“Il mondo fuggevole di Toulouse-Lautrec”: l’artista di Albi è protagonista a Palazzo Reale

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Apre i battenti la mostra Il mondo fuggevole di Toulouse-Lautrec, che fino al 18 febbraio occuperà le sale del Palazzo Reale di Milano. L’esposizione è curata da Danièle Devynck (direttrice del Museo Toulouse-Lautrec di Albi) e Claudia Zevi ed è composta da oltre 200 opere dell’artista di Albi tra dipinti, grafiche, manifesti ed acqueforti, provenienti da musei di tutto il mondo. Il motivo di tanta ricchezza e varietà è da ricercarsi nella volontà di portare “in scena” il percorso più completo possibile, capace di raccontare come si deve lo stile pittorico di Toulouse-Lautrec, cantore di una Parigi torbida ed emarginata, dalla quale era attratto e che frequentava rinnegando le sue origini aristocratiche.

Indipendente e slegato da qualsiasi corrente, Lautrec fu un artista sinceramente libero ed a tratti sfrontato, ma altrettanto preparato e puntiglioso: ecco che in mostra troviamo i bozzetti di quelli che diverranno i “suoi” manifesti (ventidue quelli esposti), nel cui stile si riconosce l’amore per il Giappone, tipico di quell’epoca, e per la nascente fotografia. Il percorso espositivo omaggia la prima passione del pittore con diverse stampe giapponesi, tra le quali anche la serie Maison verte di Utamaro dal contenuto erotico, mentre è dato ampio spazio alla fotografia e al suo utilizzo: il mezzo fotografico dall’artista è ironico e dissacrante, come ci dimostra la serie di foto che troviamo a Palazzo Reale.

Étude de nu. Femme assise sur un divan

Ma oltre alle sue passioni ed alla sua vita e ad alla sua formazione, ampio spazio è dedicato al ritratto:  Étude de nu. Femme assise sur un divan del 1882, in mostra, racconta una giovane donna gettando le basi dell’ideale femminile dell’autore del dipinto, che affascinato dalle donne e dalla loro psicologia, che trapelerà nei quadri. Un’analisi che esploderà nei ritratti della gente di Montmartre: il vivace quartiere parigino travolge Toulouse-Lautrec in un turbine di cabaret, ristoranti e sale da ballo popolati dai bohémien, quegli artisti, scrittori e poeti sensibili alla bellezza peccaminosa del quartiere, a quell’atmosfera vivace di scambio intellettuale e divertimento. Ecco che il nostro artista si fa testimone di tutto questo: le sue opere sono una “cronaca”, non giudicano né spiegano, semplicemente riportano quanto accade in quel mondo in quel momento. I personaggi rivivono nei manifesti sparsi per Parigi, coloratissimi e piatti come la stampa nipponica, utilizzando tecniche di marketing ante-litteram per attirare l’attenzione dei passanti, come rivivono le ragazze che lavorano nei bordelli: nella più totale naturalezza ed intimità, queste donne sono persone normali che lontane da atteggiamenti di seduzione, attendono di lavorare, senza vergogna o ipocrita pudore.

Toulouse-Lautrec volle essere un uomo del suo tempo, capace di cogliere l’essenza della sua epoca senza darne un giudizio, ma semplicemente consegnandoli a chi sarebbe venuto dopo di lui. Volle essere un uomo curioso e insaziabile, pronto ad esplorare nuove tecniche e nuove discipline come la pubblicità, instancabile ricercatore del bello. E ad arricchire la sua arte, ad impreziosire le sue opere inoltre, vi è una sua grande e sconfinata qualità: una sferzante ironia che ha saputo restituirci un quadro della Belle Époque ancora più completo, tra contraddizioni, propulsione verso il futuro e una moralità opprimente da contrastare.

Il mondo fuggevole di Toulouse-Lautrec
A cura di Danièle Devynck e Claudia Zevi
Palazzo Reale, Milano
Dal 17 ottobre 2017 al 18 febbraio 2018

Carlotta Tosoni per MIfacciodiCultura

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