Gli amichevoli mostri sotto il letto di Guillermo del Toro

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Gli amichevoli mostri sotto il letto di Guillermo del Toro

Guillermo del Toro
Appunti di del Toro

C’era una volta un bambino messicano con in testa più sogni che capelli. Il suo nome era Guillermo del Toro (Guadalajara, 9 ottobre 1964), eppure mai avrebbe immaginato di sentirselo pronunciare da una sorridente Annette Bening che lo invitava sul palco a ritirare il Leone d’oro. Il bambino, adesso uomo di mezza età, stringe forte tra le mani l’ambito premio consegnatogli per The shape of water e dice:

È la prima volta che uno storyteller messicano riceve questo riconoscimento e voglio dedicarlo ai giovani registi latinoamericani che sognano di lavorare nel genere fantastico.

Che si occupi di film, libri o videogiochi, il lavoro di del Toro è segnato da una spiccata componente favolistica: un po’ bizzarra e a tratti cupa, certo, ma con un finale pieno di speranza. Quasi come la sua vita finora.

Già a otto anni usa la Super8 del papà per filmare alcune scenette, ma il primo vero cortometraggio è Doña Lupe nel 1985. Negli anni successivi si occupa di effetti speciali fino a quando torna alla regia con Cronos, uno dei migliori film horror di sempre. Ci riprova ancora con Mimic, ma le riprese vengono sconvolte da una vicenda in particolare: Federico del Toro, padre del cineasta, viene sequestrato. Immediatamente dopo il suo rilascio l’intera famiglia opta per il trasferimento in California e, nonostante i parecchi anni trascorsi, ancora oggi Guillermo rimpiange la sua Guadalajara al punto da definirsi un “esule involontario”.

Guillermo del Toro insieme a Ron Pearlman, con cui ha collaborato ben sei volte

Non tutti i mali vengono però per nuocere: Guillermo non ci mette molto a conquistare gli States, facendosi (ri)conoscere e apprezzare dal grande pubblico. La sua creatività è indubbiamente solleticata dal genere horror, ma la carica gotica e splatter si intreccia alla storia e al fantastico: da questa combo nasce nel 2001 La spina del Diavolo, il cui successo è confermato dal più noto sequel Il labirinto del fauno. Con tre premi Oscar e il record di maggiori incassi per un film in lingua spagnola, quest’ultimo titolo spalanca definitivamente a del Toro le porte di Hollywood. E da lì in poi il regista non ne sbaglia più una: HellboyPacific Rim e Crimson Peak sono successi di critica e pubblico e anche l’ultimo arrivato, The shape of water appunto, non sembra promettere meno. E non stiamo poi a parlare della mole di progetti a cui ha preso parte come “semplice” sceneggiatore o produttore esecutivo! Ma se tanti sono i lavori che ha portato a termine in questi anni, altrettanti sono quelli annullati o a cui ha dovuto rinunciare (la saga de Lo Hobbit  o il live action de La Bella e la Bestia, per esempio).

L’immaginario di del Toro è popolato da insetti e meccanismi ad orologeria, ma a farla da padrone sono mostri e fantasmi: Frankenstein, Godzilla e Gill-man accompagnano il cineasta sin dall’infanzia e nel corso degli anni tale interesse si trasforma in morbosa curiosità. Così questi esseri vengono studiati per essere meglio compresi da un punto di vista antropologico e sociologico, motivo per cui non sono sempre necessariamente spaventosi.

L’interno della Bleak House

I mostri di Guillermo provano sentimenti, a volte nobili: proprio nella pellicola che ha incantato recentemente Venezia, la delicata protagonista interpretata da Sally Hawkins è affiancata una singolare creatura capace di empatia. A proposito di quest’ultimo personaggio del Toro afferma:

Sono messicano e quindi so cosa vuol dire essere visto come l’altro: questa creatura può essere divina o bestiale a seconda degli occhi di chi la guarda.

Si diceva dell’attenzione verso i fatti storici: sia La spina del Diavolo che Il labirinto del fauno sono ambientati negli anni della dittatura franchista in Spagna e The shape of water ha come riferimento la realtà della presidenza Kennedy. Collocare le vicende al passato consente però a del Toro di guardare al presente: così, lo stesso 1962 finisce per nascondere una velata critica al Trump-pensiero odierno. In realtà il regista è anche affascinato dall’idea di realizzare una sua versione di Pinocchio, dove il burattino è un antifascista in lotta contro Mussolini; tuttavia allo stato attuale il progetto resta ancora un’utopia.

Una scena da Il labirinto del fauno

Oltre alla casa losangelina dove vive con moglie e figlie, del Toro ha bisogno di un luogo dove poter raccogliere le sue numerose idee. LBleak House è un museo delle meraviglie dove il “maestro dei mostri” ha concepito la vicenda narrata nella trilogia di romanzi Nocturna, che ha poi trasposti in una serie TV (The Strain). La Casa è la realizzazione tangibile di uno dei sogni del Guillermo bambino, da sempre appassionato anche a quelle favole che ama ancora raccontare e che non hanno altro compito se non quello di suscitare emozioni profonde in tempi difficili.

Se le cose stanno così, allora…

C’era una volta un bambino chiamato Guillermo del Toro che conquistò la critica alla Mostra cinematografica di Venezia. Un attimo prima di scendere dal palco, con la voce rotta dall’emozione proclamò:

Credo nella vita, nell’amore e nel cinema.

Anna Maugeri per MIfacciodiCultura

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