Ritrovato il primo racconto di Hemingway: è giusto analizzare fonti inedite?

Il primo racconto di Hemingway

È recentemente venuto alla luce il primo racconto di Ernest Hemingway. È stato ritrovato a Key West, in Florida, dove il celebre scrittore americano trascorse gli ultimi anni della sua vita. Le modalità in cui è stato ritrovato sono molto particolari: è successo in seguito all’arrivo del devastante uragano Irma, che ha però lasciato in pace la casa dello scrittore. In realtà il prezioso manoscritto era già stato individuato nel maggio scorso dallo scrittore Brewster Chamberlin e Sandra Spanier, direttrice dell’Hemingway Letters Project. I due lo avevano trovato negli archivi della famiglia Bruce, molto amica di Hemingway, tuttavia, solo in seguito all’uragano, hanno scelto di divulgarlo.
«Partiamo per un viaggio in Europa». Inizia così questo racconto di quattordici pagine, senza titolo, che Hemingway scrisse a dieci anni. Narra di un fantasma che una volta l’anno lascia la sua tomba per tornare in Irlanda, ed è inframmezzato da lettere ai genitori e voci di diario.

Quando abbiamo iniziato a leggere abbiamo capito che si trattava del primo tentativo di scrittura di finzione di Hemingway

dice Sandra Spanier. Infatti, analizzando questo racconto, è stato riconosciuto che sono già evidenti alcune delle caratteristiche stilistiche proprie di Hemingway: la più evidente è sicuramente quella di mescolare con realismo la cronaca e la fantasia. La concentrazione a questo punto si focalizza su un discorso in particolare: sull’importanza della scoperta delle fonti inedite. Nella loro rarità, rappresentano infatti degli oggetti-chiave per ricostruire la vita di una persona. Non necessariamente di un personaggio illustre: farebbe piacere a chiunque ritrovare, a distanza di anni, uno scritto o una foto che era stata completamente dimenticata. Ovvio che, se il ritrovamento è connesso a un celebre pittore, regista o scrittore, come in questo caso Hemingway, l’oggetto acquisisce per forza di cose una rilevanza eccezionale. Ritrovare un inedito, ci può aiutare anche a ricostruire quel processo che gli inglesi chiamano making of, il percorso che ha portato alla realizzazione di un lavoro. Nulla di più affascinante. Cercare di ritrovare le parti che compongono il tutto può anche aiutarci a capire, seppur in modo marginale, la mente di un autore. Tuttavia, per quanto affascinante, il discorso circa l’inedito è anche opinabile.

Esempio di Making of dalla bozza del cast de Il padrino

Se uno scrittore ha deciso deliberatamente di non voler pubblicare un determinato testo, è giusto allora non tanto renderlo pubblico, quanto analizzarlo minuziosamente? Il discorso diventa etico. Se da un lato possiamo trovare informazioni preziosissime riguardo una biografia, dall’altro probabilmente andiamo a intaccare la sfera privata di un uomo che mai avrebbe voluto mostrare al pubblico quel lavoro. La curiosità dei posteri spinge però a farlo. Ma forse ricostruire l’identità di un personaggio resta un lavoro importante da svolgere. E per farlo la fonte inedita può essere risolutiva, e forse il discorso etico, in un’ottica simile, perde di significato.

In Hemingway sono stati riscontrati addirittura dei punti di convergenza tra il bambino di dieci anni che ha scritto quel racconto senza titolo e lo scrittore celebre che ha dato alla stampa libri come Il vecchio e il mare, Addio alle armi, Per chi suona la campana. Analizzare le fonti storiche ai fini della scoperta di un personaggio è imprescindibile, ma talvolta le scoperte possono anche essere esaltate. Continuiamo sull’esempio del racconto di Hemingway: è da considerare come l’inizio del percorso di un predestinato, o semplicemente come lo svago di un bambino che aveva solo dieci anni?

Forse è meglio non saperlo.
Alcune domande è meglio che restino senza risposta.

Francesco Dalla Casa per MIfacciodiCultura

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By on ottobre 12th, 2017 in Articoli Recenti, BOOK Crossing, Society

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