Perché andare a teatro? Ovvero: quali sono le potenzialità del medesimo?

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Perché andare a teatro? Ovvero: quali sono le potenzialità del medesimo?

Una rubrica di teatro sul nascere.

Acquaforte per scenografia

Quante volte ci capita che qualcuno ci ponga la fatidica domanda: perché dovrei andare in questo posto o vedere quella cosa? Se infatti la domanda è più che lecita, dal momento che non si può vedere e andare in ogni posto, e si ha conseguente necessità di restringere il range delle possibilità a quelle più a noi consone, la risposta è quanto mai doverosa. Ma come ci coglie alla sprovvista questa domanda ovunque ci troviamo e come ci si sente insicuri nel rispondere, soprattutto se l’altra persona ci chiede ragione, per capire meglio, di ogni cosa che diciamo.

Potrete quindi chiaramente capire in che situazione difficile mi trovo quando mi viene posto l’interrogativo: “Perché dovrei andare a teatro?“. La risposta, come su detto, è doverosa ma ardua. Qui qualsiasi replica nasconde un tranello dal momento che abbiamo posto che se cercassimo una definizione di teatro che fosse onnicomprensiva di tutte le opere alle quali viene attribuito questo termine non sarebbe possibile trovarla. Se non si può dire cos’è il teatro in questa accezione, come spiegare il perché recarvisi? Infatti non si può consigliare di andare a teatro in maniera indiscriminata. I prodotti a cui è stato assegnato questo nome sono troppi e troppo diversificati per sperare di dare come suggerimento di andare a vederli tutti: alcuni sono pessimi, altri decenti e altri ancora incredibilmente eccezionali.

Carmelo Bene

Se da una parte questa domanda come risposta mi libera dal fardello di rispondere, dall’altra non può certo soddisfare qualcuno. Sarà quindi necessario concentrarsi, non su tutto il “teatro”, ma solo sugli esempi sommi di questa categoria (per, in questo modo, consigliare, attraverso la presa in analisi, almeno quelli); ci soffermeremo sulle potenzialità più alte che si possono riscontrare in essa. Solo guardando gli esiti più grandi del teatro si può infatti rendersi conto dell’apporto imprescindibile portato da questa arte e quindi del motivo per cui dovremmo ancora ammirare le sue opere. Per questo proposito di certo un articolo non basta; inizia qui il tentativo di formulare lentamente e a passi graduali questa risposta che richiederà lo spazio di una rubrica, per l’appunto, sul teatro, che uscirà ogni lunedì. Al termine “teatro” si preferirà “forme di teatro” che, come alcuni grandissimi filosofi ci insegnano, toglie l’onere di spiegare il primo termine e con un giro di parole ci risolve l’imbarazzo del manque (ogni volta che per esigenza di sintesi si scriverà il primo si intenderà sempre e comunque il secondo previo specificazione).

Non si pretende di essere esaustivi sugli argomenti trattati ma si spera di aprire spunti di riflessione e sollecitare l’interesse dei lettori che poi potranno approfondire per loro conto i temi. Sarebbe bello se i prossimi articoli, che da qui prendono le mosse, siano intesi come impulso iniziale per l’inizio di un dialogo a più voci che da lì discende e si articola maggiormente accogliendo più punti di vista (facilitato dalla possibilità di scrivere commenti progressivi sotto l’articolo) come una flebile fiammella porta con sé solo il pretesto alla miccia per bruciare fino a raggiungere la portentosa e roboante diffusione sonora del tuono.

Stefano Brusco per MIfacciodiCultura

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