Dante’s Inferno: la mitologia dantesca nella selva delle metropoli

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Dante’s Inferno: la mitologia dantesca nella selva delle metropoli

Dante e la nostra epoca sono davvero distanti?

 Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.

In my place, in my place
Were lines that I couldn’t change
I was lost, oh yeah
I was lost, I was lost
Crossed lines I shouldn’t have crossed
I was lost, oh yeah 

800 anni dopo la nascita di Dante Alighieri, Chris Martin scrive questi versi per esprimere la sua solitudine e il senso di disagio che attanaglia almeno una volta nella vita l’uomo. 800 anni prima della nascita di Chris Martin, Dante Alighieri condensò in una terzina le stesse sensazioni. Ascoltando la canzone sul treno e leggendo i versi a lezione, non ho potuto fare a meno di associarli l’una agli altri. E di pensare a quanto questo modo di sentire sia profondamente attuale.

Certo, se Dante fosse vissuto ai nostri giorni, si sarebbe espresso in modo molto più simile a Chris Martin, ma io penso che avrebbe posseduto comunque la genialità che fece in modo che la sua opera sia letta e amata anche adesso. Per questo, mi sono divertita a immaginare come un adolescente Dante, vissuto nell’anno del Signore 2017, avrebbe immaginato il suo Inferno. Un adolescente che vive in una città affollata, come le nostre; si innamora, soffre, e si arrabbia come noi; è circondato da estremo degrado ed estremo lusso, come tutta la nostra generazione.

LA SELVA. In una metropoli è molto difficile trovare un bosco oscuro e tenebroso come quelli del Medioevo europeo; ai fini del nostro esperimento, un tunnel della metro, un vicolo buio e cieco, anche una piazza ricolma di gente per il giovane Dante possono essere luoghi di profondo smarrimento e paura. A differenza dei ragazzi di una volta, i giovani si sentono molto più soli e alienati che in passato, per colpa delle moderne tecnologie e della complessità del mondo moderno, tanto da non aver bisogno di essere separati fisicamente dalla società per esserlo psicologicamente.

ANTINFERNO. «L’anime triste di coloro/che visser sanza ‘nfamia e sanza lodo». Dopo il Limbo, il luogo dove vagano tutte le anime senza battesimo, eccoci giunti nell’ “anticamera” dell’Inferno, che ospita tutte le anime degli indecisi, persino gli angeli che non hanno saputo scegliere tra Dio e Lucifero. Il nostro Dante millennial collocherebbe qui tutti i gravi indecisi del nostro tempo: non chi al ristorante non riesce a scegliere tra le troppe portate, ma chi – per comodità o pigrizia – non ha votato o voterà a referendum importanti (sto pensando a quello ormai imminente per l’autonomia della Lombardia il 22 ottobre, ma anche a quelli degli anni passati), chi si è ostinato a comprare tutti i modelli di smartphone per essere sempre alla moda, per non rischiare di essere giudicato male dagli altri. Le più gravi forme di indecisione di oggi vanno di pari passo con la dipendenza dal giudizio altrui.

LUSSURIOSI. Quali incontinenti punirebbe «la bufera infernal che mai non resta»? Nelle nostre città trafficate non si trovano più storie d’amore impetuoso come quella celeberrima di Paolo e Francesca. Ora, l’incontinenza sessuale non si esprime nemmeno più in rapporti diretti. Le voglie anche più torbide sono soddisfatte dai siti di pornografia, accessibili a tutti. La folle passione ha ceduto definitivamente il posto alla passione a portata di Tinder o delle chat dei social network, che appagano i più giovani come i più maturi. Di certo, questo sarebbe il canto più breve e desolante dell’Inferno di oggi.

GOLOSI. Nel Medioevo il peccato di gola era particolarmente grave, perché il cibo era poco e chi ne abusava era chiaramente fonte di biasimo per l’opinione pubblica. Curiosamente, oggi la gola è quasi un pregio. Basti pensare a tutti gli all you can eat disseminati in ogni paese e alle grandi catene di fast food. I programmi di cucina spopolano in tv e, al loro fianco, spesso nel medesimo palinsesto, programmi sull’obesità e le operazioni bariatriche. È come se bellezza e benessere convivessero con spreco e bruttezza, contraddizioni insanabili che una volta non si sarebbero nemmeno potute pensare. Ma, tranquilli, Dante avrebbe messo un severo personal trainer a guardia del girone.

AVARI E PRODIGHI. Un altro aspetto unico e drammaticamente insostituibile del nostro tempo è la pacifica convivenza, spesso negli stessi individui, di avarizia e prodigalità. Magari lo stesso uomo che non donerebbe un centesimo a un clochard, è disposto a spenderne migliaia per una macchina, un vestito o un altro oggetto del desiderio. Desiderio personale. Perchè la moderna prodigalità è estrema, sì, ma autoreferenziale.

IRACONDI E ACCIDIOSI. Passando casualmente di fianco a uno stadio o un bar, il giovane Dante non si lascerebbe affatto sfuggire, da ragazzo attento e sensibile quale sarebbe, che molti sono i luoghi in cui la rabbia, anche e soprattutto per motivi futili, esplode e si propaga. Dagli hooligans delle partite di calcio ai camionisti stressati, la rabbia è uno dei sentimenti più comuni ora come un tempo. Altrettanto diffuso è il sentimento di torpore, che stavolta coinvolge per lo più la gioventù. Quanti i ragazzi che non lavorano e non studiano e lasciano che la vita scorra tra una bevuta e l’altra, un’uscita e l’altra. Vivendo una vita alienante e dello stesso colore di un televisore in tilt.

ERETICI. È molto difficile oggi stabilire chi sia un miscredente, data l’estrema varietà del panorama culturale odierno. Si va dagli “eretici” giudicati tali per superficialità, come chi non guarda serie tv o ascolta una band impopolare, ai tristemente imperituri eretici religiosi, fronte che oggi vede schierati in prima linea innumerevoli forze opposte, prima fra tutte la micidiale Isis. Dante qui non avrebbe difficoltà a versificare e a lanciare strali poetici, che sicuramente sarebbero più incisivi dei tweet di Obama.

VIOLENTI. Un altro panorama che purtroppo non ha conosciuto flessioni è quello della violenza. L’uomo del resto ha sempre dato prova di essere efferato contro i propri simili, e persino contro se stesso. Eppure, dei cambiamenti sensibili ci sono stati anche da questo punto di vista. In primo luogo, la caterva di femminicidi degli ultimi tempi coinvolgerebbe sicuramente l’emotività di Dante, femminista ante litteram, che anche nella Commedia trecentesca ha dato ampio spazio a figure di donne maltrattate, da Francesca a Pia de’ Tolomei. Inoltre, il giovane Dante proprio non se la sentirebbe di porre tra i violenti i sodomiti, gli omosessuali. Semmai vi metterebbe gli omofobi! Una delle peggiori forme di violenza di oggi è l’intolleranza di genere (oltre quella religiosa, di cui ho parlato sopra), a cui si aggiungerebbe la xenofobia, altrettanto pericolosa nei moderni tempi di grandi migrazioni etniche.

LE MALEBOLGE. Un altro dei gironi che ha avuto ben poche modifiche, oltre a quello dei violenti e forse anche di più, è quello delle Malebolge, letteralmente delle pozze nei cui baratri si trovano i traditori di chi non si fida. Forse però oggi si porrebbe più attenzione agli ipocriti. L’ipocrisia è un gran male e molto diffuso. Quasi tutti, chi più chi meno, sono “costretti” a essere ipocriti. «Come ti sta bene quel vestito!». Sì, infatti mia nonna potrebbe usarlo come copridivano. «No, non è un problema finire il lavoro a casa, signore». Magari ti prendesse un accidente. Beati i pochi che riescono sempre a dire quello che pensano senza filtri e senza censure! Dante a questo punto lancerebbe l’hashtag #crozzasantosubito!

TRADITORI. Il girone più paradossale di tutti è sicuramente quello più basso, sapete perchè? Perché oggi i traditori di chi si fida di loro sarebbero messi addirittura sopra l’Antinferno. Un esempio per spiegare meglio il concetto: un membro dell’Isis oggi è visto in un’ottica assai peggiore rispetto al classico politico che non mantiene fede alle sue promesse! Questo peccato è ulteriormente svilito da altri due fattori. Il primo è che nella gamma del tradimento ormai intervengono delle componenti minori che nel 1300 non esistevano (gli spoilers, i catfish); il secondo è la scomparsa della prospettiva teologica che impedisce di inquadrare il tradimento come il peggiore dei reati. Quest’ultimo fattore comporterebbe il crollo dell’Inferno di Dante o una cosa ben peggiore: che sul fondo dell’Inferno non troveremmo Lucifero, ma noi stessi.

Chissà se Dante avrebbe scritto la Commedia nel 2017 o se si sarebbe rassegnato di fronte alla difficoltà di inquadrare in un organismo la molteplicità del presente. Tiriamo un sospiro di sollievo per il fatto che Dante sia nato nel XIII secolo. Per il resto, menomale che ci sono i Coldplay.

Giulia Fusè per MIfacciodiCultura

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