#ArtSpecialUNESCO – I paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato

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Dal Parco Nazionale del Cilento ci spostiamo oggi nel Basso Piemonte per scoprire alcuni dei luoghi più belli d’Italia, divenuti patrimonio dell’umanità nel 2014 e famosi per la intensa e pregiata produzione di vino che li contraddistingue. Parliamo dei paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato.

Il Castello di Grinzane Cavour, nel quale visse il Conte Camillo Benso di Cavour, nella prima metà del 19esimo secolo

Se pensiamo che già Plinio il Vecchio e lo scrittore greco Strabone, nei loro scritti, facevano riferimento alla produzione del vino in questa zona del Piemonte, ci sembrerà subito evidente quanto questi luoghi rappresentino, in un arco temporale di circa due millenni, una testimonianza viva ed unica dell’evoluzione del rapporto tra l’uomo e la natura, con riferimento alla viticoltura.

Proprio in ragione delle antiche origini dei filari dei vitigni, che caratterizzano le dolci colline di Langhe-Roero e Monferrato, il valore culturale di questo sito UNESCO si basa non solo sul rapporto sopracitato tra l’attività antropica e la fertile terra, ma anche sul delicatissimo equilibrio tra tradizione e innovazione.

A tal proposito il terzo criterio adottato in seno all’UNESCO per motivare l’inserimento di questo sito nella World Heritage List, recita:

I paesaggi culturali vitivinicoli piemontesi offrono una eccezionale testimonianza vivente delle tradizioni di viticoltura e vinificazione che vantano una lunga storia e che sono state continuamente migliorate e adattate fino ad oggi. Essi testimoniano l’esistenza di un contesto sociale, rurale e urbano estremamente inclusivo e di un tessuto economico sostenibile. Essi includono inoltre una armoniosa molteplicità di manufatti che testimoniano la storia e le attività lavorative.

I paesaggi vitivinicoli del Piemonte si estendono su un’area complessiva di circa 10.800 ettari articolandosi sui dolci pendii delle colline, alternati da piccoli villaggi e affascinanti strutture medioevali.

In particolare questo patrimonio dell’umanità è suddiviso in 6 aree (altrimenti dette componenti) ognuna delle quali dotata di proprie intrinseche qualità che la contraddistinguono da quelle vicine. Sicché, nella Langa del Barolo, attorno alla produzione del famigerato Barolo, vino rosso estratto dal vitigno detto Nebbiolo, ruota tutta la vita economica e sociale di questa zona. Storiche aziende vitivinicole, tra cui sono da menzionare quelle appartenute alla casa Reale dei Savoia e quelle di proprietà della famiglia Falletti di Barolo, sfruttano ancora oggi, con innovativi metodi di coltivazione, i frutti di questa ricca terra.

Nebbiolo, vitigno pregiato dal quale vengono ottenuti vini da invecchiamento di alta qualità

Nella seconda componente, il Castello di Grinzane Cavour gioca un ruolo importante. Infatti nello stesso oltre ad averci vissuto, nella prima metà del 19° secolo, il Conte Camillo Benso di Cavour, il quale si spese molto per le ricerche nel campo dell’enologia, inoltre è ospitato il Museo Etnografico di tradizione vitivinicola della regione, oltre alla prima Enoteca Regionale del Piemonte. E se nelle colline del Barbaresco (terza componente) si produce l’omonimo vino rosso, nella quarta componente, quella denominata Nizza Monferrato e il Barbera, si produce il Barbera, il vino rosso più esportato del Piemonte.

Nella quinta area, detta Canelli e l’Asti Spumante, dalle industrie spumantiere nasce lo spumante d’Asti, che è, invece, il vino bianco italiano più esportato all’estero.

Nella sesta ed ultima componente, quella de Il Monferrato degli Infernot, come è intuibile dal nome della stessa, il vino di provenienza certificata, il Barbera del Monferrato DOCG, è conservato all’interno di particolari strutture architettoniche, gli Infernot appunto, scavate nella Pietra dei Cantoni.

L’interazione tra attività dell’uomo e natura (tante come abbiamo visto le industrie che coprono nella zona tutta la filiera della viticoltura), l’equilibrio tra tradizione e innovazione, la valorizzazione delle antiche tecniche di produzione del vino (basti pensare al Museo Bersano nella quarta componente, che ospita gli antichi attrezzi da lavoro in vigna) l’esportazione di questi vini pregiati in tutto il mondo fanno, dunque, dei vitigni del Piemonte un punto di riferimento nell’ambito dell’enologia internazionale.

Azzurra Baggieri per MIfacciodiCultura

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