Jean Cocteau: "l'enfant terrible" della letteratura francese

Jean Cocteau: “l’enfant terrible” della letteratura francese

Jean Cocteau: "l'enfant terrible" della letteratura franceseJean Cocteau (Maisons-Lafitte, 5 luglio 1889 – Milly-la-Forêt, 11 ottobre 1963) è l’enfant terrible della letteratura francese: poeta, scrittore, librettista, ma soprattutto regista, egli è riuscito ad abbracciare ogni campo della cultura del suo tempo, quasi fosse un novello Aristotele. Enfant terrible non è una definizione data a caso, in quanto egli fu autore di un romanzo che affronta anche lo scabroso tema dell’incesto, dal titolo Les enfants terribles (“I ragazzi terribili”, 1929).

Nato in un contesto familiare difficile (il padre si suicida a causa della depressione per la mancanza di un impiego nel 1898), Cocteau compie studi irregolari, che poi abbandona per dedicarsi anima e corpo alla vita culturale dell’epoca: pubblica la raccolta di poesie La lampada di Aladino (1909) e fonda la rivista Schéhérazade, che ha tuttavia breve durata. In questo periodo si appassiona al balletto, tantoché il celebre impresario russo Sergei Diaghiliev gli commissiona il libretto dell’opera Le Diable bleu. Già da questo scorcio si può comprendere come Jean Cocteau non fosse isolato, ma anzi era ben integrato nella vivace vita parigina degli anni ’10, una delle più importanti Capitali del modernismo e delle avanguardie in Europa. Non c’è da stupirsi se uno scrittore del calibro di Marcel Proust scrisse a riguardo di Cocteau:

Crepo di gelosia nel vedere come nei suoi straordinari pezzi su Parigi lei sappia evocare delle cose che io ho sentito e che son riuscito ad esprimere solo in modo assai pallido.

Jean Cocteau: "l'enfant terrible" della letteratura franceseLa consacrazione definitiva per l’autore arriva nel 1918, quando scrive Le Coq e l’Arlequin (“Il Gallo e l’Arlecchino”), il manifesto del Gruppo dei Sei, un gruppo di musicisti che si muovono nel solco della tradizione di Erik Satie opposta alla pomposità debussiana e wagneriana. Forte è l’influenza di Nietzsche, soprattutto dell’ultimo Nietzsche, e della sua scrittura aforistica. Sintetizza Cocteau che è necessario recuperare la semplicità delle composizioni di Satie e abbandonare, soprattutto, Wagner, diventato un coacervo di pomposità e pesantezza. È opportuno svolgere due osservazioni: la lezione dei musicisti francesi si pone come risposta nazionalistica a Richard Wagner, il compositore  tedesco che aveva dominato in modo quasi incontrastato la scena musica europea grazie al suo Gesamtkunstwerk (l’opera d’arte totale, che accoglieva dalla musica, alla recitazione, etc.). Inoltre Cocteau e il cenacolo parigino erano dell’avviso che fosse necessario un rappel à l’ordre dopo tanta rivoluzione e affidano la loro critica, paradossalmente, a un altro tedesco, prima amico e poi spietato critico del musicista di Bayreuth, cioè Nietzsche.

Arriviamo così al summenzionato romanzo di Jean Cocteau, cioè I ragazzi terribili. Come ho già detto in precedenza, questo romanzo consegna ai posteri l’immagine di Cocteau come di un enfant terrible per il tema che affronta, cioè l’incesto. Scritto in un contesto difficile (egli si stava curando la sua dipendenza dall’oppio), i protagonisti sono i due fratelli Paul ed Elisabeth. Essi  sono orfani di padre e vivono con la madre malata e, per sfuggire alla difficoltà della vita quotidiana, decidono di vivere nella “camera”, il loro Iperuranio (mi sento di avanzare l’ipotesi che si tratti di una riscrittura del mito della caverna di Platone, dove la vera vita non è fuori, ma dentro). La storia sviluppa complicati intrecci amorosi che si risolvono soltanto nel finale, quando Elisabeth confessa al fratello agonizzante di essere stata gelosa della sua relazione con Agathe. Morto Paul, Elisabeth si spara di fronte a un’Agathe atterrita e sbigottita.
È possibile rilevare un’altra essenziale influenza letteraria su questo scritto, cioè il dramma dell’autore inglese John Ford ‘Tis Pity She’s a Whore (“Peccato che sia una sgualdrina, 1633), dove i due protagonisti, i fratelli incestuosi Arabella e Giovanni, vedono nel loro amore contro natura l’unico modo per raggiungere l’Uno, la perfezione, in un mondo corrotto e depravato.

La Voix Humaine (“La voce umana”, 1930), rappresentato alla Comédie-Française, rappresenta un’anticipazione dell’esistenzialismo sartriano. In scena vediamo soltanto una donna al telefono col proprio amante, una conversazione interrotta più volte e resa angosciante dai tentativi di suicidio della donna. Unica protagonista è la voce eponima, la quale indica la disperazione della donna abbandonata dal proprio amante. 

Jean Cocteau è stato un artista eclettico e aristotelico, che ha attraversato le arti e i decenni, che hanno lasciato un profondo segno nella sua opera. Meriterebbe di essere conosciuto e riscoperto come deve.

Andrea Di Carlo per MIfacciodiCultura

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By on ottobre 11th, 2017 in Articoli Recenti, BOOK Crossing

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