Mario Schifano e la Pop Art in Italia

Mario Schifano e la Pop Art in Italia: in mostra a Lecce l’erede di Andy Wahrol

Franco Angeli, Dollari americani

Il Castello Carlo V di Lecce ospita fino al 23 ottobre la mostra Mario Schifano e la Pop Art in Italia, dedicata ai quattro maestri del gruppo denominato Scuola di Piazza del Popolo, artisti di primo piano della storia dell’arte italiana ed internazionale del Novecento: Mario Schifano, Franco Angeli, Tano Festa e Giosetta Fioroni.

Erano giovani, belli, talentuosi e sulle tele dipingevano ad armi pari con la New York della Pop Art dove Andy Warhol muoveva i primi passi per conquistare il mondo.

Così il critico d’arte Ludovico Pratesi definisce quegli artisti “maledetti”, originali epigoni della Pop Art americana che – nella Roma degli anni Sessanta – si riunivano al Caffè Rosati o alla Galleria Tartaruga e che sconvolsero la storia dell’arte italiana reinterpretandola in chiave pop e introducendo simboli dell’immaginario romano.

La Pop Art è una delle correnti artistiche del dopoguerra che hanno rivoluzionato il mondo dell’arte: apparsa in Gran Bretagna alla fine degli anni ’50, attecchisce e si sviluppa poi negli Usa a partire dagli anni ’60 rimbalzando con la sua influenza in Europa. Pop Art è l’abbreviazione di Popular Art, arte popolare, dove con il termine popolare si intende di massa, ovvero prodotta in serie: è un’arte che vuol rappresentare l’immaginario collettivo dell’uomo come consumatore. Nel mondo contemporaneo, dominato dalla società dei consumi, la Pop Art considera superato il concetto di arte come espressione dell’interiorità e dell’istintività, propria dell’Espressionismo astratto. Gli artisti Pop utilizzano le immagini della TV, del cinema, della pubblicità, dei prodotti di largo consumo o di uso comune, elaborandole con tecniche pittoriche o con la scultura. La Pop Art italiana, pur facendo riferimento ai temi della Pop Art americana, riesce comunque ad intraprendere un percorso del tutto originale ed intraprendente. Al centro di tutto c’è dunque Roma, città densa di stratificazioni, di prospettive sul presente e il futuro, vero e proprio laboratorio aperto ai fermenti, anche grazie all’attività di critici come Alberto Boatto, Maurizio Calvesi e Palma Bucarelli. È qui che si svolge l’esistenza e la fervida esperienza artistica dei quattro protagonisti della mostra.

Mario Schifano, Futurismo rivisitato

La sezione principale di Mario Schifano e la Pop Art in Italia ripercorre la straordinaria epopea di Mario Schifano (Homs, 20 settembre 1934 – Roma, 26 gennaio 1998) seguita da eloquenti opere di Franco Angeli, Tano Festa e Giosetta Fioroni. Si parte da due opere del ciclo Paesaggi Anemici, presentato da Schifano alla storica Biennale di Venezia del 1964, e appartenenti alla fase in cui l’artista, dopo il debutto nell’ambito dell’Informale e la fase dei “monocromi”, affronta il tema della memoria. Negli eterei paesaggi anemici, dominati dalla smaterializzazione del colore, il mondo naturale viene evocato attraverso particolari simboli dell’immagine mentale, il ricordo appunto. Ed è sempre la memoria il fulcro tematico del ciclo dedicato al Futurismo in cui Schifano rivisita la storia dell’arte: significativi, in tal senso, il dipinto A la Balla (1963), dedicato a Giacomo Balla, e l’opera Futurismo Rivisitato. Precursore dell’uso delle tecnologia in pittura ed esponente di spicco del cinema sperimentale italiano, Schifano concepisce la superficie pittorica come uno schermo: uno specchio del mondo moderno su cui sfilano immagini della memoria collettiva estrapolate dai mass media, dalla TV in primis: ecco dunque immagini pubblicitarie, ricordi futuristi o propaganda politica.

Mario Schifano, A la Balla

Anche Franco Angeli, dopo il periodo informale, riprende il tema della memoria ed interpreta la superficie pittorica come schermo. Dopo aver trattato la tela con diversi strati di garza e colore, vi inserisce ‒ in chiave polemica ‒ i simboli del potere o della violenza: i dollari americani, l’obelisco e le svastiche sono al centro del suo immaginario. Come un archeologo, capta e riconosce l’importanza delle tracce del passato per sintetizzarle visivamente e riproporle nei suoi quadri. L’opera di Tano Festa, invece, risulta più “oggettuale”: l’artista accoglie con rigore formale gli spunti new-dada. Tra le belle opere in mostra spicca la Persiana Blu, monocromo in acrilico su legno, in cui l’artista sceglie una persiana vera su cui innestare il suo linguaggio pittorico. Un altro dipinto, datato 1969 e composto da sei riquadri, è intitolato Per il clima felice degli anni Sessanta. All’interno campeggiano i nomi di sei artisti: Francesco Lo Savio, Mario Schifano, Franco Angeli, Enrico Castellani e lo stesso Festa. L’argento, poi, costituisce il riferimento cromatico costante di Giosetta Fioroni. L’artista romana elabora un ciclo di tele con immagini d’argento: raffinatissimi volti femminili dipinti con una successione di velature e segni delicati. In esposizione alcune di queste opere rare degli anni Sessanta, in smalto e alluminio su carta.

La mostra è accompagnata da un ricco palinsesto di attività collaterali tra talk, proiezioni, attività didattiche

Mario Schifano e la Pop Art in Italia
A cura di Luca Barsi e Lorenzo Madaro
Castello Carlo V, Lecce
Dal 1 luglio al 23 ottobre 2017

Alessia Amato per MIfacciodiCultura

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By on ottobre 10th, 2017 in Articoli Recenti, Mostre, Visual & Performing ARTs

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