“Il Grande Dittatore”, ovvero come Chaplin prese in giro il Terrore

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Il Grande Dittatore, ovvero come Chaplin prese in giro il Terrore

Se avessi saputo com’era spaventosa la realtà dei campi di concentramento, non avrei potuto fare Il grande dittatore: non avrei trovato niente da ridere nella follia omicida dei nazisti.

Charlie Chaplin

La realtà supera sempre l’immaginazione. C’è stato un tempo in cui si era convinti che Hitler avrebbe potuto conquistare il mondo, che nessuno potesse fermarlo, ed in quei tempi di distruzione, un altro piccolo uomo ha voluto levare la sua voce contro il Terrore. Il suo nome è Charles “Charlie” Chaplin.

Il Grande Dittatore, ovvero come Chaplin prese in giro il TerroreIl grande dittatore esce nelle sale il 15 ottobre del 1940. Gli estimatori di Chaplin sanno bene come questa pellicola rappresenti una novità assoluta: si tratta del primo film sonoro del regista e attore inglese. Infatti, Chaplin fece la sua fortuna grazie al cinema muto: la lunga gavetta come mimo nei teatri dei sobborghi londinesi lo portò a ideare il suo personaggio più iconico, Charlot, il vagabondo dal cuore d’oro. Simbolo dell’innocenza capace di sovvertire il mondo apatico degli adulti, Charlot apre a Chaplin le porte di Hollywood e del successo internazionale.

All’apice della sua carriera, i film muti di Chaplin seguono le disavventure del vagabondo. La magia risiede nell’atletica leggerezza e armonia con cui Charlot riesce a cavarsi fuori dai guai. Più volte i produttori hollywoodiani tentano Chaplin con la nuova tecnologia del sonoro, ma egli rifiuta. Teme, infatti, che il vagabondo possa perdere il caratteristico candore infantile. Il caso più emblematico è Luci della città (1931): Charlot si innamora di una fioraia cieca, la quale lo scambia per un ricco gentiluomo. La ragazza vende un fiore al vagabondo proprio mentre sente sbattere la portiera di  una lussuosa auto. Chaplin, da abile regista qual è, rende così possibile il miracolo: rendere il suono visibile!

Allora perché Il grande dittatore rappresenta un’eccezione? Perché Chaplin sente di avere qualcosa da dire e intende urlarla a squarciagola. Che la sentano in tutti i cinema, in tutti i teatri, in tutto il globo. Lo stesso globo che il suo Hitler feticcio si diverte a far rimbalzare da un capo all’altro del suo immenso studio. Chaplin attinge a piene mani al concetto di satira: attaccare il potere rendendolo ridicolo, scuotere le menti assopite dalla propaganda con il fragore delle risate. Il Potere viene scimmiottato, il Terrore si fa microscopico. Come si fa ad aver paura di un omino che si arrampica sulle tende come una scimmia, che danza un valzer in punta di piedi con un mappamondo?

Il Grande Dittatore, ovvero come Chaplin prese in giro il TerroreMa la satira è una cosa seria. La vera risata non è mai banale. Alla fine, il grande dittatore si fa serio e, durante un comizio, dice finalmente quello che pensa. Egli è solo un figlio del mondo moderno, un burattino nelle mani del Potere. Dietro i simboli e le divise, egli è un uomo e in quanto tale, ama i suoi fratelli, cioè tutti gli altri uomini. Un messaggio di amore all’umanità che oggi, più che mai, suona attuale.

Un messaggio rivoluzionario che non tutti sono pronti ad accogliere quello de Il Grande Dittatore. Dopo la fine della guerra, il Maccartismo negli Stati Uniti dà inizio alla caccia alle streghe. Memore del suo discorso all’umanità, considerato troppo progressista, il governo americano ritira a Chaplin il visto per l’America: questo gesto segnerà profondamente l’artista comico. Chaplin, amareggiato e deluso, si ritira in Svizzera e torna in America solo per ritirare il suo secondo Oscar onorario, nel 1972.

Il Grande Dittatore ha ottenuto ben cinque candidature all’Oscar, tra cui Miglior Film e Miglior Attore protagonista. Il film ha consacrato nell’Olimpo dei migliori cineasti del XX secolo Charlie Chaplin, un artista che ha rivoluzionato il mondo con il potere della risata e la poesia dei gesti. Perché il vero genio non è colui che sa e conosce tutto, ma chi sa immaginare oltre tutto ciò che già c’è.

Più che in qualunque trovata comica, credo che il fascino di Chaplin stia nella sua capacità di riaffermare la verità – soffocata dal fascismo e anche, fatto piuttosto comico, dal socialismo – che vox populi è uguale a vox Dei e che i giganti sono vermiciattoli.

George Orwell

Margherita Montali per MIfacciodiCultura

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