Invader dalle strade al museo: il grande riconoscimento artistico alla Street Art

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Invader dalle strade al museo: il grande riconoscimento artistico alla Street Art

InvaderIl Musée en Herbe, museo parigino noto soprattutto per il suo carattere giocoso, creativo e divertente, apre le porte a un artista del tutto particolare, il quale si pone come antitetico alla realtà artistica convenzionale: nelle sale del museo sono esposte un centinaio di opere inedite di Invader, artista urbano che costruisce mosaici ispirati al videogioco Space Invaders, ideato nel 1978. Egli colloca i suoi alieni fatti di pixel in luoghi mai scontati: considera essenziale posizionarli in zone nevralgiche alla stregua di un’«agopuntura urbana», come afferma l’artista nel suo sito. Egli quindi si pone come galante dell’invasione dello spazio come nel gioco, solo che a differenza di esso in questo caso si tratta dell’occupazione dello spazio di moltissime città, prima francesi, poi di tutto il mondo.

Proprio come per Banksy, street artist che utilizza la satira per denunciare situazioni etiche di grande rilevanza, anche per Invader non sappiamo nulla riguardo alla sua identità: nel suo blog egli si definisce UFA, Unidentified Free Artist, è noto solamente che egli lavora di notte per non farsi vedere, o di giorno travestito da operaio per passare inosservato. Questo tipo di comportamento, oltre ad accrescere una legittima curiosità da parte dei molteplici fruitori, è molto comune agli artisti urbani: basti pensare a Bansky, citato in precedenza, o Blu, artista italiano che ha lasciato tracce di sé in tutto il mondo, Manu Invisible e molti altri.

L’arte di strada ha subito uno sviluppo interessante solamente in questo secolo, sia grazie alla popolarità dilagata in tutto il mondo, sia grazie all’enorme interesse di attualità dei temi rappresentati e degli strumenti utilizzati per stampare il proprio sigillo sui muri di edifici di tutto il mondo. Tuttavia, fino a pochi decenni fa (anche adesso?), la Street Art veniva ghettizzata, resa attaccabile e punibile dal punto di vista giuridico, resa un mero atto vandalico, simbolo di deturpazione dei vari siti di interesse cittadini. È lo stesso Invader a definire il suo lavoro «99% illegale», quindi l’anonimato, oltre a stendere un velo di mistero sulla sua figura, gli garantisce anche una protezione legale fondamentale affinché egli possa continuare la sua invasione di arte all’interno delle più importanti città. Inoltre, non sono pochi i casi a processo di molteplici artisti di strada, i quali sono stati a lungo presi di mira per i propri lavori. Ad esempio, Manu Invisible, citato in precedenza, dopo essere stato denunciato per imbrattamento nel 2011 secondo l’articolo 639 del codice penale, viene finalmente assolto nel 2016 in primo e secondo grado e in seguito alla Corte di Cassazione per mancanza di reato, evento che segna finalmente un precedente in Italia riguardo al riconoscimento artistico della street art in ambito prettamente istituzionale.

Ma l’arte deve essere istituzionale, giuridicamente corretta affinché un artista possa esprimersi liberamente? Qual è la linea sottile che distanzia l’arte dal vandalismo?

La mostra del museo parigino è una grande svolta: la Capitale per eccellenza di beni artistici importantissimi si apre a un mondo del tutto nuovo, un tipo di arte tecnologica, giovanile e urbana. Probabilmente, questa apertura verso il panorama artistico più in voga tra i giovani (ma non solo!) potrebbe trasformarsi in una rivoluzione artistica fondamentale affinché si possa finalmente accettare come “arte” anche dei mezzi di circolazione molto diversi rispetto a quelli tradizionali. Una nuova invasione!

La mostra chiamata Hello my game is… rimarrà aperta fino al 7 gennaio 2018, in questo tempo si potrà discutere e appurare quanto lo scenario artistico contemporaneo sia in continuo cambiamento, ed è grazie ad artisti come Invader che lo sviluppo storico e culturale dell’arte può trovare spazio anche nei siti meno convenzionali. Questa mostra si offre come una modalità esuberante di ritornare alle vecchie tecnologie con uno sguardo al futuro, sperando che l’arte urbana possa finalmente evolversi come merita.

Forse è proprio Banksy, in modo provocatorio, a darci l’impressione maggiore che possiamo cogliere dalla Street Art:

Alcune persone diventano poliziotti perché vogliono far diventare il mondo un posto migliore. Alcune diventano vandali perché vogliono far diventare il mondo un posto migliore da vedere.

Hello my game is…
Musée en Herbe, Parigi
Dal 25 gennaio 2017 al 7 gennaio 2018

Elisa Tiboni per MIfacciodiCultura

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