“Duchamp, Magritte, Dalí”: i rivoluzionari del ‘900 a Palazzo Albergati

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Duchamp, Magritte, Dalì
Duchamp, L.H.O.O.Q., 1919 – Photo © The Israel Museum, Jerusalem by Avshalom Avital – © Succession Marcel Duchamp by SIAE 2017

Dal 16 ottobre le sale seicentesche del Palazzo Albergati di Bologna ospitano un viaggio nel Dadaismo e Surrealismo: la mostra Duchamp, Magritte, Dalí. i Rivoluzionari del ‘900 offre l’imperdibile occasione di ammirare 180 opere provenienti dall’Israel Museum di Gerusalemme. Per la mostra, che già vanta numerose tappe mondiali, la tappa italiana «è un po’ come un ritorno a casa», come spiega la curatrice Adina Kamien-Kazhdan. L’intera collezione (che oltre Magritte, Dalí e Duchamp comprende opere di Ernst, Tanguy, Man Ray, Calder e Picabia) fu infatti donata al museo di Gerusalemme dall’intellettuale milanese Arturo Schwarz. L’allestimento è stato seguito dal celebre architetto Oscar Tusquets Blanca, che ebbe la possibilità di collaborare personalmente con Dalí e che per l’occasione ha ricreato a palazzo Albergati un “ambiente surrealista”, in particolare la sala di Mae West di Salvador Dalí.

La scelta di dedicare un’intera esposizione a due dei più complessi e controversi movimenti del 1900, rendendoli comprensibili a un largo pubblico, è sicuramente una grande sfida che è stata magistralmente superata. L’allestimento sfrutta le strategie, i mezzi e i temi dei surrealisti per la disposizione delle opere. L’esposizione si articola secondo un criterio tematico e non cronologico. Il rapporto tra opera d’arte e spazio espositivo è valorizzato dalla scelta di un diverso colore delle pareti in base al tema delle opere esposte e dalla differente illuminazione per le pitture ad olio e le fotografie. Appena entrati nella mostra, i visitatori vengono accolti dal colore giallo ocra: siamo nella sezione Accostamenti sorprendenti, dove dominano collage, frottage e readymade. Artisti come Duchamp, Man Ray e Max Ernst pensavano che dall’unione di due “realtà” diverse, come due materiali diversi, o parti di oggetti totalmente differenti, si potessero creare nuove realtà sorprendenti, trasposizioni materiali delle metafore poetiche. Gli accostamenti sorprendenti nella mostra non sono solo nei materiali, ma nella stessa disposizione delle opere: la Ruota di Bicicletta di Duchamp è circondata dai collage di carta di Blumenfeld, mentre in uno stretto corridoio troviamo il sorprendente Enigma di Isadore Ducasse di Man Raybello come l’incontro casuale di una macchina da cucire e di un ombrello su un tavolo da dissezione»).

Salvador Dalí, Essai surrealiste – © Salvador Dalí, Gala-Salvador Dalí

Dal giallo si passa in un voluttuoso rosso che ci introduce nella sezione dedicata al Desiderio. Sulla scia delle teorie freudiane, nel XX secolo la sessualità diviene un mezzo di conoscenza di sé, oltre una forza rivoluzionaria in un periodo di regimi totalitari. Per i dadaisti e i surrealisti la libido è donna: il corpo femminile è fonte di ispirazione, ma anche un modello abusato, presentato in modo frammentario, spersonalizzato. La “musa” non è più una donna nella sua interezza, ma è un seno, una mano, una vagina. Ciò è evidente nei collage di Hans Bellmer e nelle fotografie di Man Ray. Duchamp, invece, gioca con il tema dell’ambiguità sessuale, di cui emblema è il suo attacco “iconoclasta” alla Gioconda in L.H.O.O.Q.

Pareti blu sotto antichi affreschi a grottesche fanno da sfondo alle opere di Miró nella sezione dedicata all’Automatismo e inconscio. Affascinati dalla psicanalisi, gli artisti cercano una via alternativa di analisi rispetto alla seduta con il medico. Per indagare le profondità dell’inconscio, cercano di abbattere le barriere psicologiche adottando delle tecniche di pittura spontanea e automatica, che ricorda a tratti i disegni dei bambini. Troviamo pertanto la Ballerina Spagnola di Miró, in cui emerge la figura di una sardina, simbolo del legame con la Catalogna; il favolismo tribale del Piccolo Avventuriero di Paul Klee e l’inquietudine del Ritratto della Marchesa Casati di Man Ray. Tra archetipi e visioni, gli artisti cercano di dare forma all’inconscio.

Man Ray, Ritratto della marchesa Luisa Casati

Spesso la mente umana tende a ricercare forme naturali e familiari negli oggetti della quotidianità. L’appartenenza del’uomo alla natura è un tema caro ai surrealisti, ed è approfondito nella sezione dedicata alle Metamorfosi, di un acceso colore verde oliva. Qui si possono ammirare le opere di Arp e Tanguy in cui dominano gli affascinanti mutamenti delle membra umane che diventano gonfie e flessuose come onde del mare o immobili e imponenti come formazioni rocciose. Infine, un magnetico grigio perla ci introduce nella sezione più affascinante, quella dedicata all’Onirismo. I sogni sono per Sigmund Freud la porta dell’inconscio: nei sogni si condensano tutti i temi emersi finora, da accostamenti incoerenti tra realtà differenti, desideri sessuali repressi, apparizioni biomorfe e immagini archetipe. La Surrealtà (ovvero la combinazione tra sogno e realtà) viene trasposta artisticamente nella fotografia di Man Ray con i collages, o nel virtuosismo pittorico di Dalí e Magritte, capaci di rappresentare oggetti insoliti con iperrealismo, creando delle “illusioni tangibili”. Il meraviglioso Le Chateau de Pyrenees di Magritte chiude Duchamp, Magritte, Dalí. I Rivoluzionari del ‘900 lasciando i visitatori con il fiato sospeso, come sospeso sul mare è il castello del dipinto, simbolo di un sogno irraggiungibile.

Ci guida verso l’uscita un cupo corridoio con sacchi appesi sul soffitto, riproduzione dell’installazione 1200 Sacks of Coal di Duchamp, in cui appese sacchi di carbone sopra un braciere, metafora della mente già nella poesia Il braciere di Apollinaire.

La mostra Duchamp, Magritte, Dalí. I Rivoluzionari del ‘900 riesce ad accompagnare anche il visitatore più scettico in un’esperienza immersiva nel pensiero dei più innovativi artisti del ‘900, chiarendone le idee fondamentali e proponendo delle opere indimenticabili. Un viaggio nei tentativi di dare forma all’inconscio attraverso la pittura, la scultura, il cinema e la fotografia. Quale forma d’arte ci sia riuscita meglio, sta a voi visitatori valutarlo. Cosa state aspettando?

Duchamp, Magritte, Dalí. I Rivoluzionari del ‘900
A cura di Adina Kamien-Kazhdan
Palazzo Albergati, Bologna
Dal 16 ottobre 2017 al 25 febbraio 2018

Chiara Di Giambattista per MIfacciodiCultura

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