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#COGITOERGOSUM – La moltiplicazione del male da Eichmann alla Blue Whale

Il male è uno strano oggetto. Ha una storia tutta sua che si intreccia sin dalla notte dei tempi con quella degli esseri umani. Tuttavia, come ogni storia, anche il male ha dei cicli e delle discontinuità: proprio l’11 ottobre del 1961 iniziava a Gerusalemme il processo ad Adolf Eichmann, il funzionario nazista, una vera cesura nella parabola per una malvagità che da quel momento in poi, con le magistrali parole di Hannah Harendt, si fa «banale».

Adolf Eichmann al processo del 1961

Se per secoli il male si era annunciato nella paura, il Novecento mischia le carte e lo sfuma nelle dimensioni della meschinità e della leva psicologica: è un male diverso, ma soprattutto è un male che si moltiplica nelle sue terminazioni fino a far dubitare dell’esistenza del bene. La civiltà del progresso ha saputo tenere distanti da sé molti idoli dell’antichità, tuttavia non è stata in grado di fronteggiare la radicalizzazione del male. Laddove per Agostino l’oscurità è solo assenza di luce, il nostro tempo sembra invece essere testimone di un buio che non sa più vedere la luce: questo clima mefitico ha connotato la nostra società occidentale trovando nel Secondo Conflitto Mondiale una grande conferma, e continuando a spiralizzarsi fino alla più vicina attualità.

Oggi la malvagità è nell’uomo quanto nelle creazioni dello stesso, tanto che anche gli oggetti nati per assecondare il benessere umano oggi sanno essere nocivi e mortiferi: Internet è in cima all’elenco, con il suo lato oscuro sempre più in maggior risalto rispetto alle potenzialità declinate al positivo (si pensi allo scenario apocalittico della Blue Whale che attanaglia gli adolescenti); le istituzioni dopo un processo di perfezionamento sono entrate in crisi e si stanno ritorcendo contro i popoli; la comunicazione dopo il tripudio delle lettere si sta impoverendo e sta smorzandosi assieme alle connessioni dei soggetti tra cui era solita gettar ponti; i legami si stanno indebolendo in nome di una individualizzazione dilagante; e molti altri atomi sociali sono sulla via del degrado.

Il simbolo della Blue Whale

Il male è multiforme, complesso e sempre più saldo nel nostro mondo: è l’ospite inquietante delle nostre anime, talvolta un’ossessione che non ci permette di essere serenamente lucidi e ci mostra il mondo sempre col filtro dell’indifferenza e della ritrosia. È palesemente un circolo: non appena si crede al male si finisce col vederlo ovunque, col diffidare dell’umano, con l’arroccarsi in se stessi. Avere fede nel male significa rinunciare in parte alla socialità castrando una determinazione naturale della nostra natura umana. La logica del malvagio è unicamente esponenziale, senza soluzione alternativa: chiama a sé altro dolore e la deleteria carrellata dei sentimenti di sfiducia, con esiti nefandi sulle vecchie e soprattutto sulle nuove generazioni.

C’è un antidoto per il male? Con ogni probabilità la miglior cosa che il nostro tempo può fare è incamminarsi alla scoperta dei processi che hanno portato il male sulla scena del cosmo in modo prepotente, così da poterne comprendere le possibilità di reversibilità.

Ammettere una dose di male inferiore nelle nostre vite significa acquistare fiducia, ottimismo e slancio alla vita, con e per gli altri uomini.

Francesco Girolimetto per MIfacciodiCultura

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    By: Francesco Girolimetto

    Francesco Girolimetto, classe 1995, nasce a Ferrara dove frequenta le scuole pubbliche e si diploma al Liceo Classico Ludovico Ariosto nel 2014, nel 2017 viene proclamato dottore in Filosofia presso il dipartimento di Filosofia e Comunicazione dell’Alma Mater Studiorum di Bologna con una tesi dal titolo “Lavorare oltre il lavoro: il problema etico dell’equità e la questione intersoggettiva”. Passa poi per il perfezionamento magistrale all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano dove attualmente studia Gestione del Lavoro e Comunicazione per le Organizzazioni al dipartimento di Scienze Politiche e Sociali.
    Ha anche lavorato a Bologna in qualità di redattore in una casa editrice cittadina, la Persiani Editore srls, e scrive di filosofia per un blog legato all’università di Padova da ottobre 2016.
    In ambito accademico si interessa degli intrecci tra Filosofia e discipline come la Psicologia, la Sociologia e l’Economia umanistica, soprattutto applicate al mondo del lavoro e della ricerca nel campo delle risorse umane.
    Scrive per Artspecialday da gennaio 2016 e ha come scopo quello di mostrare come le domande filosofiche, se condotte in modo analitico, mettano in luce interessanti questioni problematiche che si estendono a tutti gli ambiti dell’esistenza umana. Negli articoli della sua rubrica “Il Vortice Filosofico” le domande hanno sempre peso maggiore delle risposte, come a ricordare che dinnanzi alla domanda sulla vera essenza della filosofia un buon modo di ribattere è definire questa cosa sfuggente come un “pensare che il miglior rispondere sia un vorticoso domandare”.

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By on ottobre 11th, 2017 in Articoli Recenti, L'Editoriale

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