Il tabù delle malattie psichiatriche nella nostra società moderna

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Il tabù delle malattie psichiatriche nella nostra società moderna

Le malattie psichiatriche sono ancora un grosso tabù, se ne parla poco o addirittura si evita in toto l’argomento. Forse spaventano.

C’è ancora la credenza diffusa che rivolgersi ad uno specialista (psicologo e/o psichiatra, centri di ascolto) significhi essere considerati dalla società come “matti”. Pregiudizi, questi legati alle malattie psichiatriche, che inficiano non poco sul reale e, spesso necessario, intervento di cure ed aiuti mirati. Il disagio psicosociale è la terza emergenza sanitaria dopo quella cardiologica ed oncologica. I disturbi mentali abbracciano le patologie psichiatriche (ansia, depressione o disturbi bipolari) e quelle neurologiche (Alzheimer e demenze). La specie umana è sempre più colpita da disturbi dell’umore, dell’ansia e del panico, ossessivi compulsivi, fobie sociali, decadimento cognitivo, disturbo del sonno. Si aggiungano, inoltre, anche i disturbi del comportamento alimentare, dello spettro schizofrenico, quelli correlati a eventi traumatici, incremento delle dipendenze (tra cui anche gioco d’azzardo patologico, internet, nuove tecnologie, spese compulsive, sesso patologico) ed uso di sostanze.

In Europa il 25% della popolazione ne è affetto (AIF-Agenzia Italiana Farmaco). Aumenta il numero di suicidi, circa 800 mila all’anno: uno ogni quaranta secondi, la seconda causa di morte nei giovani tra i 15 e i 29 anni. Ci attende the age of unreason: tra il 2011 e il 2030 il costo delle malattie mentali in tutto il mondo sarà di oltre 16 trilioni di dollari in termini di mancata produzione e mantenimento (Harvard School of Public Health, World Economic Forum, Economist). L’Italia vide formalmente la chiusura dei manicomi nel 1978, con la Legge 180, conosciuta come Basaglia, dal nome dello psichiatra che la ispirò. Pazienti e famiglie vennero catapultati nel reinserimento della società, spesso senza gli strumenti più idonei. La proposta del medico voleva superare la logica manicomiale, restituendo dignità e libertà alle persone. Introdusse i principi di prevenzione e riabilitazione del malato, ma non si era preparati per affrontare concretamente la problematica (idem per gli ospedali giudiziari psichiatrici). Non esistevano strutture atte a curare o, all’occorrenza, ricoverare. Per tamponare la lacuna così lasciata,  si crearono i Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura (SPDC), strutture residenziali, comunità, centri di salute mentale. Ad oggi manca ancora una rete capillare di strutture pubbliche, mentre negli ultimi anni stanno proliferando le cliniche private, che hanno fatto delle malattie psichiatriche un vero business.

In forte aumento l’uso (abuso?) di psicofarmaci (benzodiazepine in particolare) e tranquillanti, somministrati anche in tenera età. È il profitto della psicofarmacologizzazione della società, sempre più apatica, dipendente e facilmente manipolabile. Medicalizzando i problemi di ogni giorno, milioni di persone si sono abituate a rifugiarsi nei farmaci psicotropi. Oltre 100 milioni gli adulti che ne fanno uso, 20 milioni sono bambini (CCHR-Citizens Commission on Human Rights International). Negli Stati Uniti oltre 8 milioni di bambini tra 0 e 17 anni assumono psicofarmaci; di cui 1 milione compreso tra i 0 e 5 anni, 270.000 hanno meno di 1 anno di vita. Secondo un recente studio, queste terapie incrementano in media di 6 volte il rischio di suicidio, mentre il trattamento in ospedale psichiatrico lo eleva di 44 volte (Social Psychiatry and Psychiatric Epidemiology, 2014).

Quello che succede nei reparti psichiatrici di tutto il mondo è un altro grande tabù, di cui non sembra si possa parlare. Eppure, nel XXI secolo spesso si lega la gente. Trattamenti drastici ed invasivi all’epoca nati per mancanza di alternative e conoscenze, oggi sono accademicamente superati ma continuano ad essere praticati in Italia e nel mondo. Lobotomia pre-frontale (asportazione chirurgica di una parte del cervello), shock insulinico (coma diabetico indotto), elettroshock, induzione di febbre alta (piretoterapia), sedazione forte, contenimento fisico (tramite cinture a polsi e caviglie, camere in isolamento, pazienti su reti di ferro…), ricovero coatto (TSO-trattamento sanitario obbligatorio) e violenzePiero Cipriano, medico psichiatra in servizio in un Spdc, racconta come in molti ospedali italiani, la cura si risolva attraverso due azioni: la somministrazione (forzata se serve) di psicofarmaci e sedativi, e il contenimento dei pazienti con fasce che li immobilizzano al letto (La fabbrica della cura mentale, diario di uno psichiatra riluttante).

Ma c’è un altro grave problema legato al tema delle malattie psichiatriche: l’80% degli Spdc italiani legano i pazienti all’interno di ospedali chiusi. Un paziente su quattro viene legato con tutti e quattro gli arti al letto, il tempo di contenzione può prolungarsi anche oltre la settimana. Torture, privazioni sistematiche ed isolamento. Inumane realtà in cui viene declinato il «dogma della reclusione della follia e l’abuso di farmaci, alimentato dagli interessi delle multinazionali»(Piero Cipriano, Il Sole 24 Ore). Il sistema veloce ed economico della mutilazione dei lobi pre-frontali del cervello tramite scalpello (lobotomia) oggi dovrebbe essere vietato nel trattamento delle malattie psichiatriche. Si ammette solo la leucotomia temporale anteriore nei casi di epilessia particolarmente gravi, con paziente farmaco-resistente. Altro discorso, invece, per la terapia elettroconvulsivante (TEC), comunemente nota come elettroshock. L’effettiva utilità e opportunità di questa tecnica è tutt’oggi molto dibattuta, ma rimane largamente praticata, anche in Italia (Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale). Ogni anno sono migliaia le persone sottoposte a Tec nelle numerose strutture ospedaliere italiane, pubbliche e private. Le risultanze della Commissione rappresentano come l’uso (e l’abuso) dell’elettroshock non sia scomparso né tantomeno residuale, nonostante la riforma Basaglia.

La circolare 15/02/1999 dell’allora ministro della Sanità (Rosy Bindi), prevedeva il ricorso alla Tec solo a seguito di ripetute terapie psicofarmacologiche, con monitoraggio, sorveglianza e valutazione delle applicazioni terapeutiche, oltre ad una Commissione di medici esterni alla struttura. Secondo tali indicazioni, la Tec non dovrebbe costituire un presidio terapeutico a sè stante, ma dovrebbe essere considerata all’interno di un programma più completo. Sperimentazione attiva anche per la Deep Brain Stimulation, inserimento profondo e permanente nel cervello di lunghi elettrodi. Le piccole scariche elettriche, controllate da un dispositivo wi-fi, dovrebbero regolare l’umore del paziente. Per la depressione si ricorre anche alla Stimolazione Magnetica Transcranica Ripetitiva (rTMS), lo stimolo magnetico raggiunge la corteccia celebrale modificandone l’attività elettrica, con un effetto che può perdurare oltre la seduta. La Stimolazione Elettrica Continua (tDCS) con correnti elettriche a bassa intensità, sembra trovare notevoli riscontri nel trattamento di condizioni neuropsichiatriche quali depressione, ansia, morbo di Parkinson, demenza di Alzheimer, dolore cronico, dipendenze, riabilitazione post ictus o traumi. Ancora molto si deve apprendere della psiche umana e delle sue patologie. Ma siamo proprio sicuri che siano necessarie tutte queste terapie? I rapporti umani sono spesso il più grande e potente rimedio di cui disponiamo, mettendoci in re-lazione. È il valore delle persone (in contatto le une con le altre) e non degli  individui ( a sé stanti). No Man Is an Island (John Donne).

In merito alle malattie psichichiatriche, nei posti di confine come gli ospedali, i centri di salute mentale, i ricoveri per gli anziani o le carceri, la società preferisce isolare, prendere le distanze e non sapere cosa succede. Ed è lì, nei posti di nessuno, abbandonati da tutti, che altri fanno meglio i propri interessi.

Fuck Pirlott, let’s rock

Lara Farinon per MIfacciodiCultura

 

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