Yves Saint Laurent

Yves Saint Laurent: apre il museo parigino dedicato all’uomo fragile che creò la donna moderna

Yves Saint Laurent e Pierre Bergè

Yves Saint Laurent e Pierre Bergè si incontrarono per la prima volta nel 1958, al funerale di Christian Dior. Ventun’anni il giovane e timidissimo delfino della moda francese, catapultato e più tardi inghiottito in un mondo che l’avrebbe usato e tradito, troppo crudele per un uomo che «sembrava avesse uno strato di pelle mancante. Era molto sensibile a qualsiasi cosa stesse accadendo e sentiva tutto molto, troppo intensamente». Ventotto anni il socialista nato in una famiglia laica che si sarebbe battuto per i diritti degli omosessuali e per la giustezza dell’eutanasia; aspirante scrittore convertitosi poi in uomo d’affari e politico impegnato – deciso a non vivere solo nell’ombra del nome del proprio amato.

Si conobbero per la prima volta e immediatamente decisero che non si sarebbero mai più lasciati. Ma, questa, non è una fiaba per bambini. Non è l’amore perfetto. È l’amore vero; quello che li ha portati ad essere l’uno compagno della vita dell’altro – quando era la cosa giusta da fare. Bergè è stato amante, amico, complice, mentore e padre. È stato tutto quello di cui Yves aveva bisogno, nel momento giusto. Ha creduto in lui e ha trasformato la sua fragilità in un impero di moda moderno. Una vita intera al servizio dell’amore e della bellezza. E l’ultimo, grandissimo atto di amore è un museo, anzi due, per celebrare il genio dell’uomo che ha creato la donna moderna, liberandola dagli stereotipi e rendendola potente, proprio come un uomo.
Un regalo dolcissimo, da Pierre a Yves.
E, fortunatamente, anche a tutti noi.

Il primo dei due musei dedicati ad Yves Saint Laurent ha aperto a Parigi lo scorso 3 ottobre: il Musée Yves Saint Laurent Paris è un’occasione unica per vivere il genio della moda moderna proprio nella villa parigina in cui per tre decenni ha lavorato alle sue collezioni – e ha scardinato il modo di pensare la moda e la figura femminile.
«Coco Chanel ha liberato le donne, ma Yves Saint Laurent ha dato loro il potere», ha detto una volta Pierre Bergè e lo ha fatto in tantissimi modi diversi: appropriandosi dei simboli del guardaroba maschile – giacche, smoking e completi – e riadattandole al corpo femminile, vestendo le donne per sé stesse, e non nell’ottica del soddisfacimento di uno sguardo maschile. Perché la rivoluzione può iniziare anche dalle piccole cose – come ci ha insegnato la minigonna. «Avevo notato che gli uomini erano molto più sicuri di sé nei loro vestiti», ha commentato Yves Sain Laurent in una rara intervista. «Così ho pensato ai pantaloni, agli smoking, ai trench coats per dare anche alle donne lo stesso potere». E tutto questo potere, tutta questa innovazione ed immensa empatia risiede proprio lì, nel museo. Il primo al mondo a risiedere in una maison de couture.

All’ingresso del museo si è accolti dal volto di Yves elaborato da Andy Warhol, poi inizia il viaggio nella mente creativa dello stilista, attraverso luoghi ed epoche diverse. Dall’Africa, alla Spagna, all’Asia, alla Russia: tutto ispirava l’enfant prodige della moda francese, anche se «i miei viaggi più belli li ho fatti con i libri, sul mio divano, nel mio salone», amava ripetere. E non solo: moltissime le incursioni in epoche diverse – dal medioevo, all’800, all’ispirazione tipicamente chaneliana degli anni ’30 – e nell’arte. Grandissimo appassionato, Yves Saint Laurent costruì con Pierre Bergè una delle collezioni di arte più vaste e preziose, da cui amava trarre ispirazione per le proprie creazioni: Picasso, Mondrian, le meravigliose gonne Matisse e il corpetto ricamato con i girasoli di Van Gogh.

Un museo, quello aperto a Parigi, che non intende rimanere statico, sempre uguale a sé stesso, ma vuole cambiare e proporre, poco alla volta, tutto l’immenso lavoro del ragazzo timidissimo che ha scosso Parigi dopo la morte di Dior. Una collezione permanente e poi tante mostre temporanee, ognuna dal tema ben specifico; un piccolo tassello della vita di Saint Laurent.

Il cuore del museo è lo studio di Yves, rimasto esattamente come nel 2002, anno della sua morte. La scrivania decorata dalle foto del suo cerchio di amici e del suo cane Moujik e una parete completamente specchiata, per poter vedere le modelle e i vestiti da tutte le angolazioni. Gli occhiali tartarugati dalla montatura pesante ancora appoggiati sul tavolo, così come gli schizzi e i disegni. Tutto dà una fortissima idea di intimità, quasi come se ci fosse stato concesso di entrare nella sua mente e nella sua anima che, in lui, non avevano alcuna distinzione.
C’è la stanza dei bijoux, una parete di gioielli, ognuno racchiuso in una piccola teca. Ci sono gli accessori, i disegni di Saint Laurent e, in video, ci sono le testimonianze degli impiegati che per decenni hanno lavorato con lui in quelle stanze.

E c’è, soprattutto, tantissimo amore.
Quello di Yves per le donne della sua vita e quello di Pierre per Yves. Che disse: «avendo aiutato tutta la mia vita Yves Saint Laurent a costruire il suo lavoro, volevo solo che restasse nel tempo». E ce l’ha fatta, anche se è morto l’8 settembre 2017, poco meno di un mese prima che il suo sogno diventasse realtà. Dieci giorni prima di morire ha detto a Madison Cox, suo ultimo compagno, che sarebbe morto completamente in pace con sé stesso. Perché aveva già preparato tutto. Tutto per il suo ultimo regalo a Yves, uomo fragile che ha amato e protetto da sé stesso per tutta la vita. Nelle Lettere ad Yves Saint Laurent scrisse:

La tua assenza mi assale in qualunque luogo, in qualunque momento. Eri onnipresente e lo sei ancora. Non ti parlo di un’assenza metafisica bensì di un’assenza fisica. Assenza presente. Come un ossimoro. So che mi capisci, tu che ti sei tanto spesso allontanato dalla vita, che hai messo tanta distanza tra te e la realtà. Era un gioco che facevi? È lecito chiederselo. Ognuna delle tue collezioni provava invece che il tuo sguardo sul mondo non si era smarrito, che avevi visto tutto, capito tutto. Dietro i tuoi occhiali da miope, nascondevi la verità, ma noi, noi due, avevamo i nostri segreti per farla emergere

 E oggi l’ultimo atto d’amore.
Da Pierre ad Yves.
Da Yves a tutti noi.

Paola Marzorati per MIfacciodiCultura

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By on ottobre 12th, 2017 in Articoli Recenti, Style

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