Marco Travaglio: 53 anni alla ricerca della giustizia perduta

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Marco Travaglio: 53 anni alla ricerca della giustizia perduta

Marco Travaglio, torinese classe 1964, compie oggi 53 anni. Negli ultimi 20 anni Travaglio si è imposto nel panorama giornalistico, televisivo e teatrale come una delle figure più autorevoli e conosciute ma anche criticate. Travaglio dopo aver conseguito la maturità classica, acquisisce il titolo di giornalista professionista e si laurea in storia contemporanea all’Università degli Studi di Torino. La sua attività di giornalista comincia nel 1987 in piccole testate di area cattolica, una su tutte Il nostro tempo.

Travaglio al lavoro in teatro

Proprio durante la collaborazione con Il nostro tempo ebbe modo di conoscere un altro storico giornalista, che diventerà suo maestro e mentore: Indro Montanelli. Da quel momento Travaglio lavora per il Giornale, rifiutando, nel frattempo, una proposta di ingaggio da parte de La Repubblica. Nel 1994 lascia il Giornale, seguendo Montanelli nella sua nuova redazione del suo nuovo quotidiano: La Voce. La vita de La Voce fu breve e Travaglio collaborò quindi  come freelance con varie testate di vario genere e orientamento politico: Il Messaggero, Il Giorno, L’indipendente, Il Borghese e Il Fatto di Enzo Biagi, altro pioniere del giornalismo italiano novecentesco.

Nel 2009 fonda, insieme ad altri giornalisti, il quotidiano di cui è oggi direttore: il Fatto Quotidiano. Un giornale unico nel panorama italiano, simbolo del giornalismo libero e indipendente e privo di finanziamenti pubblici.

La poliedricità di Travaglio non si ferma al giornalismo. Oltre alle sue numerose collaborazioni giornalistiche, il liberal-montanelliano (come lui stesso si definì), si cimenta in saggi e libri-inchiesta riguardanti soprattutto la corruzione politica, la lotta alla mafia e la cronaca giudiziaria, scritti con una penna fine ma allo stesso tempo tagliente. Gli scritti di Travaglio non passano inosservati e sono oggetto di numerosi scontri e critiche, non di rado culminati in querele tra lo stesso autore, sempre pronto al confronto verbale diretto, e i soggetti chiamati in causa dalle sue inchieste. Dagli anni Duemila, Travaglio partecipa anche a numerosi talk show e trasmissioni televisive (come Satyricon Raiperunanotte, Servizio pubblico, Announo e Otto e mezzo) che lo rendono uno tra gli opinionisti più noti e richiesti del piccolo schermo italiano.

Anche davanti alle telecamere, come dietro la carta stampata, Travaglio, da buon allievo di Montanelli, non si risparmia mai. Non ha paura di esporsi, di lottare e di andare al faccia a faccia con chiunque si trovi davanti. Una delle più grandi critiche rivolte al giornalista torinese è quella riguardante la sua ambigua posizione politica. Come detto in precedenza,  Travaglio si dichiara da sempre un liberale che ha trovato asilo nella sinistra, fazione nella quale però, non si identifica completamente. Il suo essere liberale lo ha legato per un certo periodo ad ambienti di destra, ma le forti critiche a Silvio Berlusconi, a Forza Italia e il suo appoggio all’Italia dei Valori di Di Pietro, hanno fatto sì che l’opinione pubblica ricalibrasse la posizione politica di Travaglio più verso sinistra. Nella situazione politica attuale, in cui le ideologie e le distinzioni destra-sinistra si fanno sempre più esili e futili, Travaglio non è certo il solo ad avere una connotazione politica non chiarissima.

Travaglio infatti si può considerare tra i capostipiti della generazione di giornalisti freelance; indipendenti. Travaglio e i suoi colleghi, non sono in realtà privi di una posizione politica, ma dato lo scenario politico attuale, scrivono semplicemente a favore di un’informazione schietta, libera e pulita. Il lavoro di Travaglio ha superato le vecchie concezioni dell’informazione legata ai colori politici; il suo è un giornalismo schierato a favore della verità e della giustizia, decontaminata dalle ideologie. Travaglio è il simbolo del giornalista, nella sua accezione più pura: un uomo alla ricerca della verità oggettiva e fattuale degli eventi, che è in grado di riportare con grande perizia sulla carta, non senza un atteggiamento provocatorio. La sua grandezza sta dunque nell’aver coniugato una tradizione giornalistica più che autorevole, figlia degli insegnamenti montanelliani, con una moderna concezione di informazione indipendente.

Come tutti i giornalisti capaci e scomodi, il direttore del Fatto Quotidiano è amato da molti ma anche odiato da tanti altri. Oltre ai diverbi riguardo la sua coerenza politica e di pensiero, spesso l’astio nei suoi confronti deriva dal suo atteggiamento istrionico, schietto e quasi beffardo che lo contraddistingue durante i suoi dibattiti. Se l’intento è quello di fare uscire dai gangheri l’avversario, la sua dialettica funziona magistralmente e Travaglio riesce quasi sempre a imporsi e a vincere le sue discussioni.

In conclusione non si può che riconoscere l’abilità prosaica e dialettica, oltre al forte senso della giustizia che caratterizza questo giornalista; attitudine che dovrebbe essere presa come esempio da chiunque lavori nel campo dell’informazione. Non resta che augurare buon compleanno a un libero professionista che ha fatto della sua pungente critica uno strumento di informazione e confronto impossibile da ignorare.

Francesco Carucci per MIfacciodiCultura

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