalogo e fine conoscitore del Sassoferrato.

Antonia Ruspolini per MIfacciodiCultura

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