Terrorismo jihadista e femminicidio nell’epoca della tecno-scienza.

0 948

Terrorismo jihadista e femminicidio nell’epoca della tecno-scienza

In un recente articolo del Corriere della Sera, il filosofo Emanuele Severino analizza, attraverso la riflessione sulla tecno-scienza, i temi del terrorismo jihadista e della violenza sulle donne.
Severino si dedica da tempo alla speculazione sulla civiltà della tecnica: nel mondo capitalista tutto ruota intorno alla tecno-scienza, che da mezzo per l’arricchimento qual era si è trasformata in fine:

tutti coloro che intendono servirsene sono destinati a diventare suoi servitori, cioè a volere la sua potenza e ad abbandonare e vanificare i loro intenti iniziali

Questa considerazione, che può suonare come una profezia apocalittica, in questo caso ci regala un barlume di speranza. Si guardi al processo di emancipazione femminile: secondo Severino, esso procede di pari passo con lo sviluppo della tecno-scienza, perchè le donne rappresentano per essa una forza, anche solo numerica, a cui non si può rinunciare. Quindi, il femminicidio -che è sempre esistito, ma che oggi prende l’aspetto di una lotta tra femmina e maschio, dove quest’ultimo si sente surclassato dalla donna- è destinato a ridursi, schiacciato dalle logiche economiche della società della tecnica.

Ma atti del genere possono essere ricondotti a qualsivoglia logica economico-razionale? Oggi i numeri del femminicidio fanno spavento: quasi sette milioni di donne in vita hanno subito qualche tipo di abuso. Ogni due giorni, in Italia, una donna viene uccisa. Solo l’anno scorso 120 donne hanno perso la vita, vittime di un marito, un compagno o un convivente. Questi dati sono l’aspetto concreto di un fenomeno che non rientra nell’economia di mercato, figlio di un istinto che con la ragione non ha nulla a che spartire.

Analogamente, secondo il filosofo, il furore jihadista è destinato a soccombere sotto la civiltà tecno-scientifica, che nella sua folle marcia spazza via tutti gli ostacoli che incontra, nutrendosi di essi e strumentalizzandoli per la propria crescita. Nessun nemico avrà scampo: il vecchio Dio, le grandi forze della tradizione e i loro sottoprodotti. E il terrorismo jihadista, sottolinea Severino, è appunto un sottoprodotto della religione islamica.

È indubbio che l’elemento religioso, in particolare nella sua “versione radicalizzata”, sia uno dei moventi del terrorismo jihadista: la religione funge da pretesto e da collante per motivare i terroristi nelle loro azioni contro gli infedeli. Queste manifestazioni di violenza estrema derivano anche da un’ erronea -o totalmente assente- operazione ermeneutica sul testo sacro, la cui mancanza è terreno fertile per il fanatismo religioso. Tuttavia, se è vero che la religione è il movente principale dei “cani sciolti”, appartenenti a cellule terroristiche “marginali” anche se terribilmente efficaci, a monte vi sono ben altre motivazioni, di natura politico-economica, che superano ampiamente quelle religiose, a tratti forse strumentalizzate in favore delle prime. Per avere uno sguardo lucido sulle cause politiche ed economiche che hanno contribuito allo sviluppo del terrorismo degli ultimi anni è necessario fare una riflessione sulla politica estera di stampo imperialista portata avanti dall’Occidente ormai da decenni, come rilevava Gianluca Ferrara per il fatto Fatto Quotidiano già nel 2014, in seguito agli attentati di Parigi:

La cruda domanda da farsi è: gli attacchi a Paesi come Afganistan, Iraq, Libia che hanno causato migliaia e migliaia di morti (soprattutto civili) non sono stati atti terroristici? Vinta l’ormai fallace retorica dei nuovi crociati di voler esportare la “democrazia” in Paesi che non l’avevano chiesta, credo sia palese a tutti che le ragioni fossero solo economiche, miranti all’accaparramento dei pozzi di petrolio iracheno e del gas afgano

Riprendendo quanto sostenuto da Severino, la società della tecnica ha creato intorno a sè una serie di resistenze, tra cui il filosofo inserisce il terrorismo jihadista. Come abbiamo appena visto, infatti, tra le cause degli attacchi terroristici all’Occidente vi sono anche le pretese economiche e politiche che esso ha esercitato su quella parte di mondo. Ma davvero questo fenomeno è destinato a soccombere asservito alle logiche della società della tecnica? In prima istanza, come lo stesso Severino rileva, i protagonisti che si combattono sul palcoscenico della storia mutano in continuazione e quelli di oggi sono indubbiamente più “subdoli” e complessi da identificare con certezza. Pertanto individuare nella tecno-scienza causa e allo stesso tempo antidoto alla destabilizzazione planetaria, forse è soltanto provvisorio. Le resistenze formatesi in opposizione alla società della tecnica, di fatto, sono figlie sue: volenti o nolenti, esse si siedono alla medesima tavola del capitalismo e della tecno-scienza, suo braccio armato. Esse pasteggiano (con bocconi molto più esigui o addirttura con gli scarti) dello stesso suo cibo.
Il rapporto che si crea fra società della tecnica e suoi oppositori è quindi troppo controverso e complesso per essere riconodotto ad una lotta fra i più forti e i meno. Inoltre, la tecno-scienza assume i tratti di un’ipostasi, così forte che è in grado di “ipnotizzare” i suoi nemici e utilizzarli  per i suoi fini. Tuttavia, forse è tristemente vero il contrario: siamo ancora noi i padroni e Lei è al nostro servizio: in questo caso non avremmo più scuse.
Francesca De Fanis per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.