Werner Bischof

La realtà così com’è: ai Tre Oci il fotografo Werner Bischof

Una madre allatta al seno il figlio il più a lungo possibile per salvarlo dalla denutrizione, 1946

Dall’isola della Giudecca tre occhi guardano Venezia: sono le grandi finestre ogivali della Casa dei Tre Oci, il palazzo veneziano realizzato nel primo Novecento, oggi dedicato ad ospitare mostre fotografiche di artisti contemporanei. In questa splendida architettura in stile neogotico, fino al 25 febbraio 2018, il fotografo svizzero Werner Bischof (Zurigo, 1916 – Ande, 1954) sarà protagonista della mostra Werner Bischof. Fotografie 1934-1954, curata dal figlio Marco e organizzata da Fondazione di Venezia e Civita Tre Venezie, in collaborazione con Magnum Photos e con la Werner Bischof Estate.

Il percorso espositivo presenta 250 fotografie che raccontano i più importanti reportages del fotogiornalista, conducendoci negli angoli più remoti della terra, dall’India al Giappone, dalla Corea all’Indocina fino ad arrivare a Panama, in Cile ed in Perù.

Chi ama la fotografia non potrà perdere questo appuntamento con gli scatti del grande fotoreporter svizzero, membro dell’agenzia Magnum Photos a partire dal 1949, il cui tragico destino è strettamente legato al fondatore della Magnum, l’altro gigante della fotografia del Novecento, Robert Capa. Werner Bischof muore infatti il 16 maggio 1954 in un incidente stradale nelle Ande, nove giorni dopo Robert Capa salterà in aria su una bomba anti-uomo in Indocina. Due vite dedicate alla passione per la fotografia, all’amore per la vita e alla scoperta di diverse realtà si rincontrano nella regione del Veneto in due grandi esposizioni: questa presso la Casa dei Tre Oci a Venezia e Robert Capa Retrospective che fino al 22 gennaio 2018 sarà ospitata al Museo Civico di Bassano del Grappa.

Donne cham tornano dal mercato a Barau, Indocina 1952

Quello di Werner Bischof è però un lavoro unico, che non trova confronti nel panorama artistico del suo tempo: definito come il “fotografo che non volle essere un reporter”, egli voleva tenersi lontano dalla fama che derivava dagli scatti sensazionali, perché ciò che gli interessava era raccontare la realtà così com’è.

In un periodo storico (1934-1959) segnato da guerre, devastazioni e povertà, lui ritrae la quotidianità delle persone, i volti, i luoghi della vita di quegli anni.

Davvero io non sono un fotogiornalista. Purtroppo non ho alcun potere contro questi grandi giornali, non posso nulla, è come se prostituissi il mio lavoro e ne ho davvero abbastanza. Nel profondo del mio cuore io sono sempre – e sempre sarò – un artista.

Cosa troverete in questa mostra? Racconti, storie di uomini, donne e bambini diversi tra loro, provenienti da luoghi lontani, eppure così simili nelle espressioni, nei gesti, nei sorrisi e nelle lacrime: gioie e dolore… un susseguirsi di emozioni colte nel momento perfetto.

Genova, 1946: “No alla guerra”

L’armonia delle composizioni e la naturalezza con cui i soggetti sono immortalati è di forte impatto:

«Non è difficile fare delle belle foto in un momento come questo, basta avere il senso della composizione» diceva Werner Bischof, non riconoscendo la profonda sensibilità con cui riusciva a trovare questo senso della composizione.

Un esempio esplicativo lo racconta lui stesso nelle lettere alla moglie Rosellina Mandel: giunto nel villaggio indocinese di Barau, un luogo che sembrava essere estraneo al tempo e alle guerre, la popolazione lo rifuggiva, chiudendo porte e finestre per non incontrare l’obiettivo della sua macchina fotografica. Con pazienza e forza di volontà il fotografo svizzero è riuscito però a conquistarsi la fiducia dei bambini del villaggio, disegnando per loro e condividendo il tempo delle giornate della comunità: «Voglio fare una storia che contrasti con la guerra che infuria tutto intorno».

Le immagini di Bischof appartengono al mondo della “fotografia autentica”, ritraggono momenti consueti della vita, con un riguardo per l’umanità che rende questo fotografo un vero e proprio artista.

Werner Bischof. Fotografie 1934-1954
A cura di Marco Bischof
Casa dei Tre Oci, Venezia
Dal 22 settembre 2017 al 25 febbraio 2018

Marta Previti per MIfacciodiCultura

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By on ottobre 11th, 2017 in Articoli Recenti, Mostre, Visual & Performing ARTs

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