Urs Fischer in Piazza della Signoria: polemiche artistiche

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Urs Fischer in Piazza della Signoria: polemiche artistiche

Smisurata e luccicante, si erge possente nel mezzo di una delle piazze artisticamente più significative d’Italia: è la scultura dell’artista svizzero Urs Fischer (Zurigo, 1973), nominata Big Clay #4 e collocata momentaneamente in Piazza della Signoria a Firenze. Si tratta della seconda opera di In Florence, un’iniziativa che prevede l’installazione di alcune opere d’arte contemporanea nel cuore del Rinascimento fiorentino. Far dialogare l’arte abbattendo barriere temporali e stilistiche è un progetto che offre molti spunti di riflessione e dimostra la volontà di aprirsi anche all’arte odierna, pur continuando ad ammirare orgogliosamente quella dei gloriosi secoli addietro.

La statua di Fischer ha però innescato delle dinamiche sicuramente non volute. L’aspetto dell’opera è quantomeno inconsueto: un enorme ammasso, alto ben 12 metri e realizzato in metallo, con il David di Michelangelo da un lato, la fontana del Nettuno di Ammannati dall’altro, Palazzo Vecchio come sfondo e la loggia dei Lanzi con Giambologna, Donatello e Cellini poco più in là, suona proprio come una lunga nota stonata. Big Clay #4 rappresenta la sovrapposizione di diversi pezzi di argilla informe, plasmati solo da delle lievi impronte digitali. Il richiamo è quindi quello del gesto primordiale dell’artista, che manipola la materia per darle forma e vita. La scultura è dunque la rappresentazione della genesi delle opere, della nascita delle stesse.

Forse, però, l’impatto non è esattamente quello voluto. L’opera appare poco armonica con il contesto e decisamente sproporzionata rispetto all’ambiente chiuso di Piazza della Signoria, tanto da percepire la sensazione che tutto sia sovrastato da quest’enorme oggetto abnormemente sviluppato in altezza. Per di più, anche il luccichio dell’acciaio non va certo a nozze con le tonalità della pietra forte. Eppure l’enorme tartaruga dorata di Fabre, prima opera del progetto In Florence, era anch’essa matericamente poco intonata con il resto della piazza, ma nemmeno lontanamente paragonabile allo stridore provocato dall’opera di Urs Fischer. Sarà forse la dimensione gigantesca o la forma del tutto inconsueta, ma la decisione di installare quest’opera sembra davvero poco ponderata.

Urs Fischer

Quello che sarebbe dovuto essere un piacevole dialogo fra l’arte odierna e quella che ha reso Firenze la perla che è, ha avuto una riuscita quantomeno discutibile. Certo è che non è affatto semplice inserire un’opera in un contesto che di per sé trasuda perfezione da tutti i pori, e in cui sembra che nulla possa essere tolto né aggiunto per non rompere questa meravigliosa armonia. Sembra però che le valutazioni in merito alla ricerca di un adeguato rapporto col contesto siano state quasi nulle. Probabilmente ci si è sentiti giustificati dalla temporaneità dell’opera, che resterà solo fino al 21 gennaio.

Un’ironia schernente ha iniziato a dilagare non appena la statua è stata posizionata: qualcuno si è semplicemente limitato riderci su, qualcun altro invece ha molto liberamente affermato di notare una netta somiglianza con una deiezione di dimensioni enormi. Le opinioni dei non addetti al settore potrebbero tuttavia essere prese poco in considerazione, ma qualche richiamo con voce tuonante è giunto anche dal mondo dell’arte. Il critico Philippe Daverio, in primis, ha parlato senza peli sulla lingua. L’opera di Urs Fischer è, a suo dire, «più adatta a una discarica che a una delle piazze più belle del mondo». In parole povere, ritiene che l’opera non abbia alcun valore in termini artistici, e che sia «totalmente priva di influenza» e «senza alcuna legittimazione dal punto di vista storico-artistico». Come se non bastasse, Daverio fa anche un discorso di lucro e guadagno, invocando l’intervento della Corte dei Conti per far luce sulla questione. Non è altro che «una furbata commerciale. C’è gente che ha l’interesse a far conoscere l’opera, dal momento che da solo non riuscirebbe a legittimarsi. Firenze non ha bisogno di mettersi a disposizione degli interessi economici di un privato».

Insomma, l’attacco a Urs Fischer come artista è pesante e senza mezzi termini, ma sembra poco velata anche la critica verso le istituzioni fiorentine che hanno approvato tutto ciò. In un contesto complesso quanto affascinante come il centro storico di Firenze, permettere questo tipo di alterazioni grottesche è qualcosa da cui ci si dovrebbe guardare scrupolosamente.

Il progetto non include però soltanto l’installazione di Big Clay #4, ma anche di altre due statue di cera opera dell’artista svizzero raffiguranti Francesco Bonami, curatore del progetto, e Fabrizio Moretti, direttore generale della Biennale Internazionale dell’Antiquariato, evento collegato. Le statue si sarebbero dovute sciogliere pian piano, come delle raffigurazioni “in divenire”, ma qualcosa è andato storto: pochi giorni fa una delle due statue è caduta al suolo rovinosamente, per motivi ancora ignoti. Visto il pericolo sfiorato, anche l’altra statua è stata rimossa, almeno per il momento.

Insomma, le falle in questo progetto sembrano essere numerose, sotto il punto di vista artistico, paesaggistico, culturale, e a quanto pare anche tecnico ed economico.

In tutto questo ci si chiede: perché le istituzioni, anche quelle adibite alla tutela dei beni culturali, hanno permesso e incentivato ciò? Che abbia ragione Daverio? Si spera ovviamente di no. Certo è che quando si opera in un contesto meravigliosamente impegnativo come Piazza della Signoria, sarebbe necessaria una valutazione particolarmente scrupolosa anche per le opere temporanee.

Adele Pittorru per MIfacciodiCultura

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