Édith Piaf, la struggente voce del passerotto di Francia

100bAlcune canzoni fanno parte della nostra vita come se fossero state create appositamente per descrivere situazioni o momenti che stiamo vivendo o abbiamo vissuto. Il loro potere, il più delle volte, oltre che dalla musica coinvolgente e dalle parole poetiche è dato dall’interpretazione che ti fa volare come puro spirito, al di sopra della della materiale esistenza. Se vogliamo parlare di una interprete che personifica questa capacità e che sopravvive alla modernità dei tempi, arriviamo a immancabilmente a Édith Piaf. La potenza della sua voce, racchiusa nella malinconia di una gabbia di tristezza, ha dato vita alle sue canzoni, che non sono mai state reinterpretate da nessun altro come da lei: la sua vita intensa e infelice permea ogni accordo e raggiunge il nostro cuore, rapendolo.

Édith Giovanna Gassion nacque a Parigi il 19 dicembre 1915. Forse nata su un marciapiede, forse in un ospedale della città, la vita le fu difficile fin da subito: i genitori erano entrambi artisti di strada, il padre, di origine normanna, era un contorsionista, mentre la madre, di origine italiane e berbere, era una cantante di strada. Non potendosi occupare della bambina, fu dapprima affidata alla nonna materna, che la trascurò, per poi passare alle cure di quella paterna, padrona di una casa di tolleranza, che la accudì e la iniziò al culto di Santa Teresa quando la piccola Édith venne colpita da cataratta, santa alla quale la cantante rimarrà devota per tutta la vita.

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Con Marcel Cerdan e Marguerite Monnot al piano

Nel 1924 torna a vivere col padre, che la fa esibire per strada col nome d’arte Miss Édith e la sua voce le permette già di essere definita phénomène vocal. Durante gli anni della giovinezza forma un duo con Simone Berteaut, la sua sorellastra detta Mômone, che le dedicherà il libro Édith. Mia sorella. A soli 17 anni da alla luce una bambina: tra la giovane età, la vita difficile di strada e l’incapacità di prendersi cura di un neonato, fanno sì che la piccola Marcelle Caroline muoia a soli due anni di meningite.

Édith non ha nemmeno vent’anni e la sua vita è già stata segnata da delusioni e perdite terribili.

Viene notata da Louis Leplée, che diventa il suo  manager e le crea il suo nome d’arte, La Môme Piaf: môme è un termine colloquiale e vezzeggiativo col quale vengono definite le giovani ragazze, mentre piaf deriva dal gergo francese argot e significa passerotto.
Inizia così la scalata della cantante, tutti a Parigi accorrono per ascoltare quell’ugola insanguinata.
Leplée venne ucciso in circostanze poco chiare, forse proprio dall’entourage della cantante, ma all’epoca la questione fu chiusa piuttosto in fretta. Il nuovo impresario diviene Raymond Asso, poeta che inizia a scriverle i primi testi, musicati da Marguerite Monnot, alla quale si devono le note delle canzoni più belle. Asso le permette di incidere la prima canzone nel 1936 dal titolo Les Mômes de la cloche, con il nuovo nome d’arte: Édith Piaf.

edith-piaf_2438717kIl successo arriva repentino e la chanteuse si lega ai personaggi di spicco dell’epoca a partire da Jean Cocteau e  Michel Emer.
La cantante incontra Yves Montand (Ivo Livi, pistoiese, costretto con la famiglia a lasciare l’Italia a causa degli ideali socialisti), subito se ne innamora e lo aiuta ad entrare nel mondo della musica: contemporaneamente al sempre maggior successo di Montand, il legame si spezza.

Siamo nel ’45 ed Édith, ispirata da una Francia appena uscita martoriata dal conflitto mondiale ma motivata a rinascere, scrive le parole del suo capolavoro più celebre: La vie en rose. Dapprima viene incisa da Marianne Michel, ma al successo la porterà la sua autrice. La canzone diventa l’inno della nazione pronta più che mai a tornare ai fasti di un tempo ed Édith Piaf al contempo diventa una diva, gira per il mondo a portare la sua voce perfetta e unica, e in occasione di un’esibizione americana ad ascoltarla ci sono anche Marlene Dietrich e Orson Welles.

Edith Piaf with boxer Marcel Cerdan, her grande amour, in New York, 1940.
Con Marcel Cerdan

Nel 1948 conosce il pugile Marcel Cerdan, sposato, per il quale la cantante perde la testa. Il loro difficile amore viene consumato attraverso un’intenso rapporto epistolare, pur sapendo entrambi che la loro è una storia che non ha futuro, destinata inevitabilmente alla fine. Fine procrastinata il più possibile, finché non si consuma la tragedia: un anno dopo dall’inizio del loro amore, l’aereo sul quale Marcel viaggia, precipita.
Édith è distrutta per la morte del suo amante, ma la sera stessa della tragedia vuole esibirsi comunque, nonostante il dolore: quella sera canta per lui e gli dedica una delle canzoni più struggenti che l’orecchio umano abbia mai udito: Hymne à l’amour. Musicata dalla superba e solita Mannot, le parole della canzone, scritte dalla stessa cantante, risuonano nella sua gola potentissime. Una canzone che parla di un amore disperato, che La Môme canta a voce spiegata, senza risparmiarsi. Nessuna delle centinaia di cover proposte in questi 60 anni hanno saputo pareggiare l’interpretazione e la vocalità ineccepibili del passerotto parigino.

Sempre più famosa e potente, alterna all’incisione di canzoni ormai diventati classici della musica come Le vagabond, Les Amants D’Un Jour, La Foule, e soprattutto Non, je ne regrette rien, al lancio di nuovi cantanti che la avvicinano conoscendo la sua influenza sul mondo della musica, per esempio Georges Moustaki per la quale scrive il testo della celebre Milord, e Charles Aznavour che invece scrive Plus bleu que tes yeux.

Dal 1952 al ’56 è sposata con Jacques Pills, finito questo ennesimo amore fallimentare, diventa la regina del teatro parigino dell’Olympia, salvandone anche le sorti grazie alle sue strepitose esibizioni tra il ’60 e il ’61.

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Con Théo Sarapo

Negli ultimi due anni della sua vita si lega al giovane Théo Sarapo, anche quest’ultimo aiutato da Édith a far carriera nel mondo dello spettacolo (che morirà nel 1970 a soli 34 anni in un incidente stradale), col quale duetta in À quoi ça sert l’amour nel 1962.
Ammalatisi di broncopolmonite e col fisico ormai consumato dalle medicine che aveva assunto per tutta la vita, Édith Piaf muore il 10 ottobre 1963 e viene seppellita nel cimitero parigino di Père Lachaise.

Quello che ha lasciato, l’eredità che ha trasmesso al mondo ha un valore inestimabile. Modello per moltissimi artisti e interpreti, Édith Piaf è ancora oggi un’icona musicale, una musa ispiratrice.
Le sue canzoni sono state ricantate da artisti di tutto il mondo, con arrangiamenti, vocalità, ritmi e suoni originali, e sulla sua vita sono stati scritti diversi libri e girati svariati film, il più noto La vie en rose del 2007, interpretato da una Marion Cotillard da Oscar.

La sua incredibile vocalità e la sua vita tormentata, hanno reso Édith Piaf un personaggio immortale, capace ancora oggi di provocare sincere emozioni oltre che evocare la grandezza e la classe del gusto e della musica francese.

Carlotta Tosoni per MIfacciodiCultura

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By on ottobre 10th, 2017 in Articoli Recenti, Carlotta Tosoni, L'Editoriale, MUSIC

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