Leonardo e gli anagrammi nel ritratto di Ginevra Benci

#EtinArcadiaEgo – Leonardo e gli anagrammi nel ritratto di Ginevra Benci

Uno dei più incredibili enigmi del panorama artistico sembra sia stato risolto e la soluzione ha lasciato tutti a bocca aperta, dagli addetti ai lavori agli appassionati. La ricercatrice italiana Carla Gori ha studiato a lungo il Ritratto di Ginevra Benci, dipinto da Leonardo da Vinci nel 1475, ed ha scoperto che dietro a un semplice motto di tre parole c’era molto ma molto di più: una storia, una vicenda amorosa finita in lacrime, un marito crudele e un amante che si strugge per la donna che gli è stata portata via. Parrebbe un film drammatico all’americana e forse non è un caso che questo quadro ora sia esposto proprio lì, alla National Gallery di Washington.

La cronaca storica ufficiale dietro al Ritratto di Ginevra Benci è piuttosto semplice: Amerigo Benci, padre di Ginevra, commissiona a Leonardo un ritratto della figlia in occasione delle sue nozze con Luigi Bernardo Nicolini. L’artista consegna il dipinto a circa un anno dalla commissione. Ad oggi, il Ritratto di Ginevra Benci è conosciuto anche come Dama Liechtenstein, poiché rimase tre secoli nella collezione dei principi di Liechtenstein. Insomma, nulla di particolarmente eccezionale: un bellissimo ritratto (Vasari lo elogia per la somiglianza con la reale Ginevra) ma apparentemente senza la cornice di mistero che spesso e volentieri accompagnano Masaccio, o anche lo stesso Leonardo, in molti altri ambiti che il suo eclettismo scientifico-artistico lo portava a esplorare e in numerosi altri casi.

Tuttavia, girando il quadro la storia prende una piega ben diversa. Sul retro del dipinto troviamo qualcosa di particolare: una ghirlanda di ginepro decorata con il motto latino virtutem forma decorat. Questo detto è la chiave di uno dei più appassionanti enigmi dell’arte. Pensare che non sembra poi un motto di chissà quale indole misteriosa: celebrare la castità e la virtù della donna era normale nei ritratti e nelle opere rinascimentali, soprattutto nei termini qui descritti. In fondo, non è altro che una resa più poetica di le donne migliori sono belle dentro, ecco. Ma se virtutem forma decorat non è che un banalissimo motto tipico, perché metterlo dietro la tela?

Proprio da questa domanda sono partite le indagini dei ricercatori. Motivazioni di carattere estetico o logistico non convincono, e Leonardo non era persona da fare nulla per nulla. Di certo, era legata al soggetto rappresentato: Ginevra Benci. Così, si è iniziato a considerare chi fosse realmente e sono venute alla luce vicende molto interessanti. Innanzitutto, la presenza di un altro uomo nella vita della giovane: si tratta di Bernardo Bembo, ambasciatore veneziano con cui la giovane intrattenne una relazione. Curiosità saltata fuori: lo stemma del Bembo era proprio una ghirlanda di ginepro. Insospettiti da una pista così particolare, i ricercatori hanno analizzato la scritta ai raggi X e il risultato è stato stupefacente: sotto, nascosta, la frase virtus et honor, il motto proprio del Bembo.

Tutto questo sarebbe già più che sufficiente per una vicenda affascinante, ma Leonardo era un genio e non poteva fermarsi a metà strada. Lo sapeva bene Carla Gori, la ricercatrice che ha curato il progetto, che ha scelto di andare avanti. E quello che ha scoperto rasenta il fantasy. Dal motto originale derivano cinquanta anagrammi in latino, tutti incatenati fra loro, che raccontano la triste storia di Ginevra e del suo innamorato. La chiave per risolvere il mistero era proprio il ginepro, da aggiungere in traduzione latina iuniperus alla fine di virtutem forma decorat. Leonardo era un vero cultore degli anagrammi e proprio questa passione ha insospettito la ricercatrice, che si è buttata nel più classico dei tentiamo la sorte. Sorte benigna: la scoperta è una delle più clamorose del nostro tempo.

Non altrettanto favorevole fu per gli amanti: gli anagrammi raccontano la tristezza con cui Ginevra fu relegata nel letto di un uomo che disprezzava, che aveva trasformato il suo letto nuziale in letto di morte. Il tutto è ancora più straordinario perché la storia anagrammata è perfettamente lineare alla vicenda storica: Ginevra Benci era disprezzata dal marito perché cagionevole (non a caso Leonardo la dipinge pallidissima). L’identificazione del Bembo con l’amante, definito poeta, nobile, erudito, è immediata e lo è altrettanto quella del marito, chiamato ladro e usurpatore. Un amore, quello fra Ginevra Benci e il Bembo, destinato a restare nella storia, nascosto dal retro di un quadro.

Luca Mombellardo per MIfacciodiCultura

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By on ottobre 12th, 2017 in Articoli Recenti, Visual & Performing ARTs

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