Preludi e notturni. I diari dell’anima di Fryderyk Chopin

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Preludi e notturni. I diari dell’anima di Fryderyk Chopin

In genere era sulla mezzanotte che lui si abbandonava, quando i grandi cravattoni se n’erano andati, quando l’argomento politico del movimento era stato esaurientemente dibattuto, quando tutti i maldicenti avevano dato fondo ai loro aneddoti, tutte le insidie erano state tese, tutte le perfidie consumate, solo allora, obbedendo alla muta richiesta di due occhi intelligenti, diveniva poeta e cantava gli ossianici amori degli eroi dei suoi sogni… i dolori della patria lontana, la sua cara Polonia, sempre pronta a vincere e sempre battuta. 

Hector Berlioz, Mort de Chopin, in: Journal des Débats, 27 ottobre 1849

Fryderyk Chopin non amava esibirsi di fronte ad un pubblico numeroso. Si dice che, negli ultimi diciotto anni della sua (breve) vita, si esibì pubblicamente circa trenta volte. Preferiva di gran lunga i salotti privati e le pareti del proprio appartamento – spazi ridotti, intimi, in cui rivelare squarci della propria interiorità. Ciononostante, divenne uno dei pianisti più famosi di tutti i tempi.

Nato a Żelazowa Wola, nel Ducato di Varsavia, il 22 febbraio, o, secondo altre fonti, il 1° marzo del 1810, Fryderyk Chopin (anche noto con il nome francesizzato di Frédéric François Chopin) si è impresso nella memoria collettiva come archetipo e simbolo dell’artista romantico. Un bambino prodigio dalla salute cagionevole; un virtuoso del pianoforte espatriato e nostalgico della propria terra natia; se poi aggiungiamo una vita sentimentale tormentata ed una morte precoce, il quadro è pressoché completo. Ma non si tratta della mera cristallizzazione di uno stereotipo del nostro immaginario. Chopin è autore di alcune tra le pagine pianistiche più memorabili della storia della musica occidentale. Oltre alle composizioni per pianoforte solista, scrisse due concerti, quattro ulteriori composizioni per pianoforte e orchestra, la Sonata op. 65 per pianoforte e violoncello ed un numero esiguo di musiche da camera. Fu il pianoforte il “confidente” privilegiato di Chopin, lo strumento da lui prescelto per veicolare ogni sfaccettatura emotiva – ogni tormento, ogni sospiro, ogni slancio di dolore. Le mazurche, gli studi (che con Chopin perdono il loro scopo didattico per assumere una valenza propriamente artistica), le ballate pianistiche (una vera e propria innovazione nel campo della musica strumentale), i preludi e soprattutto i notturni sono diari nei quali il compositore sviscerò i segreti della propria anima. I notturni, che il compositore scrisse per circa vent’anni (1827 – 1846), possono forse essere considerati la summa delle tensioni romantiche che animarono la vita di Fryderyk Chopin, il poeta del pianoforte.

George Sand

Le prime composizioni risalgono al 1817, così come i primi concerti pubblici. A Varsavia, frequentò il Liceo, il conservatorio e la scuola superiore di musica; durante gli studi, si appassionò tanto al Clavicembalo ben temperato di Bach quanto alla musica popolare polacca, le cui influenze riecheggiano nelle mazurche, nei rondeaux, nei polonaise. Riuscì ad assistere alle funamboliche esibizioni di Niccolò Paganini, che ispirarono i Souvenir de Paganini, e, forse, i suoi primi Études; frequentò il Teatro Nazionale, dove assistette alle opere di Rossini e al Don Giovanni di Mozart, da cui trasse delle Variazioni per pianoforte e orchestra. La sua fama iniziò a diffondersi, ma, quando nel 1830 decise di lasciare la Polonia per dirigersi a Vienna, non poteva prevedere che non vi sarebbe mai più ritornato.

A seguito della repressione della Rivolta di Novembre (che esplose a Varsavia nel novembre del 1830) da parte dello zar Alessandro I, a ventun anni Chopin si trasferì a Parigi. Nella capitale francese entrò in contatto con musicisti quali Friedrich Kalkbrenner, Ferdinand Hiller, Vincenzo Bellini, Hector Berlioz e soprattutto Franz Liszt, l’emblema del virtuosismo pianistico trascendentale. Nonostante avesse ottenuto la cittadinanza francese, Chopin rimase sempre profondamente legato alla Polonia; la sua nostalgia, il suo senso di sradicamento non poterono non manifestarsi nella sua produzione musicale, spesso traboccante di quegli elementi folclorici con cui era venuto a contatto prima di allontanarsi dall’amata patria.

Dopo il fallimento della relazione con la contessa Maria Wodzińska, che durò tra il 1835 e il 1837, Chopin fu assorbito dalla turbolenta storia d’amore con la scrittrice francese George Sand. Nel 1838, i due amanti, insieme ai due figli di lei, partirono per Palma di Maiorca e trascorsero l’inverno a Valldemossa, per poi trasferirsi a Marsiglia. Furono anni di intensa creatività, che però coincisero con un inesorabile peggioramento della malattia del compositore. La loro relazione terminò dopo circa sette anni. Nell’ultimo periodo della sua vita, Chopin fu assistito e finanziato da una sua allieva scozzese, Jane Stirling, che lo convinse a partire per l’Inghilterra e la Scozia. Ma il suo declino era ormai ineluttabile. Il suo ultimo concerto fu al Guildhall di Londra, il 16 novembre 1848, a favore dei rifugiati polacchi. Chopin si spense a Parigi il 17 ottobre 1849, probabilmente a causa della tubercolosi.

L’eredità di Fryderyk Chopin continua a vivere: negli studi di musicisti e musicologi, nelle trasposizioni cinematografiche della sua vita, nelle colonne sonore. Non solo. Nel 2007, la casa videoludica Namco Bandai ha sviluppato un videogioco dal titolo Eternal Sonata, basato sugli ultimi istanti di vita di Chopin – in particolare, sul suo ultimo sogno. Chissà quali furono le ultime visioni del grande pianista polacco. Non ci resta che immergerci nelle atmosfere dei suoi preludi e dei suoi notturni, e provare ad immaginarlo.

Lorena Alessandrini per MIfacciodiCultura

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