Christian Boltanski testimonia la memoria al MAMbo di Bologna

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Christian Boltanski testimonia la memoria al MAMbo di Bologna

Le Manteau, 2000

L’artista Christian Boltanski è al centro di una importante mostra antologica che la città di Bologna gli dedica attraverso un progetto che ha coinvolto diversi spazi. L’esposizione, dal titolo Anime. Di luogo in luogo, è stata inaugurata il 26 giugno scorso ed è curata da Danilo Eccher. È stata pensata per essere ospitata innanzitutto presso il MAMbo – Museo di Arte Moderna di Bologna – ma anche attraverso installazioni presenti in altre zone della città, dentro e fuori le mura. Queste sono: Ultima, installazione performativa presso Teatro Arena del Sole, Réserve, installazione presso Ex polveriera al Giardino Lunetta Gamberini, Billboards, installazione diffusa, Take Me (I’m Yours), intervento di arte pubblica presso parcheggio Giuriolo. Questo percorso dislocato e fluttuante ha già in sé l’idea fondamentale insita nel titolo della mostra.

Lo spazio del museo dedito alle esposizioni temporanee ha una forma particolare, simile ad una cattedrale, per la presenza di una sala centrale e nicchie – o cappelle – disposte sui lati. Il concept della mostra è stato così integrato a questa “naturale” disposizione degli spazi, i quali hanno accolto le diverse opere.

Il visitatore è invitato ad entrare attraverso un primo spazio di stazionamento in cui è presente una riproduzione audio del battito di un cuore e una lampadina che ne traduce il ritmo in intermittenza luminosa. Il percorso in sé, al di là dell’immagine riflessa sulla parete, si svolge in senso orario e trova il suo culmine in quella che può essere identificata come l’abside della chiesa. Qui lo spettatore si trova di fronte un’installazione dal titolo Animitas (blanc): due sedute bianche, un prato vero, un video in loop. Questo rappresenta il secondo episodio di un ciclo dedicato alle quattro stagioni in quattro luoghi diversi del mondo. Qui, il visitatore non trova risposte, ma viene catturato in uno stato meditativo del sublime. Questi fiori-campanellini mossi dal vento, creano uno stato di benessere che trova riscontro in antiche reminiscenze orientali. Le animitas nella tradizione cilena sono edicole votive dedicate ai morti la cui vita è stata sottratta tragicamente, e vengono così poste in quei luoghi in cui le loro anime vagano senza pace.

Animitas (blanc), 2017

Le anime, termine tratto dal titolo della mostra, appaiono sulle tele di poliestere nella navata centrale, quasi fossero una sindone, un’evanescente testimonianza del passaggio continuo tra un qui e un là. In aiuto a questo concetto sono state poste agli estremi due scritte al neon, Départ e Arrivée, nel tentativo di decifrare un andamento fisico e temporale dell’esistenza umana. La cattedrale voluta da Boltanski assume così anche il significato di stazione. Il vivere umano è fatto di stazioni continue, che segnano una pausa nell’inesorabile scorrere del tempo.

La ripetizione costante dei volti, soprattutto quelli dei bambini, va ad accentuare una sorta di lotta costante contro la perdita della memoria, personale ma anche storica, collettiva. Ed ecco che il battito perpetuo che accoglie il visitatore nella prima sala può indicare un’attività vitale comunitaria.

Di particolare rilevanza sono i materiali che l’artista ha utilizzato per la realizzazione delle sue installazioni, che sono semplici, poveri e soggetti al deterioramento, come ad esempio il metallo. È interessante notare una correlazione col movimento dell’Arte Povera, dove alcune opere hanno trovato sede proprio presso il MAMbo, che si denota nell’accostamento di luci al neon con strutture metalliche e stoffe. In questo senso, anche l’opera Le Manteau, assunto a rappresentazione fisica di un’esperienza umana, può di certo trovare un riscontro con l’opera in feltro di Joseph Beuys.

Billboards, installazione diffusa, 2017

L’accumulo di oggetti e abiti, presenti in diverse sale della “cattedrale”, toccano nell’immaginario collettivo anche soggetti storici delicati, se si pensa ai campi di concentramento e gli oggetti che ne testimoniano l’accaduto e la memoria.

Il rapporto di Boltanski con la città di Bologna è segnato da altre due presenze importanti dell’artista, una prima nel 1997 con una grande personale realizzata presso Villa delle Rose e la grande installazione del 2007 pensata per il Museo della Memoria di Ustica nella Bolognina. Nel suo operato sono così inseriti sempre oggetti, relitti, frammenti che testimoniano questo continuo confrontarsi con la paura dell’oblio. Il ruolo dell’uomo – e dell’artista – è quello di custodi di memorie che rischiano di scomparire insieme al nostro deterioramento fisico.

Anime. Di luogo in luogo
A cura di Danilo Eccher
MAMbo, Teatro Arena del Sole, Ex polveriera al Giardino Lunetta Gamberini, parcheggio Giuriolo
Dal 26 giugno al 12 novembre 2017

Fabio De Liso perMifacciodiCultura

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